Reddito di Cittadinanza: Cos’è, Come Funziona e i Requisiti necessari

Reddito di Inclusione, di cittadinanza o minimo garantito? Vediamo di fare chiarezza su cos'è e come funziona il reddito di cittadinanza in Italia

Se ultimamente hai sentito dire molte cose sul reddito di cittadinanza, ma vorresti capirci un po’ di più e non sai bene a chi chiedere, questa guida di Finaria fa al caso tuo.

Cercheremo di capire assieme cos’è il reddito di cittadinanza, andando ad analizzare i pro e contro, i requisiti per accedervi e soprattutto quanto sia attuabile all’interno del nostro contesto nazionale.

reddito cittadinanza

Reddito di cittadinanza significato

Il Reddito di Cittadinanza rappresenta uno strumento di sostegno economico ed è una proposta avanzata durante la campagna elettorale che ha premiato il Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 2018. Risulta comunque doveroso ricordare che questa tematica è stata sin dall’inizio uno dei capisaldi nel programma del movimento dall’inizio della sua attività avvenuta nell’ottobre del 2009.

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Considerando le molte informazioni circolate sull’argomento, è opportuno definire nello specifico il significato di reddito di cittadinanza.

Innanzitutto bisogna chiarire che quello di cui si è parlato sino ad ora non è realmente il reddito di cittadinanza: infatti, il reddito di cittadinanza è un supporto economico universale erogato dallo stato a favore di tutte le persone in possesso della cittadinanza nel paese di residenza, a prescindere dalla propria condizione lavorativa, di vita o di reddito.

Come avrai capito, la possibilità di accedere a questo tipo di reddito non dipende quindi da nessun requisito specifico. Ricchezza o povertà, disoccupazione o meno, non sono discriminanti utili a definire se un cittadino può accedere a questo sussidio. In sostanza, questo strumento che grava direttamente sui “conti pubblici” non può essere garantito facilmente da ogni paese e sicuramente non con queste modalità.

Reddito minimo garantito o reddito di cittadinanza?

Alla luce di questi dati e di quanto sentito durante le elezioni, il termine più appropriato con la quale definire questa forma di contributo è il reddito minimo garantito. Questa forma di reddito è presente da vari decenni in tutti i paesi europei (ad eccezione di Grecia e Italia), quindi per certi versi possiamo affermare che questa tematica sia entrata nell’agenda politica accumulando un discreto ritardo.

Bisogna però ricordare, che da quest’anno in Italia è stato attivato il Rei (reddito di inclusione) un sussidio di disoccupazione, entrato in vigore nel 2017 col Governo Gentiloni che, come vedremo, ha degli elementi in comune al reddito di cittadinanza proposto: ad esempio, vi si può accedere solamente rispettando determinati requisiti economici (di reddito e patrimonio) e seguendo programmi di integrazione lavorativa e sociale.

In buona sostanza, il reddito di cittadinanza proposto dai 5 stelle è una forma di reddito minimo garantito.  Senza voler approfondirne le motivazioni che sono da ricondurre probabilmente al dibattito politico, possiamo affermare che il concetto reddito di cittadinanza sia stato usato impropriamente e in luogo di un termine più appropriato come “reddito minimo garantito”, favorendo quindi un’accezione semantica che non ne rispecchia più le caratteristiche.

homepage caf servizi reddito cittadinanza

 

Fake News sul reddito di cittadinanza

La difficoltà nel chiarire al meglio un tema che ha monopolizzato il dibattito politico, è imputabile anche alla creazione di fake news o comunque di esagerazioni da parte dei media tradizionali. Ad esempio, solo qualche giorno fa abbiamo assistito alla notizia della “raffica di richieste” di reddito di cittadinanza nei CAF di alcune regioni del sud d’Italia, in sostanza, alcuni casi isolati sono stati comunicati quasi alla stregua di un fenomeno di protesta, con assalti agli operatori del CAF per presentare la domanda di richiesta del reddito di cittadinanza.

reddito cittadinanza bufalaInoltre, in internet è “girata” una copia falsificata del modulo per presentare la domanda di reddito di cittadinanza: si tratta di un’ulteriore “bufala”, è bene quindi fare attenzione e verificare sempre la fondatezza delle informazioni.

