Dal 1° gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate riceve automaticamente dati dettagliati su tutte le operazioni in criptovalute degli italiani. È l’effetto della direttiva europea DAC8 (Direttiva UE 2023/2226), recepita in Italia con decreto del MEF, che estende lo scambio automatico di informazioni fiscali al settore crypto. Non vengono introdotte nuove imposte, ma la capacità di controllo del Fisco aumenta in modo radicale: acquisti, vendite, conversioni e trasferimenti saranno tracciati con la stessa precisione oggi riservata ai conti correnti bancari.
DAC8 e CARF: come funziona il nuovo sistema di tracciabilità
La DAC8 amplia il sistema di scambio automatico di informazioni fiscali già esistente tra i Paesi UE (il cosiddetto DAC, giunto all’ottava revisione) includendo per la prima volta le cripto-attività. Si allinea al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE, a cui aderiscono 47 Paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito e tutti i membri del G20. Il risultato è un sistema di sorveglianza fiscale coordinato a livello globale, non solo europeo.

In pratica, tutti i fornitori di servizi crypto (exchange centralizzati, broker, piattaforme fintech) sono obbligati a raccogliere e trasmettere annualmente all’Agenzia delle Entrate una serie di informazioni molto dettagliate sui propri utenti. Il livello di dettaglio richiesto supera quello del Common Reporting Standard (CRS) già applicato ai conti bancari tradizionali. I dati relativi al periodo d’imposta 2026 dovranno essere comunicati entro il 30 giugno 2027, e da quel momento le autorità fiscali potranno incrociarli con le dichiarazioni dei redditi tramite il codice fiscale.
Ecco nel dettaglio quali informazioni saranno trasmesse automaticamente dalle piattaforme:
| Dato comunicato | Dettaglio |
| Dati anagrafici completi | Nome, cognome, data di nascita, indirizzo di residenza |
| Codice fiscale / NIF | Numero di identificazione fiscale del contribuente |
| Residenza fiscale dichiarata | Autocertificazione dell’utente, verificata dalla piattaforma |
| Saldo al 31 dicembre | Valore aggregato di tutte le cripto-attività detenute |
| Operazioni di acquisto e vendita | Importo, data, tipologia di cripto-asset coinvolto |
| Conversioni crypto-crypto | Ogni scambio tra cripto-attività diverse (es. BTC → ETH) |
| Trasferimenti verso wallet esterni | Movimenti verso wallet non custodial o altre piattaforme |
Nessuna nuova tassa: cosa resta invariato e cosa cambia
Il punto fondamentale che molti investitori fraintendono: la DAC8 non introduce nuove imposte. Il regime fiscale resta quello definito dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ed entrato in vigore il 1° gennaio 2026: plusvalenze da cripto-attività (BTC, ETH, altcoin, NFT, staking) tassate al 33%; e-money token in euro (stablecoin EUR conformi MiCAR) al 26%; imposta di bollo (IVAFE/IVCA) allo 0,2% annuo sul valore al 31 dicembre; franchigia eliminata (ogni plusvalenza, anche minima, va dichiarata e tassata).
Ciò che cambia radicalmente è la capacità di controllo. Fino al 2025 l’Agenzia delle Entrate doveva richiedere specificamente i dati di un contribuente o affidarsi alle segnalazioni dell’OAM. Dal 2026 il flusso è automatico: se il Quadro RW non corrisponde ai dati trasmessi dall’exchange, il sistema può generare un avviso di compliance o un accertamento. Non si tratta di un algoritmo che invia multe automatiche — il possesso di crypto non è di per sé un illecito — ma di un sistema che rende praticamente impossibile omettere posizioni senza che l’anomalia emerga. Per una panoramica completa degli obblighi dichiarativi, la guida alla tassazione criptovalute in Italia di Finaria dettaglia ogni aspetto operativo.
