Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip e Tesoro siedono allo stesso tavolo per decidere se le difese italiane contro i rischi cripto sono sufficienti. La revisione “in-depth” ordinata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) a dicembre 2025 è entrata nel vivo nel 2026, con il Comitato per le politiche macroprudenziali che sta valutando l’adeguatezza dei presidi esistenti per investimenti diretti e indiretti in cripto-attività da parte di risparmiatori retail, banche e fondi pensione. Il contesto non potrebbe essere più denso: MiCA è operativo, la tassazione è salita al 33%, DAC8 si avvicina e il repulisti dei VASP non conformi è già in corso (fonte Reuters).
📋 In sintesi — i 5 punti chiave
1. Chi decide: il Comitato per le politiche macroprudenziali, presieduto dal MEF e composto dai vertici di Banca d’Italia, Consob, Ivass (assicurazioni), Covip (fondi pensione) e Direzione Generale del Tesoro. È l’organo che vigila sulla stabilità del sistema finanziario italiano.
2. Cosa valuta: se le difese attuali sono adeguate per tre categorie di soggetti esposti a cripto-asset: risparmiatori retail (investimenti diretti), banche (esposizione indiretta tramite derivati, ETF, custodia) e fondi pensione/assicurazioni (allocazioni in prodotti crypto-linked).
3. Perché adesso: il Comitato avverte che i rischi “potrebbero aumentare per le crescenti interconnessioni con il sistema finanziario e la frammentazione regolamentare a livello internazionale”. Leggi: USA pro-crypto, Europa pro-regole, e nel mezzo gli investitori.
4. Cosa c’è già in moto: il Decreto MiCAR italiano (D.Lgs. 129/2024) ha assegnato a Consob e Banca d’Italia i poteri di vigilanza sui CASP. I VASP non conformi dovevano presentare domanda entro il 30 dicembre 2025 o cessare l’attività. Scadenza definitiva: 30 giugno 2026.
5. Cosa può uscirne: nuovi limiti prudenziali per banche e fondi sull’esposizione a cripto, requisiti rafforzati per gli intermediari che offrono ETP/ETF cripto, e potenziali stress test settoriali.
Cosa dice il comunicato del Comitato macroprudenziale

Il 4 dicembre 2025, al termine di una riunione del Comitato per le politiche macroprudenziali, i regolatori hanno pubblicato un comunicato congiunto che annunciava l’avvio di una “extensive evaluation” — una revisione approfondita — dei presidi contro i rischi legati alle cripto-attività. La formulazione ufficiale: “An in-depth review has been launched to assess the adequacy of existing safeguards for direct and indirect investments in crypto-assets by retail investors.”
Il Comitato ha specificato due fonti di rischio crescente. La prima: le interconnessioni tra cripto-asset e sistema finanziario tradizionale, che aumentano man mano che banche, fondi e assicurazioni includono prodotti cripto nei loro portafogli o offrono servizi di custodia e trading ai clienti. La seconda: la frammentazione regolamentare internazionale, con gli Stati Uniti che si muovono verso una deregolamentazione aggressiva sotto l’amministrazione Trump mentre l’Europa spinge nella direzione opposta con MiCA, DAC8 e il futuro regime AMLA.
Il Comitato ha inoltre osservato che le condizioni economiche e finanziarie dell’Italia restano “broadly favorable”, ma che l’incertezza globale rimane elevata — una formula diplomatica per dire che, se i mercati cripto subiscono uno shock mentre i legami con il sistema tradizionale sono più stretti di quanto si pensi, gli effetti possono propagarsi ai risparmiatori.
Il precedente: Banca d’Italia aveva già acceso la spia
La revisione del MEF non nasce nel vuoto. Ad aprile 2025, Banca d’Italia aveva pubblicato un rapporto che segnalava l’integrazione crescente delle cripto nel sistema finanziario globale come una potenziale minaccia alla stabilità. Il documento citava i forti rialzi dopo l’elezione di Trump e l’approccio pro-crypto della sua amministrazione, avvertendo che se gli strumenti digitali dovessero legarsi più strettamente al sistema tradizionale, ne deriverebbero “maggiori vulnerabilità per mercati e intermediari”.
Il rapporto notava anche un dato significativo: circa il 75% delle aziende con posizioni rilevanti in Bitcoin ha sede negli Stati Uniti, con “presenza trascurabile” nell’area euro. Tradotto: l’esposizione europea alle cripto passa largamente attraverso prodotti americani (ETF, azioni di aziende crypto-native, derivati), il che crea una dipendenza regolamentare e di controparte che i supervisori europei non controllano direttamente.
