Dogecoin torna sotto i riflettori a febbraio 2026, scambiando a $0,1019 con un calo giornaliero del 5,23%, mentre alcuni analisti ipotizzano una fase di accumulazione on-chain simile al setup del 2021. Il movimento avviene in un contesto di debolezza generalizzata: Bitcoin a $70.457 (-7,65%) ed Ethereum a $2.084,75 (-7,81%), con RSI giornalieri in area 35–38 che segnalano ipervenduto di breve periodo. Sullo sfondo, la combinazione di politiche monetarie restrittive e tensioni geopolitiche mantiene alta l’avversione al rischio per gli investitori europei.

L’indice Fear & Greed crypto resta in “paura estrema” a 12 punti, mentre la dominance BTC al 56,7% limita l’afflusso di capitali verso asset più speculativi come DOGE. I volumi spot su Dogecoin sono scesi del 18% su base settimanale, segnale di partecipazione ridotta ma anche di possibile consolidamento. In questo scenario, il mercato valuta se l’attuale fase rappresenti solo una correzione o l’inizio di una costruzione di base più ampia.
Cosa sta succedendo davvero a Dogecoin?
Per accumulazione si intende una fase in cui grandi detentori incrementano le posizioni durante periodi di debolezza dei prezzi. I dati on-chain mostrano che la supply di DOGE sugli exchange centralizzati è scesa di circa l’1,8% nell’ultimo mese, mentre gli indirizzi con oltre 10 milioni di DOGE hanno aumentato le riserve del 2,3%. Questo comportamento ricorda dinamiche osservate nel 2021, prima del rally verso il massimo storico di $0,73.
Un elemento ricorrente resta il fattore Elon Musk, spesso capace di influenzare il sentiment più dei fondamentali. Al momento non esistono conferme operative o sviluppi di prodotto legati a DOGE, ma il solo ritorno di speculazioni su Musk alimenta volatilità. Per l’investitore italiano, questo implica un profilo di rischio elevato, poco allineato a logiche di lungo periodo.
Implicazioni di mercato e confronto con Ethereum
A differenza di Ethereum, Dogecoin non beneficia di metriche DeFi strutturali come TVL o volumi DEX. Nell’ecosistema ETH, il TVL resta sopra i $45 miliardi nonostante il calo dei prezzi, con prestiti in essere su Aave superiori a $9 miliardi e gas fee medie tornate sotto i 20 gwei. Questo evidenzia come il flusso di capitale istituzionale preferisca infrastrutture con utilizzo reale rispetto a narrative puramente speculative.
Anche sul fronte istituzionale, i flussi ETF restano concentrati su BTC ed ETH, mentre non esistono prodotti regolamentati su DOGE né negli USA né in Europa. In ottica MiCA, l’assenza di un chiaro modello di governance o utilità potrebbe limitare l’interesse di intermediari UE. Chi cerca esposizione “beta” al mercato tende a privilegiare asset con maggiore profondità e trasparenza.
Rischi e livelli chiave da monitorare
Il contro-argomento principale è che l’attuale accumulazione possa rivelarsi temporanea. Dal punto di vista tecnico, DOGE trova un supporto primario a $0,095 e uno più profondo a $0,082, livelli che se violati invaliderebbero la tesi costruttiva. La resistenza resta in area $0,12–0,13, dove passa la media mobile a 50 giorni.
Per gli investitori italiani intermedi, comprare Dogecoin resta una possibilità di esposizione su un asset ad alta volatilità, più adatto a strategie tattiche che a portafogli core. Monitorare le previsioni prezzo su Dogecoin e confrontare i segnali di accumulazione con quelli di asset più maturi può aiutare a distinguere opportunità reali da semplice rumore di mercato.
In sintesi, DOGE a $0,10 si muove tra accumulazione selettiva e rischi macro persistenti. Finché il mercato resta dominato dalla cautela e da politiche restrittive, la sostenibilità di un rally dipenderà più dai dati che dalle narrative.
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