Bitcoin Le Iene: Cosa sono le criptovalute, Come funzionano e i Rischi – Video

Bitcoin: Le iene indagano sul mondo delle criptovalute. Le interviste e le informazioni utili estratte dal servizio di Matteo Viviani

Finalmente anche in Italia qualcuno ha spiegato, in modo chiaro ed oggettivo, cosa sono e come funzionano i Bitcoin in prima serata su uno dei principali canali televisivi nazionali.

Dopo il famoso servizio sul Deep Web “il lato oscuro di internet” e quello relativo alle opzioni binarie, Matteo Viviani, inviato de Le Iene, ha raccolto diverse informazioni, intervistando le persone coinvolte con l’utilizzo di questa innovativa forma di moneta.

In fondo all’articolo troverai il video completo:

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Cosa sono i Bitcoin

Intervista a Stefano Fratepietro

La prima persona ad essere intervistata è Stefano Fratepietro, a capo del reparto di cybersicurezza e di scienza forense digitale presso Tesla Consulting, ed esperto di sicurezza informatica.

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Fratepietro introduce il Bitcoin come una moneta completamente digitale che viene scambiata su un sistema totalmente esterno a quello bancario tradizionale. Non ce n’è una versione fisica, ma esiste solo su Internet. Avendo un valore è di fatto una moneta, perché è scambiabile con qualsiasi tipo di merce (ovvero è utilizzabile come forma di pagamento).

Chi o cosa determina il valore di bitcoin?

“Il valore di Bitcoin lo determina solo il mercato, ovvero la pura legge della domanda e dell’offerta” conclude Fratepietro.

Intervista al Prof. Ferdinando Ametrano

Il secondo intervistato dalla Iena Viviani è il Professor Ferdinando Ametrano, dell’Università di Milano-Bicocca, che ricorda che: “una cosa non può non avere valore solo perchè è immateriale: di cose immateriali che hanno valore ce ne sono, e ce ne sono sempre state moltissime. Ad esempio gli stipendi di un lavoratore pagati con un bonifico bancario“.

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Inoltre fa notare che se oggi possiamo dire che Bitcoin vale ad esempio diecimila dollari significa che c’è qualcuno che lo ha comprato a quella cifra, ovvero ha accettato di pagare l’equivalente di diecimila dollari per 1 Bitcoin.

Le cose hanno valore perchè gli esseri umani danno valore alle cose“, aggiunge.

Questo valore si esprime tramite un prezzo.

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Dove comprare bitcoin

Nel servizio delle Iene non viene trattato uno degli aspetti più importanti che riguardano il mondo delle criptovalute e dei bitcoin, ovvero, le piattaforme dove poter scambiare bitcoin e cripto: gli exchange.

Gli exchange sono delle vere e proprie piattaforme attraverso le quali è possibile comprare e vendere criptovalute. Da Ethereum a Ripple, passando per Monero e Litecoin. In pratica, attraverso queste piattaforme, è possibile scambiare euro per ottenere delle monete virtuali da inviare al proprio wallet (portaglio) personale.

In un nostro articolo “dove comprare bitcoin e criptovalute“, abbiamo già affrontato l’argomento, ma qui di seguito vi proponiamo una tabella che raggruppa quali sono le migliori piattaforme del momento.

Migliori Exchange di Criptovalute

Alcune piattaforme permettono di fare solo trading di criptovalute altre, vedi IQOption di comprare e vendere “realmente” monete virtuali.

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Differenza tra Bitcoin e monete tradizionali

Ametrano definisce il Bitcoin “l’equivalente digitale dell’oro“, perché esiste in quantità limitate (Bitcoin addirittura non può essere riprodotto, mai, in nessun caso, ed in nessun modo): c’è un limite preimpostato, invalicabile, di 21 milioni di Bitcoin in circolazione.

Ad oggi ce ne sono già quasi 17 milioni in circolazione, ed i rimanenti verranno distribuiti da qui al 2140 circa.

Questa è la principale differenza rispetto alle monete tradizionali, che potenzialmente invece possono essere stampate all’infinito: la limitazione della disponibilità di Bitcoin infatti potrebbe garantirgli un aumento di valore nel tempo (ovvero un trend deflattivo, e non inflattivo come le monete fiat tradizionali).

