
Galaxy, Multicoin e Jump trattano con Cantor Fitzgerald per creare una reserve asset dedicata a Solana: modello single-asset, veicolo quotato e benedizione della Solana Foundation.
La scena è quella di Wall Street che allunga la mano verso un network nato on-chain. Galaxy Digital, Multicoin Capital e Jump Crypto lavorano a un veicolo da 1 miliardo di dollari focalizzato su Solana, con Cantor Fitzgerald nel ruolo di underwriter.
Obiettivo: prendere il controllo di una società già quotata e trasformarla in una macchina d’acquisto e gestione di SOL. Un passaggio netto dal “parlare di istituzionali” al metterci capitale vero. Nel disegno spunta Sol Strategies, emittente canadese (ticker HODL) in marcia verso il listino Nasdaq dopo consolidamento azionario e filing regolamentari.
Le mosse, lette insieme, fissano lo scheletro: società pubblica, governance tradizionale, operatività on-chain, mandato single-asset, e anche se non c’è ancora una conferma formale sull’M&A, l’ipotesi di un takeover del veicolo quotato è sul tavolo delle banche.
La Solana Foundation si è detta favorevole, segnale che riduce il execution risk e legittima il progetto agli occhi del capitale tradfi. La logica è chiara: standardizzare il “tesoro in SOL” come già accaduto con i Bitcoin treasuries, ma con struttura dedicata, gestione attiva della liquidity e presidi di trasparenza da emittente pubblico. Tempi stretti, almeno nelle intenzioni dei promotori.
Nello sfondo c’è un mercato che ha già digerito l’idea di asset digitali in bilancio. Oggi decine di società quotate detengono BTC e rappresentano circa il 3,2% dell’offerta massima, un precedente pesante per qualsiasi reserve asset su blockchain alternative. Intanto SOL scambia nell’area 188 dollari, con volatilità ancora vivace.
Cosa cambia per l’ecosistema Solana
La scelta di puntare su un veicolo single-asset non significa solo accumulare token in cassa, il piano prevede una forma di gestione dell’offerta, una sorta di meccanismo di supply management capace, nelle intenzioni, di attenuare picchi di volatilità e consolidare un corridoio di prezzo più “investibile” per chi ragiona in orizzonte multi-anno. Sarebbe la prima applicazione su larga scala di questo schema su una grande altcoin.
Perché Solana? Prestazioni e costi contano, certo, ma il tassello decisivo è l’attività on-chain, e secondo il State of DEXs 2025 di OKX, le DEX su Solana hanno catalizzato circa il 48% dei volumi retail nell’ultimo anno, con un ciclo di market making e routing aggressivo. È la fotografia di una community che spinge, anche quando altrove dominano i blocchi istituzionali di taglia maggiore.
Come abbiamo visto nei giorni precedenti, Ethereum ha sorpassato Bitcoin con un +54%, segnale di quanto le dinamiche tra i principali asset digitali restino in continua evoluzione.
Il quadro resta dinamico: Ethereum continua a dominare i ticket alti e, a fasi alterne, torna davanti anche sui volumi DEX complessivi. Ma la traction di Solana è stata persistente per mesi, ed è proprio quella continuità ad attirare chi deve giustificare una tesi d’investimento davanti a un comitato rischi. In altre parole, meno narrativa e più dati replicabili.
Cosa comporta il nuovo veicolo su Solana
Se il veicolo da 1 miliardo di dollari vedrà la luce, la porta si aprirà a effetti collaterali prevedibili. Governance di stampo pubblico, audit frequenti, reportistica da emittente, politiche di custodia institution-grade: tutti elementi che parlano la lingua degli asset manager tradizionali. E un eventuale float in Borsa aggiungerebbe un’esposizione “di carta” a SOL, utile a chi non può detenere direttamente token ma vuole cavalcare la tesi.
Il rischio? Confondere stabilizzazione con controllo di prezzo, del resto un reserve asset non cancella il ciclo, non sterilizza gli drawdown, non trasforma d’incanto bear market in bull market, può però creare una domanda di base, ancorare aspettative e ridurre il rumore negli snodi critici di liquidità. È già capitato con i BTC in bilancio e se succederà anche qui, Solana uscirà dal perimetro del trade tattico per entrare, con tutte le cautele, nella cassetta degli strumenti strategici.
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