Due progetti emergenti macinano raccolte in presale, numeri in crescita sui tracker e promesse di utilità tra gamification e staking; un quadro chiaro e discorsivo per capire perché molti guardano qui per le prossime opportunità.

L’attenzione si sposta con una certa naturalezza verso Pepenode e Maxi Doge, perché la community sta cercando storie fresche e strumenti semplici da capire, di conseguenza la discussione sul tema meme coin si allarga e prende ritmo anche fuori dai soliti canali.
Tra i nomi che ricorrono, spunta Pepenode con una presale vicina a 1,5 milioni di dollari, mentre l’interesse per Maxi Doge cresce grazie a un tono ironico, una narrativa palesemente pop e un’impostazione che richiama, tuttavia, i meme storici più riconoscibili.
Nei primi scambi la conversazione si concentra sulle migliori meme coin, ma senza illusioni: le crypto restano ad alto rischio; vale quindi la pena leggere numeri, tokenomics e meccanismi di ricompensa, collegando i puntini e testando la coerenza dell’impianto.
La curiosità aumenta quando entrano in scena i prezzi di fase, perché danno un riferimento concreto: Pepenode è indicata in presale a 0,0010702 dollari, mentre Maxi Doge gira su livelli simili di ingresso, con progressioni che premiano chi entra prima, di conseguenza la pressione sale.
Sul fronte dei tracker, Pepenode è stata letta a 0,06307 dollari con un +10,4% settimanale, mentre Maxi Doge ha mostrato 0,062131 dollari e un’accelerazione oltre il 30%; numeri piccoli per capitalizzazione, però utili a misurare direzione, ritmo e tenuta del sentiment nelle prime fasi.
Modelli e promesse
Pepenode si appoggia a una struttura mine-to-earn che mescola meme e piccoli gesti “da gioco”, infatti l’idea di far girare nodi virtuali, potenziarli, riscattare ricompense e bruciare parte dei token spesi in-game crea una narrativa semplice, con un filo di utilità.
Questa trama ludica bussa alla porta delle tokenomics: più attività significano più cicli interni, e se la roadmap manterrà le tappe, i sostenitori immaginano approdi su exchange, di conseguenza le previsioni più caute parlano di 0,005 dollari nel 2025, con scenari superiori a lungo termine.
Maxi Doge, invece, raddoppia la dose di cultura meme, usa grafiche satiriche, linguaggio da palestra e un piglio corale, perché la community traina il racconto; parallelamente mette sul tavolo uno staking con APY segnalati oltre il 130%, e così catalizza capitali in ottica rendimenti.
Sul lato raccolta, le cifre circolate indicano circa 2,5 milioni di dollari in presale per Maxi Doge, con prezzo a 0,000259 dollari prima del salto di fase; il parallelo con Pepenode serve a dare scala, poiché entrambe giocano su meccanismi di reward e progressi a scaglioni.
Nel frattempo, Pepenode ha già attraversato step di prezzo crescenti partendo da 0,001 dollari, passando per 0,0010242 e 0,0010491; si tratta di micro-avanzamenti che, sommati, spingono l’aspettativa e, tuttavia, chiedono disciplina, perché le fasi successive al lancio muovono volatilità.
Approfondendo meglio il contesto
La discussione intorno alle meme coin non si spegne, anzi si rinnova a ondate: Dogecoin, Shiba Inu e Floki continuano a presidiare l’immaginario, di conseguenza gli investitori ruotano su progetti nuovi quando vedono branding riconoscibile, utility basilare e una community già attiva.
Qui entrano in gioco i creators e la spinta organica delle piattaforme; thread, meme virali e micro-narrazioni fanno massa, mentre i contatori della presale danno l’idea del traguardo prossimo, infatti il “countdown” di Pepenode è diventato un tema ricorrente anche nei gruppi Telegram.

Le previsioni, inevitabilmente, si moltiplicano: Pepenode viene vista a 0,005 dollari nel 2025 con ipotesi di 0,0115 dollari al 2030, mentre Maxi Doge circola in scenari di partenza a 0,0003 dollari e possibili approdi a 0,0012 nel 2025; numeri speculativi, ma utili a orientarsi.
Il tassello che accende la curiosità su Maxi Doge è lo staking generoso, perché APY comunicati fino al 137% attirano chi cerca moltiplicatori, sebbene vadano contestualizzati con la sostenibilità dell’emissione, le finestre di lock e le dinamiche di liquidità sulle prime liste.
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