Imposta di bollo deposito titoli: Cos’è e come si calcola

Un'analisi sul Conto Deposito Titoli: alcune indicazioni su come calcolarlo e su come gestire al meglio questo strumento di gestione dei risparmio

Tra le imposte più odiate dai risparmiatori svetta tra le prime in classifica l’imposta di bollo sul deposito titoli, che deve essere regolarmente versata dagli investitori sui conti.

Conto deposito, Deposito titoli o Dossier titoli e Conto corrente sono considerati dal Fisco italiano come strumenti di gestione dei risparmi e come tool di investimento che continuano ad attrarre largo interesse e costante attenzione da parte dei risparmiatori italiani.

Scopriamo assieme, cosa ci dice la disciplina fiscale in merito all’applicazione dell’imposta di bollo sul deposito titoli, con particolare riguardo a che cos’è, come dev’essere calcolata e quando deve essere pagata. Prima di analizzare la disciplina fiscale, risulta utile però capire che cos’è un deposito titoli e come funziona.

Deposito titoli: che cos’è

Il Deposito titoli o Dossier titoli è considerato insieme al Conto Deposito e al Conto Corrente uno strumento di gestione del risparmio e degli investimenti.

Si tratta di un contratto che un soggetto risparmiatore sottoscrive con un istituto di credito al fine ultimo di autorizzare la Banca stessa a custodire e ad amministrare, per suo conto, gli strumenti finanziari e i titoli in generale (azioni, obbligazioni, titoli di stato, quote di fondi di investimento, etc.).

Grazie alla sottoscrizione di un contratto di deposito titoli, l’istituto creditizio deve impegnarsi a custodire e a mantenere la registrazione contabile dei titoli, curare il rinnovo e l’incasso delle cedole, degli interessi e dei dividendi.

Ricapitolando, l’imposta di bollo si calcola sui conti e certificati di deposito, sia liberi sia vincolati presso banche e poste. Nello specifico, possiamo elencare:

  • azioni ed obbligazioni;
  • partecipazione al capitale sociale di società;
  • titoli di stato;
  • quote dei fondi comuni di investimento mobiliare ed immobiliare;
  • gli etf;
  • eventuali polizze assicurative (ad esclusione di quelle sanitarie e le quote dei fondi pensione).

Se ne avete anche più di uno intestato nella stessa banca l’imposta si paga per ciascun conto o titolo o depositi.

Rischi del Deposito titoli

Il deposito titoli è un prodotto di gestione degli investimenti assolutamente sicuro, ma è soggetto a commissioni e spese per il servizio bancario che viene offerto al correntista.

Nel corso della durata contrattuale, la Banca, su autorizzazione del soggetto risparmiatore, può sub-depositare i titoli e gli strumenti finanziari presso le società di gestione accentrata e altri depositari autorizzati.

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Il rischio principale derivante dall’aprire e mantenere un Deposito Titoli è la variazione nel tempo in senso sfavorevole delle condizioni economiche (commissioni e spese del servizio) applicate dall’istituto di credito. Risulta pertanto sempre necessario saper valutare scientemente il rapporto tra rendimenti ottenuti e costi o oneri applicati, in modo tale da evitare di pervenire ad una scelta di investimento antieconomica.

Come funziona il Deposito Titoli?

Un qualsiasi soggetto investitore e risparmiatore apre un deposito titoli “agganciato” al conto corrente bancario o postale solo se deve effettuare investimenti su strumenti e prodotti finanziari di vario genere: azioni, obbligazioni, derivati, titoli di Stato, covered warrant, ETF, quote di fondi comuni di investimento, diritti d’opzione negoziati sui mercati esteri etc.

Dal punto di vista funzionale il conto titoli è uno strumento e prodotto di gestione del risparmio e degli investimenti sul quale vengono depositate le somme che si decide di investire con lo scopo di facilitarne la gestione.

Non bisogna confondere il Deposito Titoli con il Conto Corrente in quanto il primo è esclusivamente dedicato agli investimenti, mentre il conto corrente (bancario e/o postale) consente al cliente di espletare le più tradizioni e quotidiane operazioni bancarie (ricevere/inviare un bonifico, domiciliazione spese utenze domestiche, accredito stipendio, etc.).

