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Bitcoin a 68.000 $: ETF da 458 milioni, lo short squeeze regge dopo l’Iran

Bitcoin scambia intorno a 68.400 $ nella sessione di martedì 3 marzo 2026, dopo aver toccato brevemente i 70.000 $ su Coinbase nella serata di lunedì. Il rimbalzo dai minimi di 63.000 $ del weekend — quando gli strike USA-Israele in Iran hanno innescato 300 milioni di dollari di liquidazioni — è stato rapido e violento: +10% in circa 48 ore. Ma la domanda che conta per l’investitore non è quanto sia salito il prezzo, bensì chi sta comprando e perché. La risposta arriva dai dati ETF e dal posizionamento dei derivati.

Lunedì 2 marzo, gli ETF spot Bitcoin quotati negli USA hanno registrato 458 milioni di dollari di afflussi netti in una singola seduta — una delle giornate più forti del primo trimestre 2026 — con zero deflussi su tutti i dodici fondi attivi. Nello stesso giorno, i funding rate dei futures perpetui sono rimasti negativi, segnalando che il rimbalzo è stato alimentato in larga parte dalla chiusura forzata di posizioni short, non da nuovi acquisti spot massicci. È un quadro complesso che merita un’analisi approfondita.

📋 In sintesi — I dati chiave della seduta del 2 marzo

1. ETF spot BTC: 458 mln $ di afflussi netti, zero deflussi su tutti i 12 fondi. IBIT (BlackRock): 263 mln $, pari al 57% del totale.

2. Settimana precedente (24–26 feb): 1,1 mld $ di afflussi in 3 sedute, la migliore da inizio gennaio.

3. BTC: da 63.000 $ (minimo sabato 1 marzo) a ~70.000 $ (picco lunedì sera) a 68.400 $ (martedì).

4. Short squeeze: open interest +6% in 24h, 218 mln $ di posizioni short liquidate tra 65.000-64.650 $.

5. Tecnico: 10x Research: BTC riconquista la media mobile a 20 giorni (~68.500 $), Bollinger Band in restringimento.

6. Livelli: Supporto critico: 62.500 $ (testato 3 volte e tenuto). Resistenza: 70.000 $ (90 mln $ di short sopra).

7. Macro: ISM manifatturiero a 52,4 (espansione), taglio Fed a marzo fuori discussione.

458 milioni in un giorno, zero deflussi: cosa dicono gli ETF

Illustrazione 3D con manichini, ETF SPOT VAULT in pietra, ₿ gold glowing, ◇, flussi di dati gold/teal tra colonne classiche e Colosseum.

Il dato è inequivocabile. Secondo i dati aggregati da SoSoValue, lunedì 2 marzo gli ETF spot Bitcoin USA hanno attratto 458 milioni di dollari netti, con nessuno dei dodici fondi attivi in deflusso. BlackRock IBIT ha guidato con 263,2 milioni (57% del totale), seguito da Fidelity e Grayscale. Gli ETF su Ethereum hanno aggiunto 38,7 milioni, quelli su XRP 6,97 milioni.

Il contesto rende il dato ancora più significativo. Questa seduta arriva dopo cinque settimane consecutive di deflussi per 3,8 miliardi complessivi tra gennaio e metà febbraio, e dopo un totale di 1,8 miliardi usciti nei primi due mesi del 2026. La settimana precedente (24–26 febbraio) aveva già segnato un’inversione con 787 milioni di afflussi settimanali e 1,1 miliardi in tre sedute, con IBIT al 50% del totale. Come abbiamo analizzato nell’articolo dedicato ai flussi ETF e il segnale della smart money, il pattern è chiaro: i deflussi di gennaio-febbraio sono stati guidati da deleveraging e panic selling del retail, mentre gli afflussi delle ultime sedute provengono da operatori istituzionali che vedono i livelli attuali come un punto di ingresso.

Nick Ruck, direttore di LVRG Research, ha sintetizzato il sentiment istituzionale: i grandi allocatori considerano i prezzi attuali un punto di ingresso attraente dopo la recente correzione e stabilizzazione di BTC. QCP Capital, società di trading di Singapore, ha descritto le liquidazioni del weekend come contenute, argomentando che il posizionamento era già stato materialmente alleggerito nelle settimane precedenti.

