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70 economisti sollecitano l’Europa ad adottare un euro digitale pubblico

Giuliana Morelli

Una coalizione di settanta economisti di fama internazionale ha lanciato un appello formale alle istituzioni europee affinché venga accelerata l’introduzione di un euro digitale sotto controllo pubblico. In una lettera aperta indirizzata alla Commissione europea e alla Banca Centrale Europea, gli esperti evidenziano l’urgenza di costruire un’infrastruttura finanziaria sovrana capace di competere con le soluzioni private già presenti sul mercato.

La minaccia delle stablecoin private alla stabilità finanziaria

Il gruppo di economisti esprime particolare preoccupazione per la crescente diffusione di token digitali ancorati al dollaro o ad altri asset privati, che potrebbero indebolire la trasmissione della politica monetaria della BCE.

BCE

In assenza di una moneta digitale di banca centrale (CBDC) accessibile a tutti, esiste il rischio concreto che ampie porzioni dell’economia europea finiscano per dipendere da infrastrutture governate da aziende orientate al profitto.

Secondo i firmatari, è in gioco l’indipendenza stessa dell’Eurosistema: un’eccessiva dipendenza da circuiti di pagamento terzi potrebbe limitare la capacità delle autorità di reagire in modo efficace in caso di crisi sistemiche.

L’iniziativa arriva in un momento in cui il dibattito sulla regolamentazione delle stablecoin si sta intensificando a livello globale. Gli economisti sostengono che, a differenza degli asset privati progettati per massimizzare i profitti, un euro digitale pubblico garantirebbe un’autentica inclusione finanziaria.

Offrendo uno strumento di pagamento universale privo di commissioni eccessive, l’Unione Europea potrebbe rafforzare la coesione del mercato unico. Centrale è anche il tema della tutela dei dati personali: il modello pubblico, a loro avviso, sarebbe più idoneo a rispettare gli standard europei di privacy rispetto alle soluzioni private che spesso sfruttano i dati degli utenti per finalità commerciali.

Un tema geopolitico cruciale di fronte alle potenze straniere

Oltre agli aspetti tecnici, la lettera mette in luce la dimensione geopolitica della digitalizzazione monetaria. Con l’avanzata dello yuan digitale in Cina e le ambizioni legate a un possibile dollaro digitale negli Stati Uniti, l’Europa non può permettersi di restare spettatrice in una competizione destinata a ridefinire l’egemonia finanziaria globale.

La resilienza del modello sociale ed economico europeo passa dalla capacità di dotarsi di propri binari di pagamento, indipendenti dai grandi centri finanziari extraeuropei. Il ritardo accumulato in questo ambito potrebbe condannare il continente a una duratura subordinazione digitale se non verranno adottate misure decise e tempestive.

Il documento invita quindi i legislatori a non lasciarsi sedurre dalle promesse di flessibilità degli emittenti privati, che spesso cercano di aggirare le tradizionali regole prudenziali. L’euro digitale non deve essere considerato un semplice gadget tecnologico, ma un bene pubblico essenziale, paragonabile all’acqua o all’energia elettrica.

Secondo gli economisti, l’innovazione pubblica deve riprendere il controllo della finanza per evitare che la transizione digitale si traduca in una perdita di controllo democratico sulla moneta, fondamento del contratto sociale all’interno dell’Unione.

Verso una necessaria trasformazione del sistema bancario tradizionale

L’introduzione di un euro digitale pubblico non sarà priva di tensioni con il settore bancario privato, che teme una fuga dei depositi verso conti gestiti direttamente dalla banca centrale. I 70 economisti riconoscono questa criticità, ma ritengono che mantenere lo status quo rappresenti un rischio ancora maggiore per le banche europee nel lungo periodo.

La trasformazione del panorama bancario è considerata inevitabile, e sarebbe preferibile che fosse guidata dalle autorità pubbliche piuttosto che subita sotto la pressione delle Big Tech. In questo scenario, il ruolo degli istituti potrebbe evolvere verso nuovi servizi a valore aggiunto, lasciando la funzione base della moneta di pagamento a un’infrastruttura comune gestita dalla BCE.

Il dibattito è ormai approdato nell’arena politica europea, dove le decisioni del 2026 sono destinate a influenzare la vita quotidiana di milioni di cittadini per i decenni a venire. Se l’appello degli esperti verrà accolto, l’Europa potrebbe diventare il primo grande blocco economico a porre l’interesse pubblico al centro della rivoluzione monetaria digitale.

Il consenso accademico appare sempre più chiaro: la moneta digitale è un tema troppo strategico per essere affidato esclusivamente al settore privato, per quanto innovativo possa essere.

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Giuliana Morelli

Dr.ssa Giuliana Morelli, con una Laurea Magistrale in Economia e Management, ha maturato una solida esperienza nel settore finanziario ed economico durante gli anni di lavoro come consulente aziendale. Nel 2010, ha intrapreso una nuova avventura fondando la sua società di consulenza, attraverso la quale offre supporto a imprese e individui nel navigare il complesso mondo degli investimenti e del trading.

La sua expertise si estende anche al vivace settore delle criptovalute, dove esplora l'intersezione tra trading tradizionale e tecnologie emergenti come la Blockchain. Giuliana collabora attivamente con diversi studi professionali ed è una figura di spicco in numerose iniziative legate a Fintech, Blockchain, nonché in vari incubatori e acceleratori di impresa.

Giuliana ha una passione per l'attualità, cosa che le permette di fornire ai lettori analisi puntuali e aggiornate sulle ultime novità del settore. Con una comunicazione chiara e precisa, mira a rendere il mondo del trading e degli investimenti comprensibile e accessibile a tutti, sia che si tratti di principianti o di investitori esperti.

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