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Bitcoin −4​0% dai massimi 2025: il crollo di febbraio cambia il sentiment sul mercato

Giuliana Morelli

Bitcoin quota circa 68.700 dollari il 16 febbraio 2026, in calo del 2,9% nelle ultime 24 ore e del 3,1% nell’ultima settimana. Il dato più pesante, però, è il confronto con il massimo storico di 126.000 dollari toccato a ottobre 2025: una contrazione di circa il 45% in quattro mesi. Per oltre 1,4 milioni di italiani che hanno investito in criptovalute, la domanda non è più “fino a quanto sale” ma “perché scende e che cosa devo fare adesso”.

La dinamica del crollo: da 126.000 a 60.000 dollari

Il picco di ottobre 2025 è stato l’ultimo atto della bull run post-halving 2024. Da lì è iniziata una contrazione che ha accelerato a fine gennaio 2026, quando la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve — annunciata il 30 gennaio — ha innescato una fuga dagli asset rischiosi. Warsh è noto per sostenere tassi reali più elevati e un bilancio Fed ridotto: un segnale inequivocabilmente restrittivo per il mercato crypto.

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Il 6 febbraio BTC ha sfiorato i 60.000 dollari durante le ore asiatiche, registrando la peggior settimana dal crollo di FTX nel novembre 2022. Il rimbalzo successivo ha riportato le quotazioni in area 65.000–70.000, ma il danno al sentiment era fatto: l’indice Fear & Greed è precipitato a 12 (Extreme Fear), mentre i giorni “verdi” nell’ultima settimana si contano su due dita.

I numeri del crollo di febbraio 2026

IndicatoreValore
ATH ottobre 2025~$126.000
Minimo intraday 6 febbraio~$60.000
Prezzo 16 febbraio$68.686
Drawdown da ATH−45%
Deflussi ETF spot (nov 25 – feb 26)$6,18 miliardi
Fear & Greed Index12 (Extreme Fear)
Perf. YTD 2026−11,5%

I tre driver del crollo: macro, ETF e leva

1. Politica monetaria e scenario macro. La svolta hawkish della Fed, con la nomina Warsh e segnali di rallentamento dell’economia USA, ha creato un ambiente decisamente risk-off. La correlazione di Bitcoin con il Nasdaq 100 si è rivelata più forte del previsto: quando l’indice tech e l’S&P 500 hanno corretto, le crypto hanno assorbito l’urto con intensità amplificata. Anche il VIX è salito del 33% nei giorni più critici.

2. Deflussi dagli ETF spot. Gli ETF su Bitcoin negli USA, che nel 2024 erano stati il principale motore di domanda istituzionale, hanno invertito la rotta a fine 2025. Da novembre a febbraio i deflussi netti hanno superato i 6 miliardi di dollari, con oltre 3 miliardi nel solo periodo gennaio-febbraio. Il circolo vizioso è evidente: i riscatti generano vendite forzate di BTC sul mercato spot, il prezzo scende, altri investitori chiedono il rimborso.

3. Leva finanziaria e liquidazioni a cascata. Le liquidazioni totali nel bear market 2025–2026 hanno raggiunto i 19 miliardi di dollari, fino a 16 volte superiori ai crash precedenti. Nelle ore asiatiche, dove la liquidità è più sottile, la rottura dei supporti tecnici ha innescato vendite automatiche a catena. La leva, come sempre, si conferma il vero nemico dell’investitore privato.

Che cosa fare se hai comprato vicino ai massimi 2025

🛡️ Guida pratica per chi è in perdita

Non vendere nel panico. Le correzioni del 30–50% sono ricorrenti nella storia di Bitcoin. Chi ha venduto durante il crash COVID di marzo 2020 (−50%) ha perso il successivo rialzo a $69.000. Reagire all’emotività è la peggior strategia possibile.

