La più grande banca italiana per capitalizzazione ha rivelato un’esposizione di quasi $96 milioni in ETF spot Bitcoin quotati negli Stati Uniti, accompagnata da una sofisticata strategia di copertura tramite opzioni put su Strategy (ex MicroStrategy) per un nozionale di circa $184,6 milioni. Il dato emerge dal filing 13F depositato presso la SEC per il quarto trimestre 2025 e segna un salto di scala rispetto all’acquisto “test” di 11 Bitcoin per circa $1 milione effettuato a inizio 2025.
Il filing SEC: $72,6 milioni su ARK 21Shares, $23,4 su iShares
Il 13F depositato il 14 febbraio 2026 mostra che Intesa Sanpaolo deteneva al 31 dicembre 2025 due posizioni principali in ETF Bitcoin spot: $72,6 milioni nel ARK 21Shares Bitcoin ETF (ARKB) e $23,4 milioni nell’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock. A queste si aggiunge una posizione minore da $4,3 milioni nel Bitwise Solana Staking ETF e piccole partecipazioni azionarie in Circle ($4,4 milioni), Coinbase, Robinhood e altre società crypto (fonte CoinDesk).

Il filing utilizza la designazione “DFND” (Shared-Defined), che indica decisioni d’investimento prese congiuntamente dalla capogruppo e dalle società di gestione affiliate. Come sottolinea Ledger Insights, trattandosi di un 13F in cui Intesa dichiara di non avere diritto di voto sugli asset, le posizioni sono con ogni probabilità detenute per conto di clienti istituzionali e di private banking, non come tesoreria proprietaria. Intesa resta però il gestore discrezionale: decide quando comprare e vendere (fonte Ledger Insights).
Posizioni crypto di Intesa Sanpaolo — 13F Q4 2025
| Strumento | Valore ($) | Tipo |
| ARK 21Shares Bitcoin ETF (ARKB) | 72,6 mln | ETF spot Bitcoin |
| iShares Bitcoin Trust (IBIT) | 23,4 mln | ETF spot Bitcoin |
| Bitwise Solana Staking ETF | 4,3 mln | ETF staking Solana |
| Circle (USDC issuer) | 4,4 mln | Equity |
| Put options su Strategy (MSTR) | ~184,6 mln | Opzioni put (copertura) |
| Coinbase, Robinhood, altri | < 5 mln | Equity minori |
La copertura su MicroStrategy: cosa significa
L’elemento più sofisticato del filing è la posizione in opzioni put su Strategy (ex MicroStrategy) per un nozionale di circa $184,6 milioni. Strategy è il più grande detentore corporate di Bitcoin al mondo con 714.644 BTC in bilancio, e il suo titolo azionario storicamente scambia a un premio o a uno sconto rispetto al valore netto degli asset in Bitcoin (NAV).
Le opzioni put danno a Intesa il diritto (non l’obbligo) di vendere azioni MSTR a un prezzo predeterminato. Se Bitcoin scende e il titolo Strategy perde valore — sia per il calo del BTC sia per la compressione del premio sul NAV — le put generano un profitto che compensa parzialmente le perdite sugli ETF Bitcoin. Non è una copertura perfetta, ma riduce il rischio di base e il rischio di sentiment legato a un’azione il cui prezzo può sganciarsi dal BTC sottostante.
Ledger Insights suggerisce che l’intera struttura — long ETF Bitcoin + put su MSTR — potrebbe essere parte di un prodotto strutturato offerto ai clienti wealth management: esposizione al rialzo su Bitcoin, protezione parziale al ribasso tramite il derivato su Strategy. È un modello già utilizzato da altri operatori istituzionali e coerente con l’approccio prudente di una banca sistemica.
Cosa cambia per gli investitori italiani
L’ingresso di Intesa Sanpaolo — la banca dove milioni di italiani hanno il conto corrente — nel mercato degli ETF Bitcoin quotati negli USA ha implicazioni concrete per il panorama nazionale. Da un lato, conferma che le grandi banche europee stanno integrando i prodotti crypto regolamentati nelle proprie offerte di gestione patrimoniale, seguendo il precedente di BNP Paribas nel 2025. Dall’altro, sposta il baricentro dell’adozione crypto in Italia dai canali self-custody e dagli exchange verso il sistema bancario tradizionale.
Il contesto regolatorio accelera questo spostamento. La legge di bilancio 2026 ha innalzato l’imposta sulle plusvalenze crypto al 26% (dall’originario 12,5% per le cripto, allineandola alle rendite finanziarie), il framework DAC8/CARF impone lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività, e il regolamento MiCA in piena attuazione rende più complesso operare su piattaforme non regolamentate. Per il risparmiatore italiano che desidera esposizione a Bitcoin, un ETF gestito dalla propria banca diventa un’opzione sempre più competitiva rispetto all’acquisto diretto su exchange extra-UE.
🏦 Intesa e Bitcoin: le implicazioni per i risparmiatori italiani
Accesso bancario. Se Intesa offre esposizione Bitcoin tramite ETF spot regolamentati USA ai propri clienti wealth management, il passo successivo potrebbe essere l’apertura a segmenti di clientela più ampi. Il piano industriale 2026–2029 della banca enfatizza la crescita della piattaforma digital asset nella divisione IMI Corporate & Investment Banking.
Protezione regolamentare. Gli ETF spot su Bitcoin sono strumenti regolamentati dalla SEC. Investire tramite un intermediario bancario italiano aggiunge un ulteriore livello di vigilanza (Consob + Banca d’Italia), con obblighi di adeguatezza MiFID II e segregazione degli asset.
Costi vs self-custody. L’intermediazione bancaria ha un costo (commissioni di gestione dell’ETF + eventuale mark-up del private banking). Per importi rilevanti, la differenza rispetto all’acquisto diretto di BTC con self-custody può essere significativa. Il trade-off è tra comodità/protezione e costo/autonomia.
Continuità editoriale. L’ingresso di Intesa si inserisce nel quadro dei deflussi dagli ETP crypto che abbiamo analizzato in settimana ($3,74 miliardi in un mese). I deflussi sono guidati dagli USA, mentre l’Europa accumula: la Germania ha registrato $115 milioni di afflussi nella stessa settimana. Intesa si posiziona esattamente in questa dinamica.