La maggior parte degli investitori istituzionali resta rialzista su Bitcoin, nonostante l’elevata volatilità del quarto trimestre abbia cancellato quasi un terzo del valore dell’asset dai massimi recenti.
Un nuovo sondaggio condotto da Coinbase Institutional e Glassnode rivela che il 70% delle istituzioni considera BTC sottovalutato, anche dopo la discesa dai massimi di ottobre. Nel dettaglio, Bitcoin è passato da oltre 125.000 dollari (inizio ottobre 2025) a circa 90.000 dollari a fine anno. La stessa convinzione è condivisa anche dal 60% degli investitori non istituzionali.
I risultati arrivano da un’indagine trimestrale su 148 investitori globali, divisi tra 75 istituzionali e 73 non istituzionali, svolta tra il 10 dicembre 2025 e il 12 gennaio 2026.
Nonostante l’evento di liquidazioni di ottobre, che ha scosso i mercati altcoin e ridotto la leva su molte piattaforme derivati, la maggioranza degli intervistati non ha abbandonato il mercato, ma ha mantenuto o addirittura incrementato l’esposizione alle criptovalute.
In particolare, circa il 62% delle istituzioni e il 70% dei non istituzionali dichiara di aver mantenuto le allocazioni o aumentato la propria esposizione netta long dall’evento di ottobre.
Cresce il sentiment bearish, ma non domina il posizionamento La percezione del ciclo di mercato è cambiata sensibilmente durante il trimestre.
Circa il 26% delle istituzioni e il 21% dei non istituzionali ritiene ora che il settore crypto sia entrato nella fase di “markdown” tipica di un bear market, in forte aumento rispetto al precedente sondaggio (solo 2% e 7%).

Bitcoin è sottovalutato secondo le istituzioni – grafico Coinbase Institutional
Fonte: Coinbase Institutional
Questo cambio di prospettiva riflette il peso del deleveraging di ottobre, che ha visto l’Altcoin Season Index crollare e molti token mid-cap incapaci di recuperare i guadagni del terzo trimestre, nonostante negli Stati Uniti siano stati lanciati diversi ETF spot su altcoin.
Detto questo, l’aumento delle opinioni pessimiste non si è tradotto in vendite generalizzate. La maggioranza degli investitori ha mantenuto la posizione e, soprattutto, la view su Bitcoin resta costruttiva.
“Abbiamo una visione costruttiva per il Q1 2026”, ha scritto David Duong, Head of Research di Coinbase, nel report. “Riteniamo che i mercati crypto stiano entrando nel 2026 in uno stato più sano, con l’eccesso di leva eliminato dal sistema nel Q4.”
La dominanza di Bitcoin è rimasta abbastanza stabile durante la turbolenza, passando solo dal 58% al 59% nel trimestre: un segnale che il capitale istituzionale ha continuato a preferire l’asset principale anche mentre molti token minori subivano una pressione di vendita più intensa.
Sul fronte derivati, l’open interest sulle opzioni BTC ha superato quello dei perpetual futures, mentre i trader cercavano protezione al ribasso: il 25-day put-call skew è rimasto positivo sulle scadenze a 30, 90 e 180 giorni.
Il sondaggio Coinbase indica supporto macro e progressi normativi
Diverse variabili hanno sostenuto l’impostazione più ottimista. L’inflazione è rimasta stabile al 2,7% nella lettura del CPI di dicembre, mentre il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta ha indicato una crescita reale robusta del 5,3% per il quarto trimestre (stima aggiornata al 14 gennaio).
Pur in un contesto in cui la direzione della politica monetaria resta incerta, Duong ritiene che la Fed possa comunque effettuare due tagli dei tassi per un totale di 50 punti base, già incorporati nei future sui Fed funds:
“Questo dovrebbe offrire un sostegno agli asset rischiosi in generale e alle crypto in particolare.”
Resta aperto il tema di una normativa complessiva sul mercato, ma la fiducia nella futura chiarezza regolatoria appare solida.
“Siamo fiduciosi che arriverà un insieme di regole che consentirà all’industria di raggiungere il suo pieno potenziale”, si legge nel report, sottolineando che progressi normativi negli USA, in particolare attorno alla proposta del CLARITY Act, potrebbero migliorare ulteriormente il sentiment.
Cresce il coinvolgimento istituzionale su più canali
Oltre al sondaggio, altri dati suggeriscono che la partecipazione istituzionale stia crescendo con forza su più fronti.
Un’indagine Bitwise e VettaFi mostra che nel 2025 il 32% dei consulenti finanziari ha allocato crypto nei portafogli dei clienti, rispetto al 22% del 2024. Tra i Registered Investment Advisors (RIA), la percentuale sarebbe salita fino al 42%.
In parallelo, un altro sondaggio Coinbase evidenzia come gli investitori statunitensi più giovani allocano ormai il 25% dei portafogli in asset non tradizionali, contro l’8% delle fasce più anziane.
I rischi restano, ma la traiettoria di lungo periodo regge
Il report Coinbase riconosce diverse criticità.
L’economia appare ancora solida, ma nel 2025 il mercato del lavoro ha rallentato: gli Stati Uniti hanno aggiunto 584.000 nuovi posti, in netto calo rispetto ai 2 milioni del 2024, anche a causa dell’aumento dell’adozione dell’AI.
Inoltre, le tensioni geopolitiche stanno aumentando in più aree e un’escalation con impatto sui mercati energetici potrebbe ridurre l’appetito per il rischio.
“Un aumento significativo dell’inflazione, un picco dei prezzi dell’energia o un’escalation geopolitica importante potrebbero richiedere un approccio più prudente verso gli asset rischiosi”, avverte il report.
Sul piano on-chain, tuttavia, alcuni indicatori sono migliorati dopo lo “shakeout” di ottobre. L’offerta di Bitcoin mossa negli ultimi tre mesi è aumentata del 37% nel Q4, mentre le coin ferme da oltre un anno sono diminuite del 2%: un quadro compatibile con una fase di distribuzione di breve periodo che potrebbe aver “ripulito” il mercato dalle mani più deboli.
Anche Ethereum ha mostrato movimenti marcati: il rapporto Net Unrealized Profit/Loss ha attraversato diverse fasi nel 2025, arrivando a capitolazione nel Q1, passando a ottimismo nel Q3 e tornando in area “fear” a fine anno.

Bitcoin è sottovalutato secondo le istituzioni – grafico Coinbase Institutional
Fonte: Coinbase Institutional
Nonostante i deflussi ETF recenti (circa 1,62 miliardi di dollari in quattro sedute) e un Bitcoin sceso sotto i 90.000 dollari, la convinzione istituzionale sembra rimanere robusta. Come ha sintetizzato Duong:
“i mercati crypto stanno entrando nel 2026 in uno stato più sano.”
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