Responsabilità condivisa: cosa rischia l’utente che non collabora
La DAC8 introduce un meccanismo di responsabilità condivisa tra piattaforma e utente. Gli exchange devono condurre una verifica fiscale approfondita (due diligence) su ogni cliente, raccogliendo dati anagrafici, codice fiscale, residenza fiscale autocertificata e documentazione di supporto. Devono aggiornare costantemente queste informazioni e verificarne la correttezza.
Se un utente ignora due solleciti consecutivi inviati dalla piattaforma per fornire o aggiornare le proprie informazioni fiscali, l’exchange è obbligato a bloccare l’operatività dell’account: niente acquisti, vendite o trasferimenti fino alla regolarizzazione. Non si tratta di una facoltà della piattaforma, ma di un obbligo normativo.
Sul fronte delle sanzioni agli operatori, la normativa prevede multe da 1.500 a 15.000 euro per ogni singola violazione, cumulabili in caso di errori ripetuti. Per le piattaforme non autorizzate MiCAR entro le scadenze previste, il rischio è l’esclusione dal mercato europeo. Anche per gli utenti le conseguenze possono essere pesanti: omissione del Quadro RW, mancata dichiarazione di plusvalenze e irregolarità documentali restano soggette alle sanzioni già previste dal TUIR, che il nuovo sistema di tracciabilità rende semplicemente molto più facili da accertare.
Chi ha posizioni non dichiarate relative ad anni precedenti può ancora mettersi in regola attraverso il ravvedimento operoso, che consente di correggere omissioni pagando sanzioni ridotte rispetto a quelle che scatterebbero in caso di accertamento formale. Con l’avvio della trasmissione automatica dei dati nel 2027, il tempo per regolarizzare spontaneamente si riduce progressivamente.
Checklist 2026: cosa deve fare l’investitore crypto italiano
Il nuovo quadro normativo richiede un approccio più strutturato alla gestione delle proprie posizioni crypto. Ecco una checklist pratica per affrontare il 2026 senza sorprese.
| ✅ Checklist fiscale crypto 2026 1. Verifica la piattaforma — Controlla che l’exchange utilizzato sia autorizzato MiCAR e iscritto all’OAM. Le piattaforme non conformi potrebbero perdere l’operatività in Europa entro il 1° luglio 2026. La classifica dei migliori exchange criptovalute confronta solo operatori regolamentati. 2. Aggiorna i dati fiscali — Rispondi tempestivamente a ogni richiesta di verifica dell’exchange: codice fiscale, documento d’identità, prova di residenza. Dopo due solleciti ignorati l’account viene bloccato. 3. Scarica i report fiscali — A partire dal 2026 le piattaforme generano report annuali delle operazioni. Scaricali e confrontali con i tuoi registri personali prima della dichiarazione. In caso di discrepanze, contatta l’exchange per le correzioni. 4. Conserva lo storico completo — Mantieni una cronologia di tutte le operazioni: date di acquisto, prezzi, conversioni, trasferimenti tra wallet. Il metodo LIFO (Last In, First Out) è quello richiesto per il calcolo delle plusvalenze. Se utilizzi più exchange o wallet non custodial, la ricostruzione può essere complessa. 5. Compila il Quadro RW — Obbligatorio per chi detiene crypto su exchange esteri. Esonerato se l’exchange italiano opera come sostituto d’imposta e preleva direttamente l’imposta di bollo. Nel dubbio, è sempre preferibile dichiarare. 6. Valuta l’affrancamento — Se hai plusvalenze latenti elevate, verifica se è disponibile l’opzione di rivalutazione del costo d’acquisto al 18% (come nel 2025). Può ridurre il carico fiscale futuro, ma richiede il pagamento anticipato sull’intero valore, non solo sul guadagno. 7. Considera un commercialista specializzato — Con DAC8 e aliquota al 33%, il fai-da-te diventa rischioso. Un professionista può verificare la coerenza tra i report dell’exchange e la dichiarazione, ottimizzare le minusvalenze e gestire eventuali ravvedimenti per anni precedenti. |
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