Un tempo tuttavia l’oro fisico garantiva che le monete tradizionali avessero valore, ma oramai da qualche tempo a questa parte ciò non è più vero: le monete fiat attuali (ovvero quelle a corso legale) non sono garantite dall’oro. Addirittura il dollaro statunitense del 1913 (ovvero in poco più di 100 anni) ha perso il 96% del suo potere di acquisto (ovvero del suo valore).

Le monete legali, che non sono più convertibili in oro, e che hanno dietro una Banca Centrale, sono monete che inevitabilmente tendono a svalutarsi. Da qui nasce l’idea di una moneta “privata”, disponibile in quantità finite e predeterminate, che possa invece garantire la preservazione del suo valore nel tempo.

Come nasce Bitcoin?

Bitcoin nasce all’interno della comunità dei cosiddetti Cypherpunk che ritiene la crittografia “un’arma” per la libertà, e grazie alla crittografia ha creato una moneta privata, non controllabile da governi o Banche Centrali. Infatti nessuno, tranne chi li possiede, può gestire i token BTC (ovvero le vere e proprie monete virtuali di Bitcoin).

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Franco Cimatti: Bitcoin Foundation Italia

Il terzo intervistato è Franco Cimatti, fondatore di Bitcoin Foundation Italia, che fa notare che le banche con Bitcoin non hanno più alcuna possibilità di intervenire sui “conti” dei possessori (che operano in totale libertà ed autonomia). Cimatti domanda: “quando possiedi degli Euro sono veramente tuoi“? Se gli Euro infatti ad esempio sono depositati in Banca in realtà è la Banca a gestirli per nostro conto.

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Bitcoin quindi non è una battaglia contro le banche, ma a favore della libera gestione del proprio denaro. Bitcoin insomma promette di dare sovranità finanziaria a chiunque. Non c’è più dittatore, banchiere centrale o governante che possa mettere mano ai portafogli della gente. Lo Stato ad esempio garantisce la proprietà degli Euro depositati in banca solo fino a centomila Euro. In caso di fallimento di un istituto bancario, chi avesse in deposito in quella banca somme superiori a questa cifra ne perderebbe inevitabilmente una parte. Invece nell’ambito dei Bitcoin, essendo un sistema distribuito, nessuno fallisce“.

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Bitcoin, a differenza delle Banche, è incorruttibile

Anzi, qualunque ente creato dagli uomini (comprese le Banche Centrali) ha una grande flessibilità, ma anche una grande fragilità: l’elemento umano infatti può fallire. Bitcoin invece è basato su software, su matematica e crittografia, e quindi non può essere corrotto: è un sistema incorruttibile.

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Però per garantire che i dati siano validi (come ad esempio i saldi disponibili dei conti), questi devono essere tutti pubblici. Insomma, è tutto trasparente. Infatti per escludere la necessità di dover ricorrere ad intermediari è stato creato un registro pubblico (la BlockChain), e non modificabile, grazie al quale è possibile verificare tutto. Un libro mastro, digitale, ed accessibile a chiunque nel mondo, in cui vengono annotate tutte le transazioni. Questo registro è distribuito, ovvero chiunque operi nel sistema può averne un’intera copia per poter verificare tutte le transazioni. In questo modo si evita completamente la falsificazione, perché chiunque può verificare nella propria copia la correttezza ad esempio delle disponibilità di qualsiasi altro conto.

Le transazioni Bitcoin sono pubbliche e anonime

Per evitare problemi di privacy è stato deciso però che tutte le transazioni che vengono memorizzate in questo registro pubblico siano anonime. Ogni conto infatti ha un codice, e non è possibile associare questo codice ad una persona (a meno che non si sappia chi sia il proprietario di un conto).

Questo fa sì che, volendo, potrebbero essere dei modi per rendere impossibili i controlli (anche da parte delle Forze dell’Ordine). D’altronde la prima applicazione della crittografia stessa è proprio quella di difendere la privacy.

