Un’analisi pubblicata su Nasdaq/Motley Fool mette Ethereum e XRP faccia a faccia sul 2026 e arriva a una conclusione netta: ETH ha più upside per chi compra oggi. Ma la tesi merita di essere scomposta, perché i due asset non competono sullo stesso terreno. Ethereum è l’infrastruttura della DeFi, il collaterale universale del mondo on-chain. XRP si sta posizionando come binario per la tokenizzazione di asset reali e i pagamenti istituzionali. Sono ruoli diversi in un portafoglio, con catalizzatori diversi e rischi diversi — e sotto MiCA, anche regole diverse (fonte Nasdaq).
📋 Le tesi a confronto
Ethereum: “blue chip” della DeFi. ∼54 mld $ di TVL, ruolo centrale per L2 (Arbitrum, Optimism, Base), stablecoin (n°1 per volume), RWA. Upgrade 2026 su tre assi: throughput, costi, sicurezza del base layer. Meccanismo deflazionistico (fee burn) + yield da staking (∼2,8%). Già in parte prezzato dal mercato.
XRP: fintech per istituzioni. Treasury USA tokenizzati su XRPL a 300 mln $ (+2.900% in un anno, 63% della supply totale di T-bill tokenizzati). 5 ETF spot già operativi per 1+ mld $ di AUM. RLUSD (stablecoin Ripple) a 1,2 mld $ di market cap. Sidechain EVM lanciata a metà 2025. Più catalizzatori binari (ETF, piloti bancari), ma anche più rischio di esecuzione.
La tesi Ethereum: infrastruttura, non speculazione

Il punto di forza di Ethereum nel 2026 non è il prezzo: è la posizione strutturale. Nessun’altra blockchain ha un ecosistema DeFi paragonabile (54 miliardi di dollari di valore bloccato), un ruolo così dominante nelle stablecoin (la maggioranza di USDC e USDT gira su Ethereum o L2 compatibili), né una pipeline di upgrade così articolata.
La roadmap 2026 di Ethereum si muove su tre direttrici. La prima è la scalabilità: aumentare il throughput del base layer e dei rollup L2 per gestire più transazioni a costi più bassi. La seconda è l’usabilità: ridurre i tempi di conferma e semplificare l’esperienza utente, un collo di bottiglia storico che ha rallentato l’adozione retail. La terza è la sicurezza: nuove funzionalità sul base layer per migliorare la protezione contro attacchi e vulnerabilità nei contratti smart.
Ethereum ha inoltre due meccanismi di cattura del valore che XRP non ha. Il primo è il fee burn: ogni transazione distrugge una quota di ETH, creando una relazione diretta tra attività sulla rete e pressione deflazionistica sul token. Il secondo è lo staking: il meccanismo proof-of-stake genera un rendimento simile a un’obbligazione (∼2,8% annuo), che dà a ETH un “pavimento di rendimento” indipendente dalla speculazione. La stessa Ethereum Foundation ha recentemente messo in staking 70.000 ETH per finanziare ricerca e sviluppo, un segnale di fiducia nello yield nativo.
Il rovescio della medaglia: Ethereum è a –50% dal picco di 4.100 $ e il prezzo attuale (∼2.000 $) sconta già in parte il valore dell’ecosistema. Per chi cerca un raddoppio, ETH richiede che la DeFi cresca in modo significativo, che la tokenizzazione di RWA si espanda sulla rete (e non solo su L2 concorrenti come Solana), e che l’adozione istituzionale via ETF si traduca in afflussi sostenuti — cosa che nel 2026 non si è ancora vista.
La tesi XRP: tokenizzazione e infrastruttura bancaria
XRP racconta una storia diversa. Ripple non punta agli sviluppatori DeFi, ma alle istituzioni finanziarie: banche, asset manager, circuiti di pagamento. La strategia si basa su quattro pilastri: rendere XRPL la piattaforma preferita per la tokenizzazione di asset reali (Treasury, bond, fondi), costruire un ecosistema di ETF regolamentati, espandere RLUSD come stablecoin istituzionale, e sviluppare feature come mercati decentralizzati con identità verificabile e protocolli di prestito nativi.
I numeri raccontano un avanzamento concreto. Come abbiamo analizzato nel dettaglio su Finaria, XRPL ospita oggi quasi 300 milioni di dollari in Treasury USA tokenizzati — una crescita del 2.900% rispetto a un anno fa — e detiene il 63% della supply totale di T-bill su blockchain pubbliche. Ondo Finance ha aumentato la propria esposizione su XRPL del 293% da inizio anno. Cinque ETF spot XRP sono già operativi negli USA con oltre 1 miliardo di dollari di AUM, e RLUSD ha superato 1,2 miliardi di market cap.
Tuttavia, i limiti sono altrettanto concreti. La maggior parte dei T-bill tokenizzati su XRPL è in custodia statica, non in circolazione attiva: sono, come nota un’analisi di GFM Review, asset “in un caveau” più che liquidità utilizzabile. La sidechain EVM lanciata a metà 2025 ha per ora un’attività trascurabile (meno di 50.000 $ di TVL a inizio 2026). E la supply di XRP rimane soggetta agli sblocchi mensili dell’escrow Ripple: 1 miliardo di XRP al mese, di cui 300–400 milioni finiscono effettivamente sul mercato.