In ogni caso si dovrà ancora attendere del tempo prima di capire se la proposta fatta durante la campagna elettorale entrerà definitivamente in vigore o meno. In fin dei conti, ad oggi, non si sa neppure a chi Mattarella darà l’incarico di formare un nuovo Governo.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Ricapitolando, il reddito di cittadinanza (Universal Basic Income, UBI) si propone come uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie italiane che si trovano in condizioni economiche disagiate con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

Stando a quanto detto in piena campagna elettorale, il reddito percepito dalle famiglie italiane disagiate verrà integrato con una somma di importo variabile a seconda della composizione del nucleo familiare, quindi, possiamo parlare di “reddito condizionato” dato che, per poter beneficiare del sostegno economico e per presentare l’istanza, si deve essere in possesso di specifici requisiti ad hoc.

L’obiettivo dichiarato dal Movimento è quello di contrastare la povertà, la diseguaglianza e l’esclusione sociale garantendo ai nuclei familiari italiani che non presentano un reddito superiore alla soglia di povertà, la possibilità di beneficiare di un’integrazione salariale.

Chi ha diritto al reddito di cittadinanza?

In sostanza, in base quanto detto sino ad oggi, hanno diritto al Reddito di cittadinanza i disoccupati, tutti coloro che sono attivi nella ricerca di un impiego e tutti i lavoratori che percepiscono uno stipendio di importo esiguo.

Reddito di cittadinanza 2018: requisiti

Come detto anticipatamente, questo sussidio è erogabile solamente previo accertamento di una serie di caratteristiche. In concreto, i requisiti per ottenerlo sono i seguenti:

  • essere cittadini maggiorenni;
  • essere residenti sul territorio nazionale;
  • essere titolari di un reddito annuo inferiore a 7.200 euro;
  • essere disoccupati;
  • percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà.

Ad oggi il Reddito di cittadinanza del M5S non è ancora in vigore e al momento non ci sono novità in merito sebbene sia, come rilevato da Google Trends, uno degli argomenti “più dibattuti” nel Post elezioni 2018.grafico google trends reddito cittadinanza

Nel caso in cui questo strumento entrasse in vigore, al momento della presentazione dell’istanza, sarà necessario possedere un ulteriore requisito per chi è alla ricerca attiva di un’occupazione: l’iscrizione presso un Centro per l’impiego.

In linea con le modalità di altri paesi europei, bisognerà accettare uno dei primi tre lavori eventualmente offerti e garantire 8 ore settimanali del proprio tempo per progetti di pubblica utilità, organizzati nel proprio comune di residenza. Infine, vi è l’obbligo di partecipare a corsi di riqualificazione e formazione.

Tra le novità di questa manovra è utile ribadire che queste manovre saranno rivolte anche a coloro che lavorano part-time e ai pensionati con una pensione inferiore alla soglia di povertà.

Reddito di cittadinanza: importi

Le persone che rispettano questi requisiti potranno accedere al reddito.

In concreto, partendo dai requisiti poc’anzi indicati, il beneficio economico proposto prevederà l’erogazione di un assegno pari a 780 euro al mese, garantendo a tutti gli istanti un livello reddituale superiore alla soglia di povertà ISTAT.

E per chi ha già uno stipendio?

Per chi già percepisce uno stipendio di importo esiguo, invece verrà erogato un assegno “integrativo” rispetto al reddito maturato: ciò per consentire un miglioramento della propria situazione economico-finanziaria. In base alla composizione del nucleo familiare l’importo spettante ai single sarà di 780 euro ovvero pari a 9.360 euro all’anno; nel caso di nucleo familiare composto da genitori ed un figlio di età inferiore a 14 anni si avrà diritto a 1.404 euro al mese, pari a 16.848 euro all’anno.

Le famiglie costituite da un genitore con un solo figlio a carico di età inferiore a 14 anni avranno diritto a 1.014 euro al mese ovvero 12.168 euro all’anno; per i nuclei familiari con due minori spetteranno invece 1.638 euro al mese ovvero 19.656 euro all’anno.

