Economia circolare: definizione, come funziona e vantaggi per la società

L'economia circolare è uno dei temi caldi degli ultimi anni. Il desiderio dichiarato è quello di realizzare un’economia che può operare a circuito chiuso inseguendo il sogno di favorire una certa sostenibilità. Soprattutto in termini di energia, lo studio di questa disciplina è in forte aumento.

Attraverso diversi esempi concreti, vedremo insieme cos’è l’economia circolare e come tende a svilupparsi. Scopriremo anche che il suo sviluppo è fortemente condizionato dalla necessità di attuare un cambio di paradigma da parte degli agenti economici: stati, famiglie ma soprattutto aziende.

Cos’è l’economia circolare?

Il principio dell’economia circolare è quello di operare a circuito chiuso. Un nuovo modello economico basato su diversi pilastri: ci sono principi forti come l’ecodesign, il riciclo dei rifiuti e il consumo responsabile. Altri temi importanti sono l’economia basata sulle performance e l’ecologia industriale. Settori considerati come nuove attività redditizie su cui puntare.

modello economia circolare

L’economia circolare funziona, come suggerisce il nome, in un ciclo, in cui si cerca di evitare tutti gli sprechi. L’obiettivo resta quello di produrre beni e offrire servizi, ma nell’economia circolare si cerca soprattutto di considerare sempre il “come produrre”. In tal modo, un obiettivo primario diventa il limitare gli sprechi: riducendo il consumo di materie prime e cercando fonti di energia più virtuose, come le energie rinnovabili.

Un modo per ripensare i consumi

Alcuni studi degli ultimi anni dimostrano come le abitudini dei consumatori italiani stiano cambiando, in cerca di una sostenibilità ambientale.

Una ricerca condotta da GfK chiamata #WhoCaresWhoDoes, mostra come i consumatori stiano modificando i loro comportamenti in seguito a una crescente sensibilità alle tematiche ambientali. Seguendo l’esempio di altri cittadini europei: il 30% degli intervistati evita l’acquisto di prodotti alimentari con imballaggi in plastica, mentre il 36% ha cambiato le proprie scelte su alcuni beni e servizi, proprio a causa del loro eccessivo impatto sull’ambiente.

Ne 2019, uno studio condotto dall’Università Cattolica di Milano, tramite il centro di ricerca EngageMinds Hub, ha visto come nel nostro Paese la sostenibilità ambientale sia paragonata troppo spesso con l’acquisto di prodotti biologici e a Km zero. Intanto, i consumatori che evitano espressamente di acquistare prodotti considerati “poco responsabili” sono solo il 48%, dato in crescita del 13% rispetto al 2011.

Secondo European Food Responsibility Study, condotta da Morning Consult e Ibm, i dati incoraggianti da questo punto di vista sono molti:

  • 88% sono gli italiani che prestano grande attenzione alla provenienza degli alimenti
  • Il 75% dichiara di avere a cuore la tematica degli sprechi alimentari
  • il 63% dei consumatori continua ad acquistare prodotti considerati eticamente responsabili anche se il loro prezzo è in aumento

Inoltre:

  • il 90% ritiene prezioso garantire una tracciabilità certa, attraverso la blockchain e le tecnologie delle criptovalute
  • l’80% è preoccupato per il degrado del suolo agricolo italiano
  • Il 36% nota dei benefici sulla salute grazie alle scelte responsabili
  • Il 23% ci tiene a contribuire al benessere degli animali

Secondo questi dati è evidente come sia necessario introdurre delle misure normative, volte anche a tutelare le scelte dei consumatori più consapevoli. Supportando le aziende disposte a cambiare la loro proposta commerciale sulla provenienza e sostenibilità di carne, verdure e frutta.

Pratiche di economia circolare

Nell’ambito delle misure concrete, che già oggi tutti i consumatori potrebbero adottare, ci sono molti campi su cui poter agire: 

  • consumare alla rinfusa cioè senza imballaggi
  • limitare gli acquisti ai prodotti locali e a frutta e verdura di stagione
  • ripensare la propria mobilità
  • adottare una moda etica
  • optare per prodotti ricondizionati piuttosto che nuovi

Sebbene le possibilità siano molte, per riconsiderare i propri consumi è richiesto un cambio di paradigma mentale. Per alcuni esperti, è tempo di fare in modo che l’uso di un bene o di un servizio prevalga sul possesso. Questo profondo sconvolgimento sarà visibile solo a lungo termine, ma già da oggi è possibile investire facilmente sulle realtà del settore “green economy”. Tuttavia, ciò richiede il supporto sia delle aziende che delle autorità pubbliche.

