La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Foggia, in collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per oltre 650.000 euro, disposto dalla Procura della Repubblica di Foggia e convalidato dal GIP. L’indagine, resa nota il 19 febbraio, ha smantellato un sistema articolato di evasione fiscale e autoriciclaggio fondato sull’uso avanzato di criptovalute, servizi di mixing e tecniche di inscription su Bitcoin. Secondo gli inquirenti, si tratta di uno schema descritto come un unicum in Europa per complessità tecnica.
Lo schema: trading, inscription e mixing

L’indagato, un residente di San Severo (provincia di Foggia), è accusato di quattro reati: omessa dichiarazione, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, autoriciclaggio e indebita percezione del reddito di cittadinanza e dell’assegno di inclusione. Le indagini, caratterizzate da quello che la GdF definisce “elevato tecnicismo”, hanno ricostruito un sistema in cui le criptovalute venivano utilizzate come strumento di accumulo, occultamento e reimpiego dei proventi illeciti (fonte Agenparl / comunicato GdF).
In concreto, gli inquirenti hanno individuato diversi wallet con ingenti volumi di movimentazioni riconducibili all’indagato. Le plusvalenze non dichiarate, quantificate in oltre un milione di euro, derivavano da due attività principali: operazioni di trading di criptovalute e una tecnica di inscription su frazioni di Bitcoin (Satoshi). Quest’ultima consisteva nell’iscrivere immagini o video su singoli Satoshi, rendendoli di fatto infungibili (simili a NFT), per poi rivenderli a prezzi superiori al valore nominale. Il maggiore Francesco Venditti del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche ha spiegato il meccanismo con una metafora efficace: come firmare una moneta da un euro con la firma di un personaggio famoso per rivenderla a un prezzo molto più alto (fonte Quotidiano di Puglia).
I proventi illeciti venivano poi reimpiegati nell’acquisto di un immobile di pregio, di un’autovettura di elevata cilindrata e di ulteriore criptovaluta — configurando il reato di autoriciclaggio. Parallelamente, l’indagato percepiva indebitamente il reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza e l’assegno di inclusione. L’analisi forense, condotta con software specialistici in dotazione al Nucleo Speciale, ha inoltre evidenziato l’uso di servizi di mixing per offuscare la tracciabilità dei flussi e ostacolare la ricostruzione delle operazioni.
I reati contestati e gli elementi chiave dell’indagine
| Reato / Elemento | Dettaglio |
| Omessa dichiarazione | Plusvalenze crypto non dichiarate per oltre €1 milione (trading + inscription) |
| Sottrazione fraudolenta | Uso di mixing per offuscare flussi e impedire il recupero delle imposte dovute |
| Autoriciclaggio | Reimpiego in immobile di pregio, auto di grossa cilindrata e nuova criptovaluta |
| Indebita percezione | Reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, assegno di inclusione |
| Sequestro | Oltre €650.000 (confisca anche per equivalente) |
Il contesto: le cripto nella frode “tradizionale”
L’operazione di Foggia rappresenta un salto di qualità rispetto ai casi di truffa “crypto-native” (rug pull, exchange non autorizzati, schema Ponzi). Qui le criptovalute non sono l’oggetto della frode, ma lo strumento di layering e occultamento all’interno di uno schema di evasione fiscale tradizionale. L’indagato non truffava altri investitori: evadeva il Fisco e riciclava i proventi attraverso wallet, mixing e conversione in beni reali.
Questo schema è coerente con quanto evidenzia Chainalysis nei suoi rapporti annuali: una quota crescente di attività illecita on-chain coinvolge il riciclaggio di fondi provenienti da reati non-crypto, con i servizi di mixing che restano lo strumento di offuscamento più utilizzato nonostante le azioni repressive internazionali (Tornado Cash, Sinbad.io). La novità italiana sta nell’uso delle inscription su Bitcoin — un meccanismo nato nel 2023 con gli Ordinals — per generare plusvalenze non dichiarate: un unicum, secondo la GdF, nel panorama investigativo europeo.
Il quadro normativo italiano 2026
L’operazione di Foggia si inserisce in un contesto regolatorio in rapido irrigidimento per le cripto-attività in Italia. La legge di bilancio 2026 ha confermato l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze da criptovalute (superando la fase transitoria al 12,5%). Il framework DAC8/CARF, in fase di recepimento, impone ai prestatori di servizi su cripto-attività (CASP) lo scambio automatico di informazioni con le amministrazioni fiscali europee: dal 2027, ogni operazione su piattaforme regolamentate sarà comunicata automaticamente all’Agenzia delle Entrate.
Il regolamento MiCA, pienamente operativo dal 2025, aggiunge un ulteriore livello di tracciabilità: i CASP autorizzati nell’UE devono rispettare obblighi di KYC e Travel Rule che rendono più difficile l’utilizzo delle piattaforme regolamentate per finalità di evasione. Chi opera su exchange non regolamentati o tramite wallet non custodial si espone invece a un profilo di rischio normativo e penale crescente, come dimostra proprio il caso foggiano.
⚠️ Cosa rischia chi usa le crypto per evadere il Fisco
Omessa dichiarazione (art. 5 D.Lgs. 74/2000). Reclusione da 2 a 5 anni se l’imposta evasa supera €50.000 o i ricavi non dichiarati superano il 10% del totale (e comunque €100.000). Le plusvalenze crypto non dichiarate rientrano pienamente in questa fattispecie.
Sottrazione fraudolenta (art. 11 D.Lgs. 74/2000). Reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi compie atti fraudolenti per sottrarsi al pagamento delle imposte. L’uso di mixer per offuscare i flussi è stato qualificato come condotta fraudolenta.
Autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.). Reclusione da 2 a 8 anni per chi reimpiega proventi di reato in attività economiche, finanziarie o speculative. Il reinvestimento in immobili, auto e nuova criptovaluta configura questa fattispecie.
Confisca anche per equivalente. Se i beni di provenienza illecita non sono aggredibili direttamente, il sequestro può colpire qualsiasi altro bene dell’indagato fino a concorrenza del valore, inclusi conti correnti, immobili e veicoli.
✅ Come usare le criptovalute in modo fiscalmente corretto in Italia
Dichiarare sempre. Le cripto-attività vanno indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi (monitoraggio fiscale) e le plusvalenze realizzate nel quadro RT, con imposta sostitutiva al 26%.
Conservare la documentazione. Ogni operazione (acquisto, vendita, scambio, staking) deve essere documentata con date, importi e wallet coinvolti. Le piattaforme regolamentate forniscono gli estratti conto necessari.
Utilizzare piattaforme CASP autorizzate. Con MiCA in vigore e DAC8 in arrivo, le piattaforme autorizzate comunicheranno automaticamente i dati all’Agenzia delle Entrate. Operare su piattaforme non regolamentate non esonera dagli obblighi fiscali e aumenta il rischio di contestazioni.
Attenzione ai mixer e ai wallet non custodial. L’uso di strumenti di offuscamento è lecito in sé, ma diventa un’aggravante se associato a condotte di evasione o riciclaggio. La GdF dispone di software forensi avanzati per tracciare anche operazioni offuscate.
Nota: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. L’indagato non può essere considerato colpevole fino a eventuale sentenza definitiva.