Infine, i nuclei familiari con tre figli di età inferiore a 14 anni avranno diritto a percepire un assegno di importo 1.872 euro al mese ovvero 22.464 euro all’anno.

Dove richiedere reddito di cittadinanza

Nel caso in cui dovesse entrare in vigore questo strumento di sostegno economico per le famiglie italiane, tutti coloro che sono in possesso dei requisiti potranno presentare l’istanza presso strutture preposte territorialmente competenti (i Patronati).

Documentazione necessaria

Per quanto concerne la documentazione utile da allegare all’istanza, è necessario:

  • autodichiarazione attestante i redditi percepiti da parte del soggetto richiedente e da tutti i componenti del nucleo familiare di appartenenza;
  • copia della dichiarazione ISEE;
  • ogni altra documentazione stabilita con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Sui siti internet istituzionali saranno approntati i Modelli ed i form da compilare per inoltrare la presentazione della domanda per richiedere il sussidio di cittadinanza.

Ad esempio, il sito dell’Inps, potrà in futuro (qualora il reddito di cittadinanza entrasse in vigore) mostrare tutti i dettagli utili per la presentazione della domanda.

homepage inps

Una volta presentata l’istanza alle strutture preposte, tramite la consultazione delle banche dati in loro possesso, accerteranno la sussistenza dei requisiti del soggetto istante e del suo nucleo familiare per avere diritto all’erogazione dell’assegno. Successivamente, in caso di esito positivo dell’istanza, INPS predisporrà le modalità di pagamento per procedere con l’erogazione del beneficio economico a tutti coloro che sono in possesso dei requisiti richiesti.

Attenzione: Il Reddito di Cittadinanza è una Previsione Normativa non ancora entrata in vigore

Si tratta al momento di una previsione normativa non ancora entrata in vigore; pertanto, si ricorda che non è possibile ad oggi presentare alcuna domanda e non c’è alcuna ratifica ufficiale per sapere dove richiedere il reddito di cittadinanza.

Chi paga il reddito di cittadinanza?

Rimanendo sempre sulle basi di una considerazione teorica, per capire chi paga il reddito di cittadinanza dobbiamo innanzitutto partire dalla definizione dei costi per le casse dello Stato.

Nello specifico, secondo alcune analisi del settore, si parla di una pressione fiscale superiore al 50%, affinché venga garantito questo tipo di aiuto ad ogni cittadino italiano.

Nel tentativo di rispondere alla domanda su come si finanzia il reddito di cittadinanza e capire quanto potrà costare questa manovra, non possiamo iniziare senza considerare le specificità del nostro paese. Il reddito di cittadinanza, qualora venisse applicato, è una manovra che coinvolgerà tutto il territorio nazionale sia per i costi che per i benefici da erogare e, per quanto concerne la disponibilità data dal denaro pubblico, è utile ricordare che, al contrario di altri paesi come ad esempio la Francia, non tutte le regioni pagano allo stesso modo, e 5 regioni, le regioni a statuto speciale, possono trattenere all’incirca fino al 90% dalle tasse.

In attesa di saperne di più nei prossimi mesi, anche se non abbiamo ancora tutti gli elementi per capire come il prossimo governo riuscirà a trovare i fondi e a garantire una equa redistribuzione di reddito tra il nord e il sud del paese, quanto detto finora dal movimento 5 stelle sul finanziamento del reddito di cittadinanza, può essere riassunto in tre punti:

  1. Il primo punto propone: “un maggior deficit in termini assoluti ma senza aumentare il rapporto deficit/Pil e senza sforare la soglia del 3%”. In concreto, il costo di 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego potrebbero finanziarsi grazie agli effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro, riportando, nello specifico, “almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) alla ricerca del lavoro. Il fine è quello di rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo“.
  2. Il secondo punto riguarda ” gli investimenti produttivi dello Stato nei settori a più alto ritorno occupazionale, senza i quali il reddito di cittadinanza sarebbe una misura monca, poiché non potrebbe offrire ai beneficiari il lavoro di qualità che abbiamo in mente”. L’idea del movimento è disporre almeno il 34% degli investimenti nel Sud Italia, dove i problemi di occupazione e di rispetto del lavoro “in regola” sono radicati da anni. Inoltre, per gli investimenti privati il movimento 5 stelle promuove la “Banca pubblica di investimento” che distribuirà credito a tassi agevolati per le micro, piccole e medie imprese.
  3. In terzo punto è il “salario minimo orario” per “sradicare sfruttamento e precarietà”.

