La Consob ha fissato il contributo di vigilanza 2026 per tutti gli operatori del mercato delle cripto-attività in Italia. La delibera n. 23799, approvata il 17 dicembre 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026, introduce un sistema di tariffe differenziate che colpisce CASP, gestori di piattaforme ed emittenti di token. Per i prestatori di servizi crypto la prima scadenza è il 15 aprile 2026: chi non paga rischia la riscossione coattiva.
Quanto costa operare nel mercato crypto italiano nel 2026
Il provvedimento disegna una struttura contributiva a più livelli, calibrata sulla dimensione e sul tipo di attività svolta. I numeri chiave, secondo quanto riportato nell’Allegato alla delibera Consob, sono tre.

Per i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) ai sensi del Regolamento MiCAR, il contributo è di 20.000 euro per ciascuna istanza di autorizzazione presentata nel corso del 2026. I CASP già operativi alla data del 30 giugno 2026 devono invece versare 10.000 euro per ogni servizio autorizzato o notificato. Un exchange che offre, ad esempio, custodia e negoziazione potrebbe quindi trovarsi a pagare 20.000 euro o più all’anno.
Per i gestori di piattaforme di negoziazione la logica è proporzionale al catalogo di asset trattati. Gli importi crescono per scaglioni fino a raggiungere un tetto massimo di 262.550 euro per chi supera le 5.000 cripto-attività negoziate. Un livello che, nel panorama italiano, riguarda solo i player internazionali di grandi dimensioni.
Le notifiche di white paper per cripto-attività “other than” (diverse da ART ed EMT) comportano un contributo a parte, così come le successive modifiche, secondo la tabella già introdotta dalla precedente delibera n. 23700 del 2025.
Il quadro MiCA e il regime transitorio fino a giugno 2026
La delibera si inserisce nel processo di attuazione del Regolamento (UE) 2023/1114 — il MiCAR — recepito in Italia con il D.lgs. 129/2024. L’architettura contributivia, precisa la stessa Consob, è stata costruita “secondo criteri prudenziali e per analogia con processi di vigilanza già consolidati”, come quelli applicati a imprese di investimento e gestori di mercati regolamentati.
Un passaggio cruciale è la scadenza del 30 giugno 2026, data entro la quale termina il regime transitorio per gli operatori crypto già attivi in Italia prima dell’entrata in vigore del MiCAR. Dopo quella data, chi non avrà ottenuto l’autorizzazione Consob — o non avrà completato la procedura di notifica tramite Banca d’Italia — dovrà cessare l’operatività.
Il contributo di vigilanza diventa quindi, di fatto, il “pedaggio” per restare nel mercato regolamentato italiano. Il pagamento avviene tramite avviso PagoPA; per i soggetti esteri è ammesso il bonifico bancario in alternativa. Il mancato versamento entro i termini comporta l’avvio della riscossione coattiva e l’applicazione degli interessi di mora.
Cosa cambia per gli investitori retail italiani
Nessuna delle testate crypto italiane di riferimento ha finora analizzato nel dettaglio l’impatto di questi contributi sull’utente finale. Eppure la domanda è legittima: se gli exchange devono sostenere costi di vigilanza crescenti, chi li assorbe?
In un mercato ancora giovane e competitivo, le piattaforme hanno tre opzioni: ridurre i propri margini, aumentare le commissioni sulle transazioni oppure limitare l’offerta di cripto-attività per abbassare lo scaglione contributivo. Quest’ultima ipotesi avrebbe un effetto diretto sugli investitori: meno token disponibili su piattaforme italiane o europee regolamentate, con il rischio di spingere parte dell’operatività verso exchange offshore non soggetti a MiCA.
Secondo i dati della Consob, il regime contributivo 2026 coinvolge tutte le principali categorie di operatori crypto, inclusi CASP, emittenti di ART e gestori di piattaforme. La proporzionalità dell’onere — piccolo per un CASP con uno o due servizi, molto più significativo per un grande exchange multi-asset — potrebbe accelerare il consolidamento del settore in Italia: meno piattaforme, ma più solide e regolamentate.
Per gli investitori il messaggio operativo è chiaro. La regolamentazione comporta costi, ma offre tutele: obbligo di white paper, vigilanza sulla trasparenza e meccanismi di reclamo verso un’autorità nazionale. Chi opera tramite piattaforme autorizzate in Italia dal 1° luglio 2026 avrà la garanzia di un soggetto sottoposto a supervisione piena da parte di Consob e Banca d’Italia.
La prossima data da segnare è il 15 aprile 2026, prima scadenza per il versamento dei contributi. Entro quella data sarà più chiaro quanti operatori avranno completato l’iter di autorizzazione — e quanti avranno scelto di uscire dal mercato italiano.
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