Certi istituti di credito offrono gratuitamente l’apertura del conto titoli, ma solo nei casi in cui il soggetto risparmiatore effettui un investimento superiore a una certa soglia che varia da banca a banca. Alcuni degli istituti bancari che offrono questa opportunità nel 2018 sono:

  • Conto Facto banca Farmafactoring (importi vincolati);
  • Conti Web Closed;
  • Time Deposit;
  • Bcc forWeb.
homepage bcc for web

Con l’apertura del Dossier titoli l’istituto di credito custodisce ed amministra i titoli e gli strumenti finanziari, riceve e dà esecuzione agli ordini di acquisto, vendita, sottoscrizione e rimborso impartiti dal risparmiatore.

La banca presso la quale si apre il conto titoli è tenuta ad effettuare la registrazione contabile degli strumenti, curare l’incasso degli interessi e dei dividendi, oltre che provvedere al rinnovo ed all’incasso delle cedole su incarico del cliente stesso.

Dossier Titoli: come si calcola l’Imposta di bollo?

Per ricapitolare, quando parliamo di imposta di bollo, ci riferiamo a un’imposta indiretta. Ciò implica che non colpisce le persone ma i consumi: in concreto, definitasi in seguito alla costituzione di un atto, registro, fascicolo o documento in forma scritta, l’imposta di bollo agisce sui consumi, come ad esempio, l’emissione di una ricevuta senza Iva o l’affitto di un determinato immobile. L’imposta di bollo è dovuta in misura fissa o proporzionale al momento in cui si fa uso dell’atto.

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Per ciò che concerne gli investimenti custoditi nel Deposito Titoli, essi sono soggetti a due tipologie di tassazione, che gravano sul cliente-risparmiatore, in aggiunta, vi è il pagamento degli oneri economici praticati dalla banca con cui si sottoscrive il contratto di apertura Conto Titoli. Inoltre, l’imposta di bollo sul conto deposito titoli non è fissa, ma è proporzionale alla somma depositata. La normativa fiscale prevede che si applichi l’imposta di bollo pari allo 0,20% sulle giacenze presenti sul conto titoli. Nello specifico, il pagamento dovuto, dovrà essere effettuati data di produzione dell’estratto conto che può essere in base annuale, semestrale, trimestrale o mensile.

Calcolo imposta di bollo conto deposito

logo mef calcolo imposta bollo

Al riguardo del calcolo dell’imposta di bollo del conto deposito, a titolo esemplificativo se sul tuo dossier titoli sono depositati 100.000 euro, l’imposta di bollo che grava sul risparmiatore è pari a 200 euro.

Quindi, in buona sostanza, limposta di bollo è pari al due per mille dell’importo in denaro depositato: in merito all’imposta di bollo deposito titoli per persone giuridiche non è contemplata alcuna soglia massima, che, negli altri casi, viene applicata una soglia pari a 14mila euro.

Per poter definire una quantificazione del valore dei titoli detenuti, si precede sulla base del valore nominale o di rimborso. In più, in caso di titolo comprensivo sia di valore nominale sia di rimborso e che questi valori non siano congruenti tra loro, il valore complessivo deve essere determinato a partire dal valore nominale.

L’applicazione dell’imposta di bollo sul deposito titoli somiglia quindi a una sorta di “mini-patrimoniale” che è necessario computare in modalità progressiva in base alle somme versate, applicando il 2 per mille sugli importi depositati all’interno del proprio dossier titoli.

Proseguendo la disanima, occorre ricordare che nel corso degli anni l’imposta di bollo sul deposito titoli ha subito una revisione normativa: nel 2012 era pari allo 0,1% con un tetto massimo di 1.200 euro e un importo minimo di 34,2 euro, il quale, è stato eliminato con la Legge di stabilità del 2014 per tutti i titolari aventi un conto deposito o di un conto deposito titoli al di sotto dei 17.100 euro.

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Oltre all’applicazione dell’imposta di bollo, occorre ricordare che il deposito titoli è soggetto al calcolo della tassazione sul capital gain dato che si tratta di un prodotto di investimento che può produrre una plusvalenza.

