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Gli ETF Bitcoin stanno segnalando un’uscita della “smart money” o solo un reset dei flussi?

Cinque settimane consecutive di deflussi. Quasi 4 miliardi di dollari usciti dagli ETF spot su Bitcoin negli USA dall’inizio del 2026. AUM in calo del 30% rispetto ai massimi di ottobre 2025. I titoli dei giornali finanziari si sono scritti da soli: “La smart money abbandona Bitcoin.” Ma martedì 25 febbraio quegli stessi ETF hanno registrato 506,5 milioni di dollari di afflussi netti in una singola seduta — il dato più alto in tre settimane — con tutti gli undici fondi attivi in territorio positivo. Il giorno prima erano già entrati 257,7 milioni. Totale in 48 ore: oltre 750 milioni di dollari. Come leggere questi dati senza farsi guidare né dal panico né dall’euforia?

📋 In 30 secondi

Deflussi 2026: ∼3,8 miliardi netti usciti dagli ETF spot BTC USA in cinque settimane consecutive (la striscia più lunga dal febbraio 2025). Ma il saldo cumulativo dal lancio resta sopra i 54 miliardi.

Inversione 24–25 febbraio: 750 milioni di afflussi in due sedute. BlackRock IBIT ha guidato con 297 milioni (il 25 febbraio), Grayscale GBTC con 102 milioni — raro giorno positivo per il fondo storicamente in emorragia.

Non è un esodo istituzionale: gli hedge fund che vendono sono soprattutto arbitragisti del basis trade (spread futures-spot), non investitori direzionali. Advisor e wealth manager continuano ad accumulare.

Per l’investitore italiano: guardare i flussi giornalieri è come guardare il meteo ora per ora. Le tendenze trimestrali e cumulate raccontano la storia vera: gli ETF restano il canale principale di adozione istituzionale di Bitcoin.

Il quadro: cinque settimane in rosso, poi l’inversione

Visualizzazione 3D di 5 blocchi di dati collegati, incrinati e rossi in discesa bruscamente, culminando in un grande blocco fractured con fulmini rossi. Una maschera romana rotta sul pavimento di marmo scuro tra rovine romane e Colosseum.

I numeri crudi sono inequivocabili. Dalla fine di gennaio alla settimana del 20 febbraio 2026, gli ETF spot su Bitcoin quotati negli USA hanno registrato deflussi netti per circa 3,8 miliardi di dollari. La settimana più pesante ha visto uscire circa 316 milioni in soli quattro giorni di contrattazione (la settimana era accorciata dal Presidents’ Day). Il Fear & Greed Index crypto è sceso a 8–11 — Extreme Fear — il livello più basso dal luglio 2022 (fonte: CoinMarketCap).

Il contesto è importante: Bitcoin ha perso circa il 28% dall’inizio dell’anno, il market cap totale crypto è sceso a 2,3 trilioni di dollari, e la volatilà generata dai dazi di Trump ha spinto molti operatori a ridurre il rischio in portafoglio. Gli AUM totali degli ETF spot BTC sono calati da 117 miliardi (inizio 2026) a circa 84–91 miliardi a fine febbraio, una contrazione del 25–30%.

Ma poi è arrivata l’inversione. Lunedì 24 febbraio: 257,7 milioni di afflussi netti, guidati da Fidelity FBTC (83 milioni) e BlackRock IBIT (79 milioni). Martedì 25 febbraio: 506,5 milioni, il giorno singolo più forte in tre settimane. IBIT da solo ha attirato 297 milioni, quasi il 60% del totale. Nessuno degli undici ETF attivi ha registrato deflussi — una giornata di acquisto sincronizzato che segnala rientro di capitale istituzionale, non solo copertura di short (fonte “Yahoo Finance”).

Chi sta vendendo (e chi sta comprando)

La narrativa della “smart money exit” è vera, ma incompleta. Secondo i dati 13F analizzati da CF Benchmarks, gli hedge fund hanno ridotto le loro posizioni in ETF Bitcoin di circa 25.000 BTC nel quarto trimestre 2025, per un controvalore di circa 1,6 miliardi di dollari ai prezzi attuali. Ma chi sono questi hedge fund? In larga parte, arbitragisti del basis trade: compravano ETF spot e vendevano futures CME per catturare lo spread tra i due prezzi, che nel 2024–2025 rendeva il 15–25% annualizzato. Quando il basis si è compresso al 4% circa (febbraio 2026), appena sopra i Treasury a breve, il trade ha smesso di funzionare. I fondi hanno chiuso le posizioni — non perché hanno perso fiducia in Bitcoin, ma perché l’arbitraggio non rendeva più.

Dall’altra parte del tavolo, gli investment advisor e i wealth manager hanno aumentato le posizioni in IBIT per cinque trimestri consecutivi, con un incremento del 145% anno su anno. La partecipazione proprietaria di BlackRock in IBIT è cresciuta del 328%. Morgan Stanley e LPL Financial hanno continuato ad accumulare. Persino fondi sovrani — come quello di Abu Dhabi, che ha rivelato un miliardo di dollari in ETF Bitcoin — si sono posizionati.

In Italia, Intesa Sanpaolo ha dichiarato 96 milioni di dollari in ETF spot Bitcoin nel filing 13F del quarto trimestre 2025, con posizioni in ARKB e IBIT affiancate da una copertura in opzioni put su Strategy. È il tipo di allocazione strutturale — a lungo termine e coperta — che non appare nei flussi giornalieri ma definisce il trend di fondo.

🔍 Come leggere i flussi ETF senza farsi ingannare

Flussi giornalieri ≈ rumore. Un singolo giorno di deflussi (o afflussi) non fa trend. Servono almeno 3–5 sedute consecutive per identificare un cambio di direzione.