Reddito di Cittadinanza in Europa

E le altre nazioni europee?

bruxelles sede unione europea

Per quanto riguarda l’analisi dei paesi in cui vige il reddito di cittadinanza (inteso come tale, non come reddito minimo garantito), non abbiamo molti elementi al riguardo. Tra i pochi possiamo annoverare l’Alaska: infatti, per chi amasse il freddo e non apprezzasse particolarmente la cucina mediterranea, lo stato americano, oltre a produrre importanti quantità di petrolio, grazie al Permanent Fund Dividend garantisce a ogni cittadino residente da almeno un anno e senza discriminazioni di reddito età o occupazione lavorativa, circa un migliaio di dollari annui (che sfiorarono i 2000 dollari nel 2015).

Sempre guardando all’Europa, per rispondere alla domanda chi ha il reddito di cittadinanza in Europa, possiamo contare alcune recenti sperimentazioni in Finlandia. Nonostante i buoni risultati, il reddito di cittadinanza ha coinvolto solo una piccola parte di popolazione della penisola scandinava. Purtroppo, la sperimentazione non è stata ancora portata a livelli più alti a causa degli alti costi che implicherebbe un reddito di cittadinanza esteso a tutta la popolazione residente.

Altre sperimentazioni sono in corso in Olanda e in futuro si parla anche di Scozia e Francia, ma non possiamo ancora desumere l’efficacia di questa forma di reddito a causa di una applicazione reale ancora molo carente.

Altra cosa è il reddito minimo garantito

Se invece parliamo di reddito minimo garantito, le cose cambiano. Infatti tutte le nazioni europee dispongono del reddito minimo garantito ad eccezione di Italia e Grecia, è possibile trovare le informazioni su alcune delle nazioni Europee che hanno promosso il sussidio in questa tabella:

Nazione Requisiti Single Famiglie
Francia Residenza; Età superiore a 25 anni 499 € 1048 €
Olanda Reddito inferiore a: 5580€ single 11700€ famiglia 679 € 1359 €
Germania Residenza Risorse insufficienti 391 € 1005 €
Spagna Residenza; Reddito inferiore a 5122€; disoccupati tra 45/65anni 532,51 € 532,51 €
Finlandia Reddito inferiore al costo della vita 480 € 1190 €
Irlanda Residenza; Risorse insufficienti. 806 € 1476 €
Gran Bretagna Reddito sotto 20.009€ anno; invalidi e disabili 360 € 900 €
Belgio Residenza 4 anni; Dimostrare volontà a lavorare. 817 € 1089 €

Reddito di cittadinanza: pro e contro

In base a quanto dibattuto negli ultimi tempi al riguardo del reddito di cittadinanza, possiamo individuare pro e contro di questo importante tema. Tra gli elementi positivi, è lecito pensare a una semplificazione a livello d’amministrazione, una maggiore inclusione sociale e un mercato del lavoro che, almeno in parte, potrebbe essere maggiormente flessibile. Per esemplificare, la sicurezza data da un reddito garantito, questo dovrebbe comportare:

  • contratti maggiormente  flessibili;
  • spinta all’attività imprenditoriale.

In aggiunta, si è parlato anche di una sorta di “tutela e libertà dell’individuo” il quale, grazie a questa forma di reddito può aumentare la propria qualità di vita e può staccarsi da certe logiche vicine alla cultura del clientelismo, le quali trovano ampio terreno in contesti di scarsa occupazione lavorativa e di benessere sociale.

Risulta comunque difficile considerare il reddito di cittadinanza come una panacea per tutti i mali: basta chiedersi come funziona il reddito di cittadinanza in Europa (o meglio le forme di reddito vigenti) per capire quanta strada vi è ancora da percorrere per rendere realmente utile questa proposta, in più, anche a causa dei costi molto alti sembra difficile considerarlo un vero rimedio alla povertà.