La tassazione degli interessi che grava sul conto deposito titoli non è differente dalle altre forme di investimento: le imposte sono fissate al 26% sugli interessi maturati. Ciò implica che si aprono varie possibilità di operare con questa tipologia di investimento, anche per quegli investitori che operano con somme esigue senza essere penalizzato o incorrere in problematiche.

Queste informazioni sul trattamento fiscale del Conto Deposito Titoli sono fondamentali e rilevanti: ogni investitore può calcolare gli effettivi rendimenti di tale prodotto di gestione degli investimenti al netto degli oneri economici, dell’imposta di bollo e delle tasse sul capital gain.

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Rimborso imposta di bollo deposito titoli:

Pur non potendo parlare sempre di imposta di bollo deposito a titoli gratis, devi considerare la possibilità, data da alcune banche, di accedere a un rimborso dell’imposta di bollo deposito titoli, la quale, a seconda del caso può essere parziale o totale. Questo potrebbe essere un buon modo per ottimizzare i tuoi guadagni. Il consiglio che ti diamo è quello di consultare le opzioni dei vari istituti finanziari che possono farsi carico di questa spesa, che altrimenti saresti obbligato a sostenere.

Quando si paga l’imposta di bollo Dossier Titoli?

Come già precedentemente detto, l’imposta di bollo sul Deposito Titoli pari al 2% annuale (due per mille) deve essere pagata alla data di produzione dell’estratto conto (annuale, semestrale, trimestrale o mensile). Il tetto massimo dell’imposta di bollo è di 14.000 euro solo per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Imposta di bollo sui prodotti finanziari

Per esemplificare meglio, per valutare l’imposta di bollo dei prodotti finanziari si effettuerà il calcolo a partir dal valore di mercato, in mancanza di questo dato il calcolo ci si focalizzerà sul valore nominale o di rimborso dei prodotti finanziari al 31 dicembre di ciascun anno di imposta.

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Come già anticipato, all’Erario spetterà l’imposta la, quale, versata dall’intermediario finanziario, è addebitata al cliente.

Come non pagare l’imposta di bollo

Come detto in apertura, questo tipo d’imposta è tra le meno amate, se quindi stai cercando di capire come non pagare l’imposta di bollo, dobbiamo partire dal presupposto che non esiste nulla di illegale, nessuno la “farà franca”, semplicemente, puoi muoverti sui mercati finanziari utilizzando i CFD (contratti per derivati). In concreto, operando con questi strumenti di Trading Online, i CFD, potrai usufruire di un servizio di trading senza che venga applicata alcun tipo di commissione:  sarai quindi esente da costi inerenti l’imposta di bollo e non incorrerai neanche in alcun tipo di commissioni, inoltre, sono degli strumenti molto semplici da utilizzare. Nel caso tu voglio scoprire di più sull’argomento ti invitiamo a scoprire i Migliori broker CFD per fare Trading Online.

Trucchetto per non pagare l’imposta

In aggiunta a quanto detto, esiste anche un piccolo trucchetto per non pagare l’imposta di bollo: ammettiamo che la banca invii l’estratto conto trimestralmente, ciò significa che al 31 marzo verrà addebitata l’imposta di bollo. Nel caso tu voglia provare ad evitare di pagare l’imposta di bollo Dossier titoli, devi sapere che il soggetto risparmiatore può spostare in anticipo di qualche giorno le somme sul conto corrente. Grazie a questo piccolo “trucchetto” l’imposta di bollo viene azzerata in quanto deve essere sostenuta sulla giacenza al 31 marzo.

Successivamente, dopo la fine del trimestre si deve procedere a trasferire nuovamente le somme dal conto corrente al dossier titoli, sul quale ricominceranno a maturare gli interessi. La convenienza di questo escamotage tende a diminuire con l’aumentare della frequenza nell’invio dell’estratto conto da parte dell’istituto di credito.

Ad ogni modo, gli “sconvenienti” da valutare sono ascrivibili ai seguenti: fatica nel compiere frequenti operazioni di spostamento delle giacenze da un conto all’altro e mancata maturazione degli interessi sul Dossier titoli.

L’ideale sarebbe ricevere dalla banca un estratto conto annuale al fine ultimo di minimizzare le operazioni di trasferimento delle giacenze da un conto all’altro.

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