Il numero di italiani che investono in criptovalute è raddoppiato negli ultimi due anni, raggiungendo 1,4 milioni di clienti per un controvalore complessivo di circa 2 miliardi di euro. Lo rivela un’indagine pubblicata il 10 febbraio 2026 da ConfrontaConti.it, che fotografa un paradosso: la platea cresce proprio mentre Bitcoin quota circa 66.000 $ (poco più di 55.000 €), quasi il 50% in meno rispetto al massimo storico di 126.210 $ toccato nell’ottobre 2025.
Tre profili, una stessa scelta: chi compra crypto in Italia
Dietro il dato aggregato si nascondono storie molto diverse. I dati mostrano che il 64% dei possessori di criptovalute ha meno di 39 anni, con una concentrazione particolarmente forte nella fascia 18-29 anni. Ma il fenomeno non è più esclusiva dei giovanissimi.
C’è Marco, 24 anni, universitario a Milano, che ha comprato i primi 200 euro di Bitcoin con la paghetta nel 2024 e oggi accumula piccole somme ogni mese su un exchange tramite smartphone. Per lui le crypto sono una forma di risparmio alternativa: non ha mai venduto, non ha mai dichiarato plusvalenze perché non ha mai convertito in euro. Sa che la regolamentazione sta cambiando, ma il suo orizzonte temporale è lungo e la cifra investita contenuta.

C’è Laura, 37 anni, libera professionista a Roma, entrata nel mercato nel pieno dell’euforia di ottobre 2025 con un investimento più consistente intorno ai 5.000 euro. Ha comprato Bitcoin sopra i 100.000 $ e oggi si trova in perdita del 30%. Non vende, ma il dubbio la accompagna: aspettare un rimbalzo o tagliare le perdite prima che il fisco renda tutto più oneroso?
E c’è Roberto, 52 anni, dirigente a Torino, che ha iniziato ad accumulare Bitcoin nel 2020 sotto i 10.000 $ e detiene oggi un portafoglio a sei cifre. Ha già usufruito dell’affrancamento fiscale al 18% nel 2025 per rideterminare il valore di carico. Per lui la nuova aliquota al 33% non è un problema: ha strutturato la posizione, lavora con un commercialista specializzato e valuta gli ETN crypto come alternativa fiscalmente più efficiente. Roberto rappresenta il segmento più piccolo ma più rilevante per masse gestite: pochi investitori evoluti che detengono la maggior parte del valore.
Questi tre profili raccontano un mercato che si è diversificato. Come evidenzia anche l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, a gennaio 2026 sono circa 2,8 milioni gli italiani che possiedono almeno un crypto-asset (il 7% della popolazione), con un ulteriore 11% che dichiara di voler investire in Bitcoin o altre cripto in futuro.
Perché gli italiani comprano crypto in un mercato in calo
Il dato sembra controintuitivo: perché investire in un asset che ha perso metà del suo valore in quattro mesi? Le motivazioni sono molteplici e non tutte speculative.
La prima è strutturale. Chi segue i cicli storici di Bitcoin sa che dopo ogni halving (l’ultimo è avvenuto ad aprile 2024) il prezzo tende a raggiungere un picco nell’anno successivo e poi correggere nell’anno di metà ciclo — che è esattamente il 2026. Per gli investitori con un orizzonte temporale di 3-5 anni, comprare durante la correzione è una strategia consolidata. Le previsioni Bitcoin 2026-2030 continuano infatti a indicare target rialzisti nel medio periodo, con stime che oscillano tra 99.000 e 225.000 $ per il biennio 2026-2027.
La seconda ragione è l’accessibilità. Le piattaforme si sono moltiplicate, le app bancarie hanno integrato funzioni crypto e il percorso di acquisto si è ridotto a pochi tap sullo smartphone. La barriera d’ingresso non è più tecnica: è psicologica. E paradossalmente, un prezzo più basso la abbassa ulteriormente: comprare “un pezzo di Bitcoin” a 57.000 euro sembra più ragionevole che a 120.000.
La terza, meno evidente, è normativa. L’entrata in vigore di regole fiscali più chiare (pur più onerose) ha spinto molti italiani a regolarizzare posizioni pre-esistenti e a strutturare meglio gli investimenti. Il passaggio dal “far west” all’era della trasparenza fiscale, con l’adesione dell’Italia al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE dal 1° gennaio 2026, ha reso le crypto meno “grigie” e quindi più accettabili per il risparmiatore prudente che prima le evitava per timore di complicazioni fiscali.
Rischi e avvertenze: la volatilità resta il nemico numero uno
I numeri in crescita non devono far dimenticare i rischi. Le criptovalute restano asset ad altissima volatilità: Bitcoin ha perso il 50% dal massimo in meno di cinque mesi, un’oscillazione che in qualsiasi altro mercato regolamentato farebbe scattare allarmi. Le piattaforme abusive continuano a proliferare — la Consob ne ha oscurate oltre 40 solo nel mese di gennaio 2026 — e il profilo medio dell’investitore crypto italiano (giovane, con esperienza limitata) rende il segmento particolarmente vulnerabile a truffe e decisioni impulsive.
Per chi vuole muovere i primi passi in modo consapevole, il punto di partenza è scegliere una piattaforma autorizzata. La classifica dei migliori exchange criptovalute e la guida su dove comprare Bitcoin offrono un confronto tra operatori regolamentati con commissioni, funzionalità e livelli di sicurezza.
Cosa cambia con il fisco 2026: la sintesi per chi investe
Il nuovo quadro fiscale è il cambiamento più concreto per chi detiene cripto-attività in Italia. L’aliquota sulle plusvalenze da Bitcoin, Ethereum e altcoin è salita al 33% dal 1° gennaio 2026, mentre per i token di moneta elettronica denominati in euro (stablecoin EUR conformi al MiCAR) resta al 26%. La franchigia di 2.000 euro, già eliminata dal 2025, non è stata reintrodotta: ogni plusvalenza, anche di importo minimo, va dichiarata e tassata.
A tutto questo si aggiunge la direttiva europea DAC8, che impone agli exchange di comunicare automaticamente i dati delle transazioni degli utenti alle autorità fiscali. Di fatto, dal 2026 possedere criptovalute non è più molto diverso — sul piano della tracciabilità — dall’avere un conto corrente. La guida alla tassazione criptovalute in Italia su Finaria approfondisce ogni aspetto operativo.
Di seguito, una sintesi delle principali regole fiscali in vigore dal 2026.
| Voce | Regime 2026 |
| Aliquota plusvalenze crypto (BTC, ETH, altcoin) | 33% (era 26% fino al 2025) |
| Aliquota e-money token in euro (stablecoin EUR) | 26% (invariata) |
| Franchigia plusvalenze | Eliminata dal 2025: ogni guadagno è tassabile |
| Imposta di bollo (IVAFE) | 0,20% del valore al 31/12 |
| Rivalutazione (affrancamento) | 18% sul valore al 1° gennaio |
| Scambio dati automatico (DAC8/CARF) | Attivo dal 1° gennaio 2026 |
| Quadro RW | Obbligatorio per exchange esteri; esonerato se exchange italiano fa da sostituto d’imposta |
Nota: questa tabella ha valore informativo e non costituisce consulenza fiscale. Per la gestione della propria posizione è consigliabile rivolgersi a un commercialista specializzato in cripto-attività.
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