Bitcoin e Tasse in Italia: Le ultime dall’Agenzia delle Entrate

Tassazione Bitcoin 2018: le criptovalute e i bitcoin vanno dichiarati? Le tasse sulle plusvalenze bitcoin vanno pagate?

I Bitcoin vanno dichiarati?

No. Non bisogna dichiarare allo Stato, o all’Agenzia delle Entrate, quanti Bitcoin si posseggono.

Tuttavia il tema è delicato, complesso, e per certi versi ancora controverso. Quindi è necessario fare un po’ di chiarezza e specificare tutte le varie casistiche. Innanzitutto distinguiamo ciò che debbono fare le imprese da quello che devono fare i privati.

Tassazione Bitcoin per le imprese

Per le imprese i Bitcoin vanno considerati alla stregua di valuta estera. Quindi sebbene non ci sia la specifica necessità di dichiarare quanti se ne posseggono, bisogna però dichiarare tutte le operazioni effettuate esattamente come si fa per quelle che avvengono in altre valute (Euro, Dollaro, o altre). E questo vale per qualsiasi criptovaluta si utilizzi.

Pertanto dal punto di vista fiscale per le aziende usare Bitcoin è esattamente come usare Euro o Dollari: dal punto di vista fiscale, burocratico o amministrativo non cambia assolutamente nulla.

Quindi anche qualora l’impresa incassasse Bitcoin e scegliesse di conservarli su un proprio wallet, se in futuro dovesse venderli e ricavarne una plusvalenza dovrebbe pagarci le tasse.

Infatti le plusvalenze sono tassate, ma vengono pagate solo al momento in cui vengono rilevate. Quindi solo quando i Bitcoin venissero venduti, o a chiusura di bilancio, si potrebbe rilevare la plusvalenza, e nel caso in cui ci fosse su questa (e solo su questa) ci sarebbero delle imposte da pagare.

bitcoin tasse

Tassazione Bitcoin persone fisiche

Il discorso invece cambia per i privati cittadini.

Infatti un privato cittadino che non svolge attività finanziaria finalizzata all’ottenimento di plusvalenze non deve pagare alcuna imposta, nemmeno qualora riesca a tutti gli effetti a realizzarne. Come per il discorso precedente Bitcoin è considerato alla stregua di una valuta estera, pertanto valgono le stesse regole che valgono ad esempio per il cambio Euro/Dollaro.

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Ma, attenzione! Se, durante il corso di un anno, per almeno 7 giorni consecutivi si supera la soglia di possesso di Bitcoin per un controvalore pari a 100 milioni delle vecchie Lire (ovvero circa 51.000 Euro), allora l’Agenzia delle Entrate considera l’attività del privato un’attività speculativa e quindi chiede il pagamento delle tasse sulle eventuali plusvalenze.

Vale comunque sempre il ragionamento precedente: le plusvalenze vengono rilevate solo al momento della vendita dei Bitcoin (nel caso dei privati non c’è chiusura di bilancio), pertanto le tasse si devono pagare solo sulle plusvalenze, e solo nel momento in cui li si dovesse vendere generando una plusvalenza (sempre che si superi la soglia di possesso di cui sopra).

Ricordiamo che l’aliquota con cui si tassano le plusvalenze finanziarie è del 26%, e che queste vanno inserite in dichiarazione dei redditi negli appositi spazi dedicati proprio alle plusvalenze derivanti da attività finanziarie.

Risoluzione n. 72/E del 2016

Queste logiche sono frutto dell’interpretazione della Risoluzione Ministeriale n. 72 E del 02/09/2016. Con questa risoluzione l’Agenzia delle Entrate dichiarò che:

  • Bitcoin è una moneta alternativa a quella tradizionale
  • l’acquisto e la cessione di Bitcoin in cambio di Euro sono da considerare operazione di cambio valuta, quindi non soggette ad IVA
  • le Società che operano con i Bitcoin possono ottenere guadagni o perdite dalle attività di cambio, e tali guadagni o perdite devono essere dichiarati in bilancio
  • in alternativa alla chiusura del bilancio si calcolano eventuali guadagni o perdite e si registrano
  • in caso invece di privati se manca la finalità speculativa non vengono rilevati redditi imponibili.

In questa risoluzione (che è la risposta all’Agenzia delle Entrate ad un interpello proprio di una società) non ci sono però riferimenti al caso in cui un privato svolga attività speculativa.

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Ma visto che la risoluzione stessa di fatto tratta Bitcoin come una moneta, è possibile applicare le stesse normative che si applicano ai privati che svolgono attività speculativa in ambito monetario. Tale precedente normativa stabilisce che solo le attività dei privati cittadini che detengano per almeno 7 giorni consecutivi in un anno un ammontare in moneta per un controvalore pari o superiore a 100 milioni di vecchie Lire (ovvero 51.000 Euro circa) siano considerabili come attività speculative, generando pertanto redditi imponibili. In questo caso quindi le plusvalenze vanno rilevate e dichiarate. Tuttavia i privati cittadini non “chiudono bilancio” a fine anno, quindi le plusvalenze possono essere rilevate solo in caso di vendita di Bitcoin.

Bisogna pagare le tasse sui bitcoin?

bitcoin tassazione

Non esiste una vera e propria norma che definisce i criteri da seguire riguardo la tassazione sui bitcoin e criptovalute, ciò che possiamo fare è seguire le indicazioni date dalla stessa Agenzia delle Entrate a seguito di un interpello. In risposta a quest’ultimo l’AdE accosta esplicitamente la risoluzione n.72/E del 2016 alle criptovalute e ai bitcoin.

Ricordiamo inoltre che in materia di antiriciclaggio, l’Italia è stato il primo tra gli stati membri ad adottare la IV direttiva antiriciclaggio e ad introdurre nel nostro ordinamento la definizione di “valute virtuali” e “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale” attraverso il decreto legislativo d.lgs 90/2017.

Un decisivo passo in avanti che lascia intravedere futuri cambiamenti dal punto di vista normativo e fiscale per quanto riguarda la tassazione sulla detenzione e sugli investimenti in criptovalute.

Pertanto in conclusione:

  • l’Agenzia delle Entrate italiana tratta Bitcoin come una moneta
  • alle imprese che dovessero operare con Bitcoin si applicano le stesse identiche regole fiscali che si applicherebbero qualora operassero con Euro
  • le imposte si pagano solo sulle eventuali plusvalenze
  • queste per le imprese vengono rilevate a chiusura di bilancio, o nel momento della vendita di Bitcoin
  • i privati cittadini devono pagare le imposte, sempre soltanto sulle eventuali plusvalenze, solo se superano 7 giorni consecutivi di detenzione di Bitcoin per un controvalore superiore a circa 51mila Euro.
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In ultima analisi, il nostro consiglio è quello di rivolgervi ad un commercialista che conosca bene la materia e che possa consigliarvi la strada giusta da percorrere nel pagamento delle imposte sulle criptovalute.

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