Introdurre l’idea di utilità collettiva

I valori di condivisione e aiuto reciproco sono anch’essi un pilastro importante su cui costruire l’economia circolare. Ma anche e soprattutto adattare l’interesse del singolo agli interessi della collettività. La crescente complessità della società moderna sarebbe, per alcuni osservatori, una delle ragioni di questo ritorno al concetto di collettivo. Per continuare a svilupparsi, l’economia collaborativa avrà bisogno di questo cambio di mentalità: dall’individuo al collettivo. L’ultima iniziativa in questa direzione sono i Btp Green, introdotti dal Ministero del Tesoro per finanziare i settori dell’economia sostenibili.

Economia circolare e innovazione

Anche se sostiene una maggiore sobrietà, l’economia circolare non deve mai andare contro le novità tecnologiche. Infatti, se l’economia circolare punta alla riduzione degli sprechi, o all’uso più responsabile delle materie prime, non deve essere privata di un fondamento essenziale: quello dell’innovazione. In questo ambito, l’economia circolare potrebbe trarre particolare vantaggio dalla trasformazione digitale per sviluppare un nuovo modello di sostenibilità.

La tecnologia digitale sta sollevando sempre più discussioni sulla questione ambientale, in particolare in termini di archiviazione dei dati. Ma è inutile dire quanto alcuni strumenti siano vantaggiosi per lo sviluppo dell’economia circolare.

sviluppo sostenibile

Facciamo un esempio concreto: quello del riciclo dei rifiuti. Secondo il direttore del MIT Senseable City Lab, tecnologie come i big data e l’intelligenza artificiale possono comprendere meglio le dinamiche dei rifiuti nelle smart city. Questi due aspetti consentono di aumentare la tracciabilità nel loro trattamento e migliorare le prestazioni a fine ciclo.

Anche l’introduzione di nuovi materiali è un’innovazione che offre ampio sviluppo all’economia circolare. Ripensare il design dei materiali è imperativo per creare un’economia virtuosa e sostenibile. Secondo Kalina Raskin, CEO di Ceebios, la via da seguire è quella dei materiali “bio-ispirati” come:

  • ovatta di cellulosa, che può essere utilizzata in particolare come isolante
  • la creazione di imballaggi dai rifiuti agricoli
  • lo sviluppo di rivestimenti ispirati alla superficie delle piante
  • turbine eoliche con pale flessibili e deformabili, ispirate agli insetti
  • pelli tessili sviluppate dai funghi

Esempi concreti di economia circolare

Già oggi, in Italia, alcune aziende stanno dando il buon esempio con pratiche innovative e virtuose.

Orange Fiber

Dall’idea di due ragazze siciliane: Adriana Santanocito ed Enrica Arena, è un’azienda che ha brevettato la produzione di tessuti sostenibili riutilizzando gli scarti degli agrumi. Infatti, ogni anno si producono 700 mila tonnellate di rifiuti dalla lavorazione di arance e affini. Sfruttando le nanotecnologie per la realizzazione di abiti vitaminici, si utilizzano gli scarti della produzione dei succhi d’arancia per estrarre cellulosa adatta alla filatura.

Ecoplasteam

Ogni anno in Europa si producono 350mila tonnellate di rifiuti in Tetrapak, un materiale difficilmente riciclabile e che a tutti ha creato il dubbio: lo butto nella carta o nella plastica? Così in Italia circa 1,4 miliardi di confezioni alimentari finiscono ogni anno negli inceneritori, con enorme spreco e inquinamento.

In provincia di Alessandria, un’azienda ha aperto il primo impianto di riciclo di materiali poliaccoppiati, da cui derivano una plastica, l’EcoAllene. Un nuovo materiale facile da lavorare e, a sua volta, interamente riciclabile.

Questi sono solo alcuni esempi pratici di come la società stia andando in una direzione più sostenibile. Inoltre, sempre più università offrono corsi di studio nei campi Circular Economy, Sustainability e Fashion Revolution, senza contare gli esempi di circuiti virtuosi creati da aziende di successo, come Sardex e Banca Etica.

Di sicuro, per arrivare a un accettazione del modello promosso dall’economia circolare da parte delle masse, bisogna soprattutto essere in grado di offrire soluzioni alternative ai problemi attuali. E ciò avverrà inevitabilmente attraverso l’innovazione.

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