📊 ETF spot Bitcoin USA: cronologia dei flussi

PeriodoFlusso netto ETF BTCIBIT (BlackRock)Nota
2 marzo 2026+458 mln $+263 mln $ (57%)Zero deflussi su 12 fondi
24–26 feb (3 gg)+1.100 mln $~50% del totaleMiglior 3 gg da inizio gen
Settimana 24–28 feb+787 mln $ Fine di 5 settimane di deflussi
Gen + Feb 2026−1.800 mln $ Deflussi netti cumulati
Nov 2025−3.480 mln $ Picco deflussi mensili
Feb 2026−206 mln $ −94% vs novembre

Lo short squeeze spiegato: perché il rimbalzo è stato così rapido

Il rimbalzo da 63.000 a 70.000 $ in 48 ore non è stato guidato da un’ondata di nuovi acquirenti che hanno deciso che Bitcoin vale di più. È stato guidato dalla matematica del posizionamento: i trader che avevano scommesso sul ribasso sono stati costretti a chiudere le posizioni quando il prezzo ha iniziato a salire, e la loro chiusura forzata ha accelerato il rialzo. Questo meccanismo si chiama short squeeze.

🔍 Come funziona uno short squeeze — il caso di lunedì

Funding rate a −6%: nei giorni precedenti, il mercato era pesantemente posizionato al ribasso. Gli short pagavano i long per mantenere le posizioni aperte — il segnale più negativo in tre mesi.

Cluster di liquidazione a 65.250–64.650 $: CoinGlass mostrava 218 mln $ di posizioni short concentrate in quel range. Quando il prezzo ha rimbalzato da lì, le liquidazioni a cascata hanno innescato il rialzo.

Open interest +6% vs prezzo +3,8%: la leva cresce più velocemente del prezzo, segnale che il rally è alimentato da nuova leva, non da acquisti spot. Molti trader hanno preso profitto a 70.000 $.

90 mln $ di short sopra 70.000 $: un superamento deciso avrebbe innescato un secondo round di liquidazioni, ma il mercato non ha avuto la forza spot per spingersi oltre.

Mark Connors, chief investment officer di Risk Dimensions, ha definito il movimento come una pulizia degli short causata dalla confluenza degli attacchi iraniani e dal riposizionamento attraverso l’intera catena del capitale, con Bitcoin che ha beneficiato di un vento a favore dalla reversione dei deflussi ETF (fonte CoinDesk). In altre parole: lo shock macro ha forzato un ribilanciamento su tutti i mercati, e Bitcoin ne ha beneficiato perché era l’asset più shortato.

Analisi tecnica: media mobile riconquistata, Bollinger in compressione

10x Research, in un aggiornamento di martedì, ha evidenziato un elemento tecnico rilevante: Bitcoin non ha accelerato al ribasso nonostante le notizie sugli strike, un segnale che la pressione ribassista potrebbe stare perdendo momentum. Il prezzo sta riconquistando la media mobile a 20 giorni, che si posiziona intorno a 68.500 $, e le Bollinger Band si stanno restringendo — una configurazione che storicamente precede movimenti direzionali importanti.

L’ultimo incrocio decisivo della media mobile a 20 giorni risale al 1° gennaio 2026, quando Bitcoin scambiava intorno a 88.000 $: il superamento innescò un rally del 12% nelle sedute successive prima che il mercato invertisse. Le whale sembrano posizionarsi per un copione simile: i portafogli tra 1.000 e 10.000 BTC hanno aumentato le posizioni dal 25 febbraio, portando il totale da 4,222 a 4,230 milioni di BTC.

Dal punto di vista dei segnali di momentum, 10x Research segnala divergenze rialziste emergenti: sia l’RSI sia l’oscillatore stocastico stanno salendo, indicazioni precoci che il momentum potrebbe stabilizzarsi anche all’interno di una struttura ribassista più ampia. Il livello di 62.500 $ ha retto tre test separati nelle ultime due settimane, rafforzandosi come supporto significativo.

📊 Livelli tecnici chiave

Supporto 1: 65.000 $ — Base del range di febbraio, area di accumulo whale.

Supporto 2: 62.500 $ — Minimo 24 feb post-dazi Trump, testato 3 volte e tenuto.

