Due nuove meme coin in presale, Maxi Doge e PepeNode, stanno attirando capitali e curiosità in un mercato fermo: ecco cosa promettono, quali rischi portano e come leggerle senza farsi travolgere dall’hype.

Nel mondo delle criptovalute succede una cosa curiosa: mentre i grandi nomi arrancano, una nuova ondata di le meme coin in presale si sta prendendo la scena, e molte persone le guardano come possibili migliori meme coin del momento.
Non si parla solo di speculazione selvaggia, perché dietro alcune di queste campagne ci sono idee precise e strategie studiate, tanto che diversi analisti le inseriscono tra le migliori crypto presale da seguire ora che i mercati sono più tranquilli.
Bitcoin e Ethereum si muovono a strattoni, spesso laterali, e molti investitori cercano alternative per dare un po’ di pepe al portafoglio, così si spiega l’attenzione crescente verso progetti nuovi come Maxi Doge e PepeNode in fase iniziale.
I numeri della presale di Maxi Doge
Maxi Doge è la classica meme coin che gioca forte sulla grafica e sul tono ironico, ma dietro l’estetica da cartone animato c’è una raccolta fondi importante che ha già convinto migliaia di persone sparse un po’ ovunque.
Il token nella fase iniziale viene venduto a circa 0,000271 dollari, quindi con cifre molto piccole a livello unitario, e proprio questo prezzo basso alimenta l’idea di potenziali moltiplicatori importanti qualora, dopo il lancio, arrivasse davvero richiesta.
Finora la presale di Maxi Doge ha raccolto oltre 4,24 milioni di dollari, e sta procedendo verso un nuovo aumento di prezzo interno, mentre il team comunica in modo aggressivo promettendo giornate di alta volatilità e grafici pronti a “schizzare”.
Rischi e fascino della fase iniziale
Le stime più ottimistiche ipotizzano un prezzo tra 0,00035 e 0,00053 dollari dopo il lancio, valori che sulla carta sembrano piccoli, ma che per chi è entrato prima rappresenterebbero già un incremento percentuale davvero notevole.
Al momento il token non è ancora quotato sugli exchange, quindi chi compra partecipa a una fase in cui il prezzo non è deciso dal mercato aperto, ma dalla campagna, con tutti i pro e i contro che questo comporta.

Per molti, il fascino sta proprio in questa combinazione tra narrativa aggressiva, marketing simpatico e possibilità di alto rischio, perché la stessa volatilità che può moltiplicare un capitale, se le cose vanno male, può bruciarlo molto velocemente.
PepeNode e l’idea di utilità reale
Accanto a questo approccio più giocoso si muove PepeNode, che mantiene l’etichetta di meme coin ma punta a un tono molto più serio, senza mascotte esagerate, e cerca credibilità offrendo funzioni concrete legate al mondo delle finanze decentralizzate.
In presale il token viene proposto attorno a 0,001731 dollari e ha già superato 2,24 milioni di dollari raccolti, avvicinandosi a un hard cap di 2,4 milioni, cioè il tetto massimo stabilito prima di chiudere la vendita iniziale al pubblico.
L’idea è creare un piccolo ecosistema di “mining virtuale” in cui chi blocca i token in staking può ricevere rendimenti potenzialmente molto alti, con percentuali teoriche fino al 584%, mentre in parallelo è previsto l’utilizzo di NFT collegati al progetto.
Prospettive di crescita nel medio periodo
Per rafforzare la fiducia, il team dichiara di aver superato più audit esterni sul codice e di usare infrastruttura Web3 per i pagamenti, segnali che in questo ambiente contano parecchio quando si parla di sicurezza e gestione trasparente dei fondi.
Le previsioni che circolano tra gli appassionati parlano di un possibile prezzo vicino a 0,0025 dollari nel 2025, con uno scenario più ottimistico che entro il 2030 ipotizza un valore intorno a 0,0045 dollari se il progetto crescesse davvero.
Detto in parole semplici, chi entra oggi accetta un rischio elevato in cambio della speranza che, nel tempo, il progetto costruisca una base solida di servizi, community e utilizzi reali, perché senza questo supporto nessuna meme coin regge a lungo.
Perché le presale attirano capitale retail
Per chi mastica poco questi termini, la presale è semplicemente la fase in cui il progetto vende direttamente i propri token prima che arrivino sugli exchange pubblici, un po’ come una prevendita di biglietti prima dell’apertura ufficiale.
Molti la trovano interessante perché permette, almeno sulla carta, di entrare a un prezzo più vantaggioso rispetto alla quotazione futura, inoltre dà la sensazione di “essere dei primi”, cosa che nel mondo delle crypto pesa parecchio a livello psicologico.
In un mercato piatto, dove i grandi nomi faticano a fare nuovi massimi, offerte come PepeNode e Maxi Doge diventano racconti a cui agganciarsi, di conseguenza i capitali retail si spostano su questi lanci sperando in un colpo di fortuna.
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