Difatti, questa proposta elettorale, che nel mezzogiorno ha raggiunto consensi superiori al 50%, oltre a dover ribattere ad accuse legate al rischio disincentivare il lavoro (soprattutto in zone del nostro paese dove la mancanza di occupazione è una piaga consolidata da decenni), deve fare i conti anche con l’impossibilità di applicare condizionalità e limiti temporali all’erogazione del sussidio, per due semplici motivi:

  • l’obbligo di dover accettare un lavoro entro 3 colloqui è difficilmente applicabile;
  • bisogna prima intervenire strutturalmente e creare occupazione laddove il lavoro manca e in cui inoltre, è forte la presenza di lavoro irregolare.

La “promessa” di ritirare il sussidio se non si accettano uno dei primi 3 lavori offerti è uno strumento imperfetto che non offre garanzie, basta guardare ai nostri vicini di casi in Francia o in Germania o Spagna per capire quanto sia difficile controllare e regolare, a seconda del singolo caso, questo tipo di beneficio.

Un’altra critica a questa proposta di reddito riguarda aspetti culturali e sociali del nostro paese.

Questa forma di sostegno, se ben studiata può potenzialmente portare a dei benefici, ma non deve diventare un incentivo all’assistenzialismo fine a sé stesso e deve conciliarsi inoltre, con le finalità insite nella nostra costituzione. Infatti, sappiamo tutti che viviamo in una repubblica fondata sul lavoro, inoltre nell’art.4 si afferma che: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere una attività o una funzione che concorre al progresso materiale e spirituale della società“.

pro e contro del reddito di cittadinanza, dobbiamo partire dal presupposto che non si può abbandonare la cultura dell’impegno e del merito individuale. Oltre a una accurata definizione dei fondi a cui ricorrere, risulta quindi fondamentale procedere a una maggiore definizione di questa forma di reddito al fine di incentivare realmente l’occupazione e la formazione di professionalità e capitale umano. Per poterlo fare è necessario in primis operare con attenzione nella ridefinizione del Centro per l’impiego in quanto vero luogo di incontro tra domanda e offerta di lavoro (come avviene da anni in altri paesi d’Europa) e punto di riferimento del territorio in cui opera. A questo devono fare seguito politiche che incentivino l’imprenditorialità e rispondano davvero alla necessità di migliorare la “cultura del lavoro” del nostro paese.

Reddito di cittadinanza: l’accusa al M5S

Uno dei temi centrali molto dibattuti nelle ultime ore post elezioni 2018 rimane quello del Reddito di cittadinanza e il Movimento 5 Stelle è “accusato” di aver conquistato l’elettorato con la promessa di un contributo mensile per tutti coloro che non hanno un lavoro, per coloro che guadagnano pochissimo e per i pensionati che si trovano al di sotto della soglia di povertà.

Sicuramente la proposta del M5S in piena campagna elettorale dell’erogazione del reddito di cittadinanza è stato il fattore che ha “spinto” buona parte degli elettori italiani a votare il Partito politico risultato vincitore alle Elezioni politiche 2018.

I cittadini residenti nelle Regioni più povere (Meridione e Isole) sarebbero stati “beffati” dalla convinzione che il reddito di cittadinanza fosse già in vigore dopo il risultato ottenuto dal M5S.

Ad oggi Luigi Di Maio cela al popolo italiano che questo strumento di sostegno economico, se entrasse in vigore, potrebbe essere il primo rilevante step di una riforma strutturale in grado di rivoluzionare tutto il mercato del lavoro.

Beppe Grillo, il fondatore del M5S, nel 2016 aveva già avanzato la proposta di introdurre il reddito di cittadinanza indipendentemente dal lavoro ricoperto.

Per Grillo si tratterebbe di un “reddito universale” slegato da qualsiasi obbligo: il reddito di cittadinanza dovrebbe essere riconosciuto a tutti i cittadini in modo tale da consentire di optare sul modo migliore di vivere la propria vita e come impiegare il proprio tempo libero.

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