Flussi cumulativi ≈ segnale. Dal lancio (gennaio 2024), gli ETF spot BTC hanno attirato oltre 54 miliardi netti. Anche dopo i deflussi 2026, il saldo resta ampiamente positivo.

AUM vs flussi: gli AUM calano del 30% da inizio anno, ma questo riflette soprattutto la discesa del prezzo di Bitcoin (−28%), non solo i riscatti. Un calo di AUM non equivale necessariamente a un’uscita di capitali.

Chi vende conta: hedge fund che chiudono un arbitraggio ≠ istituzioni che perdono fiducia. I dati 13F distinguono le due categorie: guardate i wealth advisor, non solo i fondi speculativi.

Il peso strutturale degli ETF: 6% del market cap Bitcoin

Per mettere i numeri in prospettiva: gli ETF spot USA detengono oggi circa il 6% dell’intera capitalizzazione di Bitcoin. Gli AUM totali oscillano tra 87 e 91 miliardi di dollari a seconda delle variazioni di prezzo intraday. I flussi cumulativi netti superano i 54 miliardi — un dato che ha surclassato le previsioni più ottimistiche del 2024, quando gli analisti stimavano afflussi per 5–15 miliardi nel primo anno.

Questo footprint istituzionale non si smantella in cinque settimane di deflussi. Come ha sottolineato Robert Mitchnick, responsabile asset digitali di BlackRock, gli hedge fund che investivano negli ETF non guidavano i movimenti di prezzo di Bitcoin — i contratti perpetui con leva su altre piattaforme lo facevano. L’infrastruttura ETF è intatta: custodia regolamentata, liquidità profonda, accesso tramite broker tradizionali. È un’infrastruttura che ha trasformato Bitcoin da asset di nicchia a posizione di portafoglio per advisor e banche europee.

Cosa osservare nelle prossime settimane

L’inversione del 24–25 febbraio è un segnale, non una conferma. Come abbiamo scritto nell’analisi del rimbalzo post-Trump, servono almeno tre sedute consecutive di afflussi per parlare di inversione di trend. Se i flussi restano positivi fino a fine settimana, gli ETF Bitcoin potrebbero chiudere la prima settimana in attivo dopo più di un mese.

I catalizzatori prossimi sono chiari: il job report USA del 6 marzo, il CPI e PCE dell’11 e 13 marzo, e soprattutto il FOMC del 17–18 marzo con dot plot aggiornato e conferenza stampa di Powell. Se i dati macro alimentano aspettative di taglio dei tassi, il capitale tende a fluire verso asset rischiosi — inclusi gli ETF Bitcoin. Se confermano inflazione appiccicosa, i deflussi potrebbero riprendere.

Un dato on-chain merita attenzione: circa 9 milioni di Bitcoin sono attualmente detenuti in perdita, storicamente un indicatore di prossimità ai minimi di mercato. Parallelamente, le whale stanno accumulando, creando una divergenza rispetto alla vendita istituzionale. Questa combinazione — capitolazione retail, accumulo whale, stabilizzazione dei flussi ETF — ha storicamente preceduto fasi di recupero.

📝 Checklist per l’investitore italiano

1. Non reagire ai singoli giorni. Un deflusso giornaliero di 300 milioni sembra enorme, ma su 54 miliardi cumulativi è lo 0,5%. Guarda le medie settimanali e mensili.

2. Distingui chi vende. Arbitragisti che chiudono il basis trade ≠ istituzionali che abbandonano Bitcoin. I 13F trimestrali sono la vera bussola.

3. Monitora il contesto macro. I flussi ETF reagiscono alle aspettative sui tassi. Prima del FOMC (17–18 marzo), la volatilità dei flussi aumenterà.

4. ETF ≠ Bitcoin. Se possiedi Bitcoin direttamente, i deflussi ETF non cambiano i fondamentali della rete. Se investi tramite ETF (o la tua banca lo fa per te), guarda i flussi cumulativi, non giornalieri.

5. Aspettative realistiche. Gli ETF spot BTC restano uno strumento giovane (lancio: gennaio 2024). Volatilità dei flussi è normale nella fase di maturazione. Il dato strutturale — 54 miliardi cumulativi, 6% del market cap — è la metrica da seguire.

Giuliana Morelli

Giuliana Morelli

Giuliana Morelli è la Responsabile della sezione Notizie di Finaria.it, dove coordina la copertura quotidiana delle news su criptovalute, mercati finanziari e macroeconomia.

Laureata Magistrale in Economia e Management, Giuliana ha maturato oltre quindici anni di esperienza nel settore finanziario, inizialmente come consulente aziendale e successivamente come imprenditrice con la fondazione della propria società di consulenza nel 2010, attraverso la quale supporta imprese e investitori privati in ambito di investimenti e pianificazione finanziaria.

In qualità di Responsabile News, Giuliana seleziona, analizza e pubblica le notizie più rilevanti per il pubblico italiano, garantendo tempestività e accuratezza nella copertura degli eventi che muovono i mercati. Il suo lavoro copre sia la finanza tradizionale — decisioni delle banche centrali, dati macroeconomici, trimestrali societarie, evoluzioni normative — sia il settore degli asset digitali, con un focus su movimenti di mercato crypto, aggiornamenti regolamentari, adozione istituzionale e sviluppi tecnologici legati alla Blockchain.

La sua esperienza diretta nel mondo della consulenza finanziaria le consente di contestualizzare le notizie all'interno di un quadro più ampio, offrendo ai lettori non solo la cronaca degli eventi ma anche le implicazioni pratiche per chi opera sui mercati. Collabora attivamente con studi professionali e partecipa a iniziative legate al Fintech e a programmi di incubazione e accelerazione d'impresa.

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