Supporto 3: 60.000 $ — Put wall da 1,87 mld $ su Deribit, minimo ciclico febbraio.

Resistenza 1: 70.000 $ — Livello psicologico, 90 mln $ di short, preso e respinto lunedì.

Resistenza 2: 72.000 $ — Massimo di febbraio.

Resistenza 3: 74.000–75.000 $ — Obiettivo se 70K viene superato con volumi.

Il contesto macro: perché il rimbalzo è fragile

Il rimbalzo è avvenuto in un contesto macro che resta ostile per gli asset rischiosi. L’ISM manifatturiero di febbraio è uscito a 52,4 e il Chicago Business Barometer a 57,7 — il dato più forte dal maggio 2022 — segnalando un’economia USA che accelera. Il Brent scambia a circa 77 $ dopo il picco intraday di 82 $ di sabato, con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso. Come abbiamo analizzato nell’articolo sulla tenuta di Bitcoin rispetto alle Borse asiatiche, l’oro è salito a 5.380 $ l’oncia (+2,3%) e il dollaro ha registrato una delle sedute più forti delle ultime settimane (+1%).

La combinazione di dati macro caldi, petrolio elevato e conflitto in corso rende un taglio Fed a marzo praticamente impossibile. Per Bitcoin, che si comporta come un asset ad alta beta sulle aspettative di liquidità, questo è un vento contrario strutturale. Il mercato azionario ha reagito meglio del previsto — il Nasdaq ha chiuso a −0,1% dopo che i futures avevano indicato un crollo superiore al 2% — ma la calma è fragile e dipende dall’evoluzione del conflitto iraniano.

Circle (CRCL) è salita del 12% dopo aver battuto le stime sugli utili, Strategy (MSTR) del 6% e Galaxy (GLXY) del 4,7%. Il fatto che le crypto stock abbiano sovraperformato gli indici generali suggerisce che il capitale sta tornando selettivamente verso l’esposizione crypto, non via ETF soltanto ma anche attraverso equity quotato.

Due scenari per le prossime sedute

📈 Scenario rialzista: BTC supera 70.000 $ e punta a 74.000–75.000 $

Condizioni: afflussi ETF che continuano sopra i 200 milioni al giorno per almeno tre sedute, Brent che scende sotto 75 $ (segnale di de-escalation), e BTC che chiude sopra la media mobile a 20 giorni (68.500 $).

Meccanica: il superamento di 70.000 $ innescherebbe circa 90 milioni di liquidazioni short, fornendo il carburante per una spinta verso 72.000 $ (massimo di febbraio) e poi verso l’area 74.000–75.000 $. Le divergenze rialziste su RSI e stocastico supportano questo scenario.

⚠️ Scenario ribassista: 65.000 $ cede, target 62.500–60.000 $

Condizioni: deflussi ETF che riprendono, Brent che resta sopra 80 $ per più di una settimana (inflazione energetica strutturale), CPI dell’11 marzo sopra le attese.

Meccanica: una perdita di 65.000 $ esporrebbe il cluster di liquidazioni long a 65.250–64.650 $ (218 milioni di dollari) e aprirebbe la strada verso 62.500 $ e, in caso di rottura, verso il put wall a 60.000 $ (1,87 miliardi su Deribit).

Cosa significa per l’investitore italiano

I 458 milioni di afflussi ETF del 2 marzo sono un segnale forte, ma non ancora risolutivo. Per chi segue Bitcoin attraverso prodotti regolamentati — ETF in banca, ETP su Borsa Italiana — il messaggio dei dati è che gli operatori istituzionali americani stanno comprando il dip geopolitico, non fuggendo. Il fatto che tutti i dodici fondi abbiano registrato afflussi o flussi neutri, senza un singolo deflusso, indica un rientro coordinato che va oltre la speculazione di una singola società.

Il termometro resta lo stesso delle ultime settimane: i flussi ETF. Se gli afflussi continuano per tre o più sedute consecutive sopra i 200 milioni, la base istituzionale si consolida e il rischio di rottura sotto 60.000 $ diminuisce. Se i deflussi riprendono, i cinque mesi consecutivi in rosso e il Fear & Greed a 14 raccontano una storia di mercato ribassista che non si è ancora conclusa.

