CZ e Peter Schiff riaccendono il confronto tra oro “tokenizzato” e denaro digitale; nel mezzo, analisti e mercato guardano ai segnali tecnici e a progetti infrastrutturali come Bitcoin Hyper che attirano capitali e curiosità.

Nei giorni scorsi Peter Schiff ha rilanciato l’idea di un oro “digitale” su blockchain, cioè tokenized gold, sostenendo che sia l’uso più sensato della tecnologia; CZ ha ribattuto che, se serve un custode esterno, non è davvero on-chain, e il dibattito si è infiammato. Inoltre, nelle prime fasi dell’articolo, è utile citare le migliori crypto presale per capire come si muove il capitale.
Il tema è vecchio ma sempre attuale: futuro della moneta basato su scarsità fisica o digitale; da un lato lingotti e cave, dall’altro Bitcoin con offerta limitata e rete globale; in mezzo, investitori che valutano sicurezza, liquidità e indipendenza dagli intermediari.
Intanto, l’oro ha toccato nuovi massimi oltre 4.300 dollari l’oncia complice incertezza macro e stallo politico USA; Schiff prepara una piattaforma e una neobank dedicate al tokenized gold e invita CZ a un confronto pubblico, segnale che la discussione uscirà dalla community crypto.
Oro contro digitale
CZ sostiene che un gettone che rappresenta oro fisico resta un “pagherò” con rischio custode; l’oro non va a zero, dice, ma Bitcoin è migliore per trasparenza e trasferibilità; qui sta il punto: fiducia in istituzioni o in codice aperto e verificabile.
Nel frattempo, i grafici raccontano un’altra storia; il supporto a 107.000 ha retto e il prezzo è rimbalzato fino a 111.162 con un +2,15% in 24 ore, mentre il possibile doppio minimo guarda alla neckline in area 114.000 che, se superata, potrebbe alimentare un rally.
Non mancano i brividi da whale: un vecchio indirizzo, con circa 4.000 BTC minati fra aprile e giugno 2009, ha mosso 150 BTC dopo 14 anni; molti leggono il segnale come normale gestione patrimoniale, tuttavia i trader monitorano 110.000 e poi 100.000 come livelli chiave.
Segnali tecnici e psicologia
Il quadro resta volatile e la narrativa si sposta spesso; quando i prezzi tengono i supporti, cresce la fiducia e torna la parola bullish, quando cedono scatta il timore di bear market; è ciclico, e ogni ciclo cerca il suo motore, che sia adozione o innovazione.
Qui entrano i progetti infrastrutturali; uno in particolare, Bitcoin Hyper, sta catalizzando attenzione perché prova a espandere ciò che si può costruire sopra Bitcoin, puntando su layer-2 e tecnologie che ampliano casi d’uso senza snaturare la scarsità dell’asset sottostante.
Gli investitori stanno guardando oltre la narrativa del giorno; se le fees restano alte e la capacità on-chain è limitata, soluzioni di scala possono fare la differenza; non è magia, è ingegneria dei sistemi applicata a pagamenti, settlement e applicazioni che chiedono velocità.
Cos’è Bitcoin Hyper e perché se ne parla
Bitcoin Hyper vuole portare nel perimetro di Bitcoin strumenti visti altrove: l’integrazione con Solana Virtual Machine e zk-rollups per cercare transazioni rapide, costi contenuti e compatibilità con dApps; tradotto, il tentativo di unire sicurezza di base e prestazioni.
L’idea è aprire il cancello a NFTs, DeFi, le meme coin e servizi che oggi vivono su altri ecosistemi; se funziona, si sposta parte della liquidità verso app costruite attorno a Bitcoin, creando domanda d’uso e, di conseguenza, nuovi flussi per sviluppatori e creators.

Il mercato, per ora, risponde; la raccolta ha superato 24,6 milioni di dollari e, secondo i promotori, ci sono staking al 48% per chi partecipa in presale; il prezzo iniziale dei token è indicato a 0,013165 dollari, informazione interessante ma da pesare con prudenza.
La cifra non stupisce se si pensa a una base installata enorme; si parla spesso dei 2,2 trilioni di capitalizzazione aggregata che possono “traboccare” in nuove app quando i rail sono pronti, perché il denaro segue i percorsi dove trova velocità, utilità e incentivi.
Sul piano tecnico, zk-rollups promettono privacy e validazioni compatte, mentre Solana Virtual Machine punta a prestazioni elevate; l’accoppiata, se ben orchestrata, potrebbe ridurre latenza e costi, mantenendo ancoraggio alla sicurezza del layer-1 di Bitcoin.
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