Purtroppo con Bitcoin vengono anche commessi degli illeciti, ma esattamente come accade con il denaro contante tradizionale. Non è però che se qualcosa viene usata male allora bisogna proibirla: ad esempio la benzina che viene distribuita al distributore volendo è utilizzabile per creare bombe molotov, ma nessuno si sognerebbe di proibirla per questo.

Inoltre il Tesoro inglese ha messo le valute digitali come Bitcoin all’ultimo posto tra i sistemi a rischio di utilizzo per i riciclaggio del denaro sporco. Al primo posto ci sono le banche, seguite dagli studi di commercialisti e dagli studi legali.

Bitcoin rimane un asset altamente speculativo

Il processo di messa a punto di questo strumento però inevitabilmente è confuso e… volatile. Tanto che Bitcoin, che oggi vale circa 10mila dollari, domani potrebbe anche crollare a mille, o meno. Anche perchè quando acquista valore chi ne detiene potrebbe essere portato a venderne un po’, per “monetizzare” l’investimento, e questo farebbe scendere il prezzo. Questo sistema procede, da circa 9 anni, con strappi spaventosi, ma negli ultimi sei, Bitcoin ha aumentato di valore di ben 10mila volte.

Inoltre negli ultimi decenni il mondo si è adattato al denaro digitale, che è oramai utilizzatissimo in tutto il mondo.

In particolare a Rovereto, dove molti esercizi commerciali oramai da anni hanno deciso di accettare Bitcoin come forma di pagamento alternativa.

Marco Amadori Ceo di inBitcoin

Il quarto intervistato è l’amministratore delegato di inBitcoin, Marco Amadori, che fa notare come se, da un lato, sia difficile comprendere queste logiche astratte, dall’altro sia invece più semplice comprenderne l’utilizzo se lo si può osservare attorno a sè. Per questo a Rovereto, grazie anche proprio a inBitcoin, si sta cercando di creare una “Bitcoin Valley”.

Il collega di Amadori, Nicola Vaccari spiega che l’obiettivo è quello di creare una comunità intera in cui si può vivere il denaro in un modo diverso. Ed ecco che, piano piano, nel tempo, molte realtà locali hanno iniziato ad accettare Bitcoin: bar, giornalai, parrucchieri, pizzerie, macellerie, eccetera.

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Luca Fantacci: Bitcoin è inaffidabile

L’ultimo intervistato dalle Iene è il Prof. Luca Fantacci, docente di Storia Economica all’Università Bocconi di Milano, che sostiene che Bitcoin è uno strumento di pagamento inaffidabile, perchè ha un valore molto variabile: rende l’andamento degli affari completamente incerto. Quando si incassa qualcosa bisognerebbe poter sapere se sarà sufficiente per coprire le proprie prossime spese, ma se nel frattempo il valore crolla si possono avere perdite che non hanno nulla a che fare con la propria capacità di guadagnare denaro.

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Gli intermediari controllano le valute, nel bene e nel male

Anche le valute tradizionali perdono di potere di acquisto nel tempo, ma sono proprio gli “intermediari” (in particolare le Banche Centrali) a controllare ed assicurare che questa perdita sia sotto controllo. Inoltre questi intermediari sono persone con un nome e cognome, così anche se dovessero sbagliare si saprebbe chi colpevolizzare.

Le stesse valute tradizionali non hanno valore intrinseco, come Bitcoin, ma hanno un soggetto che le gestisce che le emette secondo dei criteri prestabiliti, tra cui quello principale è proprio la stabilità del potere di acquisto.

Paradossalmente una moneta il cui potere di acquisto aumenta nel tempo riduce i consumi, perchè conviene rinviare le spese piuttosto che effettuarle subito, proprio perchè più passa il tempo più cose posso comprarci. In altre parole una moneta deflattiva (come Bitcoin) è un incentivo al risparmio, e non alla spesa: il compito della moneta invece è quello di circolare, non di rimanere ferma sui conti correnti.

Anche come investimento Bitcoin è un rischio, perchè il suo valore può anche crollare da un momento all’altro, o persino azzerarsi.

Video Iene Bitcoin

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Link al video: https://www.iene.mediaset.it/2018/news/cosa-sono-e-come-funzionano-i-bitcoin_311.shtml

Fonte: Le Iene, Mediaset.

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