Boom dei metalli: Sostituiranno il petrolio? Ecco la verità

Nino Gallo

Economista e forte sostenitore del criterio metodologico


Non ci sono più i giorni in cui società come BHP Billiton, Rio Tinto e Glencore Plc possono effettuare ingenti investimenti nel settore del petrolio e del gas. 

Infatti, con gli obiettivi da raggiungere in termini di contrasto ai cambiamenti climatici, le società coinvolte nel settore dell’estrazione dei metalli sono costrette a investire diversamente per ridurre le loro emissioni.

Anche perché attualmente attivisti e investitori istituzionali puntano vendere interi portafogli di combustibili fossili e titoli legati a questi asset. Vediamo cosa è successo negli ultimi tempi alle più grandi società del settore delle risorse minerarie e quali sfide dovranno affrontare nel 2022.

Dal petrolio ai metalli

Una delle più grandi aziende minerarie del mondo, la BHP, ha preso subito le distanze da petrolio e gas e, nell’agosto del 2021, ha annunciato l’obiettivo di trasferire le sue risorse e le sue attività petrolifere e di gas attraverso una joint venture con Woodside, una società australiana che sta uscendo dal settore del combustibili. 

Ma non è solo questa la novità. Infatti, BHP ha deciso di dismettere le sue attività nel carbone e vendere la sua quota nella miniera di Cerrejon in Colombia.

Perché sta avvenendo tutto questo? Le compagnie minerarie hanno un buon motivo per abbandonare il business del petrolio e focalizzare la propria attenzione verso la parte core, i metalli. Infatti, sembrerebbe che questi ultimi potrebbero essere destinati a diventare il “nuovo petrolio” nei prossimi anni.

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I metalli sono il nuovo petrolio?

Cobalto

La transizione energetica non è più il futuro ma è il presente. Si stima che per realizzare questo processo serviranno almeno 173 trilioni di dollari in investimenti infrastrutturali nei prossimi 30 anni. Con questo denaro, bisognerà raggiungere l’obiettivo di produrre l’85% di energia mondiale attraverso le fonti rinnovabili entro il 2050

È importante sapere che le tecnologie energetiche “pulite”, quelle che produrranno energia rinnovabile, richiedono molto di più l’utilizzo dei metalli rispetto a quelle basate su combustibili fossili. 

Infatti, secondo quanto espresso in un’analisi dell’Eurasia Review, i prezzi di alcuni metalli come rame, nichel, cobalto e litio potrebbero raggiungere dei picchi mai visti. Inoltre, il valore totale della produzione sarà almeno il quadruplo negli anni che andranno tra il 2021 e il 2040

Questo si trasformerà in una corsa ai metalli delle incredibili opportunità di profitto per chi fa commodities trading per investire in modo profittevole sul prezzo di queste materie prime, oltre che sulle aziende coinvolte nella loro estrazione e trasformazione.

Un altro cambiamento che avverrà nei prossimi anni è il seguente. La richiesta di petrolio diminuirà in seguito alla produzione di veicoli elettrici a celle a combustibile. Questa situazione dovrebbe impattare sul settore del petrolio riducendo l’esigenza di 21 milioni di barili al giorno

Il mondo ha l’obiettivo di raggiungere le emissioni zero. Pertanto, con il boom della domanda di metalli, la loro produzione potrebbe aumentare fino a 13 trilioni di dollari nei prossimi 20 anni per i soli 4 metalli di cui abbiamo parlato. 

In poco tempo, quindi, si potrebbe rivaleggiare con la produzione di petrolio. Ciò consentirebbe a questi metalli di diventare davvero rilevanti in termini di commercio e produzione, al punto da garantire dei vantaggi mai visti alle aziende, e alle Nazioni, coinvolte nel settore della produzione di materie prime.


Nino Gallo

Economista e forte sostenitore del criterio metodologico

Orgoglioso seguace della dottrina di Federico Caffè e dell'Economia Umanistica di Valerio Malvezzi. È un forte sostenitore del Centro Studi Monetari, per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico.

Orgoglioso seguace della dottrina di Federico Caffè e dell'Economia Umanistica di Valerio Malvezzi. È un forte sostenitore del Centro Studi Monetari, per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico.


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