MiCA in Italia: il repulisti è già in corso
Mentre il Comitato macroprudenziale valuta i rischi di sistema, l’attuazione del regolamento MiCA in Italia è già operativa. Il Decreto MiCAR (D.Lgs. 129/2024) ha distribuito i poteri di vigilanza: Consob autorizza i CASP e vigila su trasparenza e condotta; Banca d’Italia supervisiona i requisiti prudenziali e l’antiriciclaggio.
| Scadenza | Cosa succede |
| 27 dic 2024 | Entra in vigore il Decreto MiCAR italiano (D.Lgs. 129/2024). Consob e Banca d’Italia ricevono i poteri di vigilanza sui CASP. |
| 30 giu 2025 | Scadenza originaria per i VASP OAM per presentare domanda di autorizzazione CASP. Successivamente estesa al 30 dicembre 2025. |
| 30 dic 2025 | Ultimo giorno per i VASP OAM per operare senza licenza CASP. Chi ha presentato domanda può continuare durante l’istruttoria. |
| 30 giu 2026 | Hard stop: anche chi ha presentato domanda deve aver ottenuto (o ricevuto il rifiuto dell’) autorizzazione. Chi non ce l’ha, chiude. |
| 2028 | L’AMLA (Anti-Money Laundering Authority UE) potrà esercitare vigilanza diretta sui CASP ad alto rischio. Selezione degli operatori dal luglio 2027. |
Fonte: elaborazione Finaria.it su D.Lgs. 129/2024, comunicazioni Consob e Banca d’Italia.
Il messaggio delle autorità, emerso con chiarezza durante gli incontri operativi tra Consob, Banca d’Italia e operatori, è stato netto: molte domande di autorizzazione CASP sono risultate incomplete, con modelli di business incoerenti, piani finanziari irrealistici o lacune nella conoscenza delle norme antiriciclaggio. Le istanze non integrate verranno rigettate e le attività sospese. Nel frattempo, Consob ha già esercitato i nuovi poteri MiCAR per oscurare siti web che offrivano servizi cripto senza autorizzazione ai risparmiatori italiani.
Cosa può cambiare per banche, fondi e risparmiatori
La revisione macroprudenziale ha un obiettivo diverso da MiCA. MiCA regola chi offre servizi cripto. La revisione del Comitato guarda a chi compra cripto — o compra prodotti che contengono cripto — e si chiede se i presidi di protezione sono adeguati. Tre ambiti concreti potrebbero essere toccati:
💥 3 ambiti su cui il Comitato può intervenire
1. Limiti prudenziali per le banche: le banche italiane che offrono ETP/ETF cripto ai clienti o che detengono esposizioni dirette (custodia, derivati) potrebbero vedersi imporre requisiti di capitale aggiuntivi o limiti di concentrazione, in linea con le raccomandazioni del Comitato di Basilea sulle esposizioni bancarie a cripto-asset.
2. Regole per fondi pensione e assicurazioni: Covip e Ivass sono al tavolo per un motivo: se i fondi pensione italiani iniziano ad allocare anche percentuali minime a prodotti cripto-linked, l’impatto su milioni di risparmiatori ignari potrebbe essere significativo. La revisione potrebbe introdurre tetti di esposizione o obblighi di disclosure specifici.
3. Obblighi informativi per il retail: per gli investitori individuali, il Comitato potrebbe rafforzare le regole di suitability e appropriateness quando un intermediario propone prodotti cripto, allineando l’Italia alle best practice MiFID già applicate ad altri strumenti complessi.
Cosa significa per chi investe in cripto dall’Italia
Per il risparmiatore italiano, la revisione in corso è parte di un quadro più ampio che sta ridisegnando le regole del gioco. Il 2026 è l’anno in cui convergono tutte le transizioni:
🔍 Fase 2 della regolamentazione italiana: le 4 transizioni in corso
Tassazione: dal 1° gennaio 2026 l’aliquota sulle plusvalenze cripto è salita dal 26% al 33%. Ogni operazione con guadagno sopra la soglia di € 2.000 è tassata. Per capire come funziona nella pratica, la guida Finaria sulle tasse sulle criptovalute spiega obblighi e scadenze.
Licenze CASP: gli exchange e i fornitori di servizi cripto che operano in Italia devono ottenere l’autorizzazione MiCAR entro giugno 2026. Chi non ce l’ha, non potrà operare. Prima di scegliere un exchange, vale la pena verificare lo stato dell’autorizzazione nella nostra guida ai migliori exchange criptovalute.
Trasparenza fiscale (DAC8): la direttiva europea sullo scambio automatico di dati fiscali relativi ai crypto-asset si avvicina all’implementazione. Non sarà più possibile “dimenticare” le cripto nella dichiarazione dei redditi.
Presidi macroprudenziali: la revisione in corso potrebbe portare nuovi limiti a quanto banche e fondi pensione possono esporsi a cripto, e nuovi obblighi informativi per gli intermediari che propongono prodotti cripto ai retail.
🔔 Cosa monitorare nei prossimi mesi
Esito della revisione macroprudenziale: il Comitato non ha indicato una scadenza, ma le prime indicazioni operative potrebbero arrivare entro metà 2026, in parallelo con la chiusura delle istruttorie CASP.
Repulisti VASP → CASP: entro il 30 giugno 2026 sapremo quanti operatori sopravvivono alla transizione. Il numero di licenze concesse sarà un indicatore della serietà del mercato italiano.
Posizionamento delle banche italiane: alcune stanno già offrendo ETP/ETF cripto ai clienti. Le conclusioni della revisione potrebbero rendere più costoso o più regolamentato farlo, influenzando la gamma di prodotti disponibili.