Un punto pratico: il rimbalzo di lunedì è stato trainato da uno short squeeze, non da domanda spot organica. Questo tipo di movimento può essere rapido e violento ma anche transitorio. Per chi ha un orizzonte di medio-lungo termine, il dato strutturale più rilevante non è il +10% in 48 ore, ma il fatto che i deflussi ETF di febbraio si sono ridotti del 94% rispetto a novembre e che le whale continuano ad accumulare. Questi sono segnali tipici delle fasi di accumulazione — il periodo in cui il sentiment è al minimo ma il capitale intelligente si posiziona. Non è una garanzia di inversione imminente, ma è una condizione necessaria perché un’inversione avvenga.

🔔 I 5 fattori da monitorare questa settimana

1. Flussi ETF post-strike (3–5 marzo). Se gli afflussi continuano sopra i 200 mln $ per almeno tre sedute, il floor istituzionale è confermato. Un deflusso massiccio riporterebbe il mercato in modalità difensiva.

2. Prezzo del petrolio. Se il Brent resta sopra 80 $ per più di 3–5 giorni, l’inflazione energetica diventa strutturale e la Fed ritarda i tagli. Sotto 75 $, il premio geopolitico si sgonfia e gli asset rischiosi respirano.

3. ISM servizi (mercoledì 5 marzo). Dopo l’ISM manifatturiero a 52,4 (espansione), un dato servizi sopra 50 consoliderebbe la narrativa “nessun taglio”.

4. Job report USA (venerdì 7 marzo). Nonfarm payrolls + salari + partecipazione. Il dato che la Fed guarda più di ogni altro per valutare la tenuta del mercato del lavoro.

5. Evoluzione conflitto Iran. De-escalation = premio geopolitico rientra = risk-on. Escalation = Hormuz chiuso a lungo = petrolio strutturalmente sopra 80 $ = inflazione = Fed ferma.

Il calendario dei prossimi catalizzatori è denso: ISM servizi (5 marzo), job report USA (7 marzo), CPI (11 marzo), decisione Fed (18 marzo). Per il quadro completo, consultare la nostra mappa degli appuntamenti di marzo 2026.

💡 Cosa conta alla fine per l’investitore

Bitcoin rimbalza del 10% dai minimi Iran ma il rally è guidato da uno short squeeze, non da domanda spot. I 458 milioni di afflussi ETF del 2 marzo — con zero deflussi su tutti i fondi — confermano che gli istituzionali comprano il dip geopolitico. La media mobile a 20 giorni (~68.500 $) è il campo di battaglia: sopra, si apre la strada verso 70.000–75.000 $; sotto, il supporto a 62.500–60.000 $ diventa vulnerabile. Il vero test è la persistenza: se gli afflussi ETF continuano per tre o più sedute, il bottom potrebbe essere vicino. Se si invertono, il sesto mese rosso consecutivo diventa lo scenario base.

Giuliana Morelli

Giuliana Morelli

Giuliana Morelli è la Responsabile della sezione Notizie di Finaria.it, dove coordina la copertura quotidiana delle news su criptovalute, mercati finanziari e macroeconomia.

Laureata Magistrale in Economia e Management, Giuliana ha maturato oltre quindici anni di esperienza nel settore finanziario, inizialmente come consulente aziendale e successivamente come imprenditrice con la fondazione della propria società di consulenza nel 2010, attraverso la quale supporta imprese e investitori privati in ambito di investimenti e pianificazione finanziaria.

In qualità di Responsabile News, Giuliana seleziona, analizza e pubblica le notizie più rilevanti per il pubblico italiano, garantendo tempestività e accuratezza nella copertura degli eventi che muovono i mercati. Il suo lavoro copre sia la finanza tradizionale — decisioni delle banche centrali, dati macroeconomici, trimestrali societarie, evoluzioni normative — sia il settore degli asset digitali, con un focus su movimenti di mercato crypto, aggiornamenti regolamentari, adozione istituzionale e sviluppi tecnologici legati alla Blockchain.

La sua esperienza diretta nel mondo della consulenza finanziaria le consente di contestualizzare le notizie all'interno di un quadro più ampio, offrendo ai lettori non solo la cronaca degli eventi ma anche le implicazioni pratiche per chi opera sui mercati. Collabora attivamente con studi professionali e partecipa a iniziative legate al Fintech e a programmi di incubazione e accelerazione d'impresa.

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