Valuta il tuo orizzonte temporale. Se hai investito con prospettiva pluriennale, una correzione ciclica non cambia la tesi di fondo. Se invece hai impiegato capitale che ti serve a breve, è il momento di rivedere l’allocazione — non di liquidare in perdita.

Considera un piano di accumulo (DCA). Acquistare a intervalli regolari, indipendentemente dal prezzo, riduce l’impatto della volatilità e abbassa il prezzo medio di carico nel tempo. È la strategia più adatta per chi crede nel lungo periodo ma non sa “quando” comprare.

Non usare mai la leva. Le liquidazioni forzate hanno distrutto miliardi in poche ore. L’investitore retail dovrebbe operare esclusivamente con capitale proprio.

➡ Approfondisci: Piano di accumulo crypto: cos’è e come funziona

2026: anno di normalizzazione, non necessariamente di fine ciclo

Chi conosce la ciclicità storica di Bitcoin sa che i drawdown del 40–50% dopo un nuovo massimo storico non sono un’anomalia ma la norma. Ogni ciclo post-halving ha attraversato fasi simili: il picco è seguito da una fase di distribuzione e correzione che può durare diversi mesi, prima che il mercato trovi un nuovo equilibrio.

Le previsioni algoritmiche a breve termine indicano un possibile ritorno sopra i 69.000 dollari entro metà febbraio e un graduale recupero verso i 71.000 dollari a metà marzo, con un movimento al rialzo stimato intorno al +4% su base mensile. Si tratta di stime conservative, coerenti con un mercato ancora in fase di consolidamento.

📈 Perché il 2026 non è (per forza) la fine

Adozione istituzionale intatta. I grandi gestori non hanno smantellato le proprie strutture: l’infrastruttura ETF resta operativa, il quadro normativo europeo (MiCA) migliora la certezza giuridica, e la rimozione della normativa SAB 121 nel 2025 ha ampliato l’accesso bancario alle crypto.

Scarsità strutturale. L’offerta di Bitcoin continua a ridursi con ogni halving. A febbraio 2026 circolano 19,99 milioni di BTC su un massimo di 21 milioni. Questa dinamica deflazionistica non è cambiata.

Fase di capitolazione non ancora completa. Secondo diversi analisti, il volume di capitolazione resta intorno a 45 su 100 rispetto alla media storica dei bottom precedenti. Storicamente, il minimo ciclico si forma solo dopo un picco estremo di vendite forzate — che potrebbe non essere ancora arrivato.

Attenzione ai rischi. Il target ribassista più aggressivo (Ned Davis Research) ipotizza una discesa fino a 31.000 dollari. Il modello Power Law di Fidelity indica 45.000 come trendline inferiore. Chi investe deve contemplare anche scenari negativi.

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Giuliana Morelli

Giuliana Morelli

Dr.ssa Giuliana Morelli, con una Laurea Magistrale in Economia e Management, ha maturato una solida esperienza nel settore finanziario ed economico durante gli anni di lavoro come consulente aziendale. Nel 2010, ha intrapreso una nuova avventura fondando la sua società di consulenza, attraverso la quale offre supporto a imprese e individui nel navigare il complesso mondo degli investimenti e del trading.

La sua expertise si estende anche al vivace settore delle criptovalute, dove esplora l'intersezione tra trading tradizionale e tecnologie emergenti come la Blockchain. Giuliana collabora attivamente con diversi studi professionali ed è una figura di spicco in numerose iniziative legate a Fintech, Blockchain, nonché in vari incubatori e acceleratori di impresa.

Giuliana ha una passione per l'attualità, cosa che le permette di fornire ai lettori analisi puntuali e aggiornate sulle ultime novità del settore. Con una comunicazione chiara e precisa, mira a rendere il mondo del trading e degli investimenti comprensibile e accessibile a tutti, sia che si tratti di principianti o di investitori esperti.

All'interno del team gestisce con passione e dedizione il ramo relativo alle news, sia crypto che di finanza classica.