Ethereum vs XRP: il confronto chiave
| Dimensione | Ethereum (ETH) | XRP |
| Ruolo primario | Infrastruttura DeFi, L2, stablecoin, RWA | Pagamenti istituzionali, tokenizzazione asset, settlement |
| DeFi TVL | ∼54 mld $ (n°1) | <50.000 $ su EVM sidechain |
| Meccanismo di valore | Fee burn + staking yield (∼2,8%) | Adozione istituzionale + demand da ETF/RLUSD |
| ETF spot USA | Operativi dal 2024, afflussi altalenanti | 5 ETF dal nov 2025, >1 mld $ AUM |
| RWA tokenizzati | Dominante su Ondo/tokenized equity, ma XRPL cresce sui T-bill | 300 mln $ in Treasury (63% del totale) |
| Upgrade 2026 | Throughput, costi, sicurezza base layer | Mercati con ID verificabile, lending nativo, EVM sidechain |
| Rischio chiave | Concorrenza L1 (Solana, Sui), ETF deboli | Escrow mensile, EVM sidechain vuota, dipendenza da piloti bancari |
| Sotto MiCA | Classificato come crypto-asset; ETH-based CASP già nel perimetro di vigilanza | Classificato come crypto-asset; RLUSD potenziale e-money token (regole più stringenti) |
Fonte: elaborazione Finaria su dati Nasdaq/Motley Fool, RWA.xyz, DeFiLlama, CoinGlass. Dati al 27 febbraio 2026.
Non “quale comprare”, ma “che ruolo dargli”
La domanda giusta per un investitore italiano non è “XRP o Ethereum?” ma “che funzione svolgono nel mio portafoglio?”. I due asset rispondono a tesi di investimento diverse e non sono intercambiabili:
🔍 Due asset, due ruoli in portafoglio
ETH come “obbligazione cripto” + esposizione infrastrutturale: lo staking genera un rendimento reale, il fee burn fornisce un meccanismo deflazionistico legato all’uso effettivo della rete, e la posizione dominante nella DeFi rende ETH il collaterale de facto dell’economia on-chain. È l’asset da detenere se si crede nella crescita strutturale della finanza decentralizzata.
XRP come “scommessa su eventi specifici”: il valore di XRP dipende in larga parte da catalizzatori binari: nuovi ETF approvati, piloti bancari che scalano, adozione di RLUSD, espansione dei T-bill tokenizzati. Quando i catalizzatori si materializzano, XRP può muoversi bruscamente al rialzo. Quando mancano, il prezzo tende a lateralizzare. È un’esposizione ai pagamenti istituzionali e alla tokenizzazione, non alla DeFi.
In un portafoglio misto BTC/altcoin: un’allocazione tipica potrebbe vedere BTC come riserva di valore e posizione core, ETH come esposizione infrastrutturale a rendimento, e XRP come posizione tattica legata al ciclo di adozione istituzionale. Le proporzioni dipendono dalla tolleranza al rischio individuale: XRP ha storicamente più volatilità e movimenti “a spike”, ETH tende a seguire BTC con amplificazione.
L’angolo MiCA: regole diverse per asset diversi
Per gli investitori italiani, c’è un fattore aggiuntivo da considerare: il regolamento MiCA tratta ETH e XRP in modo simile come crypto-asset generici, ma le ramificazioni regolamentari sono diverse. La stablecoin RLUSD di Ripple, se distribuita in Europa, potrebbe ricadere nella categoria degli e-money token, soggetta a requisiti più stringenti (riserve, rimborso a vista, vigilanza Banca d’Italia). Le stablecoin su Ethereum (USDC, USDT) affrontano lo stesso scrutinio, ma con emittenti già in fase avanzata di adeguamento.
Sul piano fiscale, dal 1° gennaio 2026 l’aliquota italiana sulle plusvalenze cripto è al 33%, con la DAC8 che porterà la piena tracciabilità automatica delle operazioni. Questo vale per entrambi gli asset, ma può incidere sulle strategie di ribilanciamento: ogni switch ETH→XRP o viceversa genera un evento fiscale. Come abbiamo spiegato nel dettaglio nell’articolo sulla nuova tracciabilità fiscale delle cripto dal 2026, il Fisco avrà visibilità completa sulle operazioni tramite scambio automatico di dati.
💥 Il verdetto dell’analisi Nasdaq — e il nostro commento
Nasdaq/Motley Fool: Ethereum ha più upside per il resto del 2026. XRP potrebbe batterlo, ma solo se i flussi istituzionali si spostano massicciamente verso XRPL mentre Ethereum inciampa — uno scenario possibile ma stretto.
Il nostro commento: concordiamo sulla tesi di fondo, ma con una sfumatura. Ethereum è l’asset più difendibile perché il suo valore è legato all’uso reale della rete, non alla narrativa. XRP ha più potenziale esplosivo nel breve, ma è un’opzione, non un’infrastruttura: il suo valore dipende da eventi che possono materializzarsi o meno. In un portafoglio diversificato, possono coesistere con ruoli diversi. In un portafoglio concentrato, ETH offre un margine di sicurezza più ampio.