ETF in positivo, rete più usabile e presale calde: perché Ethereum sta provando a riprendersi spazio e fiducia dopo lo scivolone, con numeri e contesto che meritano attenzione.

Negli ultimi giorni Ethereum è risalito fino a 4.100 dollari dopo il flash crash di venerdì, mentre i flussi sugli ETF sono tornati positivi e il clima generale, pur cauto, sta diventando meno nervoso.
Dopo tre giornate di deflussi, ieri gli ETF su Ethereum hanno registrato 236 milioni di dollari di afflussi netti, un dato che fa pensare a una correzione passeggera e che rimette in discussione le paure della settimana scorsa migliori crypto presale.
Nel complesso, prima di quel capitolo stonato, gli afflussi erano stati positivi per 8 sessioni di fila, con quasi 2 miliardi di dollari entrati nei fondi, segno che l’interesse istituzionale non è sparito, anche se resta suscettibile agli scossoni di breve.
Afflussi, reti e contesto
Sul fronte dei volumi, gli scambi su Ethereum restano sostenuti e valgono circa il 12% della capitalizzazione circolante, stimata intorno a 60 miliardi di dollari, un livello coerente con fasi in cui la community testa supporti e cerca direzione condivisa.
On-chain, l’ecosistema continua a mostrare vitalità: le riserve di stablecoin sulla rete hanno superato i 160 miliardi di dollari, una base di liquidità che di solito anticipa nuovi cicli di utilizzo, on-ramp più semplici e maggiore profondità di mercato.
Un aiuto concreto è arrivato dall’upgrade Pectra, che ha ridotto le gas fee e consente di inviare token ERC-20 pagando la commissione in stablecoin come USDT, soluzione che semplifica la vita e rende l’esperienza più lineare rispetto a Solana e TRON.
Usabilità e segnali tecnici
Sul grafico giornaliero, il 200-day EMA ha fatto da cuscinetto durante la caduta, respingendo i prezzi e favorendo il recupero sopra 4.000 dollari in due sedute, un dettaglio che suggerisce che i compratori sono pronti a intervenire nelle aree considerate “di valore”.
Fin qui il quadro è incoraggiante, tuttavia l’RSI resta sotto la media mobile a 14 giorni, il che indica che il momentum negativo non è del tutto svanito e che servirebbe una spinta chiara per archiviare definitivamente lo spavento della settimana scorsa.
Se quella spinta arriverà, gli obiettivi naturali diventano 4.700 dollari e, in estensione, 5.000 dollari, zone che spesso attirano prese di profitto ma che, se superate con decisione, riaccenderebbero una narrativa più bullish dentro un possibile bull market.
In parallelo, molti investitori stanno guardando oltre il prezzo di oggi e valutano come cambiano le abitudini d’uso della rete, perché commissioni più basse e pagamenti gas in stablecoin di solito aprono la strada a use case più ampi e adozione graduale.
Oltre ETH: il caso Bitcoin Hyper
Intanto, mentre le grandi si rimettono in carreggiata, una novità attira sguardi: Bitcoin Hyper (HYPER), progetto che vuole dare a Bitcoin un vero Layer-2 orientato a velocità, costi contenuti e integrazione di smart contract su infrastruttura compatibile.

L’idea è pratica: portare DeFi, Web3 e applicazioni anche AI-powered vicino a Bitcoin senza uscirne, così da unire reputazione e sicurezza con un ambiente più agile, soluzione che parla sia agli sviluppatori sia a chi cerca efficienza operativa.
L’Hyper Bridge, fa da corridoio sicuro tra la catena “OG” e il Layer-2 alimentato da componenti compatibili con Solana, bloccando BTC in nativo e coniando l’equivalente sull’L2 per muoversi in un ecosistema più scattante.
Presale e adozione potenziale
Sul fronte numeri, la raccolta in presale ha già sfiorato 23 milioni di dollari, mentre oltre 1 miliardo di token risulta impegnato in staking, indicatori che raccontano una trazione iniziale non banale, favorita anche dal supporto di wallet ed exchange.
L’acquisto in presale è piuttosto lineare: si collega il wallet al sito ufficiale, si usa USDT, SOL oppure carta, e si accede al prezzo scontato, meccanica tipica dei collocamenti che premiano chi entra presto ma che richiede sempre prudenza e diversificazione.
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