Il 20 febbraio 2026 concentra due eventi ad alto impatto per Bitcoin. Sul fronte della rete, la difficoltà di mining è salita del 15% a 144,4 T — il più grande aumento in termini assoluti di sempre e il più alto in percentuale dal 2021 — dopo che l’hashrate ha completato una spettacolare ripresa a V dai minimi causati dalla tempesta artica di gennaio. Sul fronte macro, nello stesso giorno il mercato riceve GDP USA Q4, PCE core (l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed) e i PMI flash di febbraio: tre dati che possono riorientare le aspettative sui tassi e, di conseguenza, il prezzo di BTC. È la combinazione “rete + macro” che i trader attendevano per impostare il trend di breve.
Difficoltà +15%: la ripresa a V dell’hashrate

Per capire la portata dell’aggiustamento odierno occorre riavvolgere il nastro di un mese. A fine gennaio, la tempesta artica Winter Storm Fern ha investito gli Stati Uniti costringendo centinaia di migliaia di macchine da mining a spegnersi per alleggerire la rete elettrica. L’hashrate è crollato dal picco storico di 1,1 ZH/s (zettahash al secondo) fino a un minimo di 826 EH/s, un calo di circa il 30%. Il 7 febbraio, la difficoltà è scesa dell’11,16% a 125,86 T, il più grande aggiustamento al ribasso dal ban cinese del mining nel 2021. Chi investe in Bitcoin ha visto il prezzo toccare un minimo di $60.000 nella stessa finestra, spinto dalla combinazione di hashrate in caduta e selloff di mercato.
Nelle due settimane successive, però, i miner hanno riacceso le macchine. L’hashrate è rimbalzato del 20% circa, risalendo sopra 1 ZH/s, e i tempi medi dei blocchi sono scesi sotto i 9 minuti (target: 10 minuti). Il protocollo ha risposto automaticamente: la difficoltà è salita del 15% a 144,4 T, cancellando completamente il precedente aggiustamento al ribasso. Come ha commentato Mononaut, sviluppatore di Mempool, si tratta del più grande aumento in valore assoluto nella storia di Bitcoin (fonte CoinDesk).
Timeline hashrate e difficoltà — gennaio-febbraio 2026
| Evento | Hashrate | Difficoltà | Prezzo BTC |
| Ott 2025 (ATH) | 1,1 ZH/s | ~148,2 T | ~$126.500 |
| 25–26 gen (Storm Fern) | 663 EH/s | 141,67 T | ~$80.000 |
| 7 feb (adj. −11,16%) | ~826 EH/s | 125,86 T | ~$60.000 |
| 20 feb (adj. +15%) | ~1 ZH/s | 144,4 T | ~$67.000 |
Il segnale della ripresa a V è ambivalente. Da un lato, dimostra la resilienza antifragile del protocollo Bitcoin: il meccanismo di aggiustamento automatico della difficoltà funziona esattamente come previsto, riequilibrando la rete in due settimane. Dall’altro, l’aumento della difficoltà comprime ulteriormente i margini dei miner: l’hashprice (ricavo giornaliero per unità di hashrate) è ai minimi pluriennali a $23,9/PH/s, ben sotto la soglia di $40 che separa le operazioni profittevoli da quelle in perdita. Se il prezzo non recupera, il rischio di vendite forzate da parte dei miner resta elevato (fonte BeInCrypto via Yahoo Finance IT).
Il lato macro: GDP, PCE e PMI nello stesso giorno
Il secondo catalizzatore del 20 febbraio è la pubblicazione simultanea di tre dati macroeconomici chiave USA, tutti attesi alle 14:30 ora italiana (8:30 AM ET):
GDP USA Q4 2025 (advance estimate): atteso intorno al 2,8%, in netto rallentamento dal 4,4% del Q3. Un dato più debole del previsto rafforzerebbe l’ipotesi di un’economia in frenata, alimentando le speranze di tagli ai tassi da parte della Fed — scenario favorevole per gli asset rischiosi come Bitcoin. Un dato sorprendentemente forte, al contrario, consoliderebbe la narrativa “higher for longer”.
PCE core YoY (dicembre): atteso intorno al 3,0%, con variazione mensile dello 0,3%. Il PCE è l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed. Una lettura sotto il 3% sarebbe il segnale più chiaro che l’inflazione sta convergendo verso il target, aprendo la porta a un taglio già nel primo semestre. Una lettura sopra il 3% rafforzerebbe il dollaro e peserebbe su BTC.
PMI flash di febbraio (manifatturiero e servizi): questi indici anticipano la direzione dell’attività economica. Un PMI manifatturiero sotto 50 (contrazione) combinato con servizi in rallentamento potrebbe completare il quadro di una Fed che si avvicina al primo taglio (fonte Binance Square).
La combinazione rete + macro: scenari per BTC
La convergenza di aggiustamento di difficoltà e dati macro crea due scenari di base per il prezzo di Bitcoin nelle prossime settimane.
Scenario favorevole (macro fredda + rete stabilizzata): GDP sotto il 2,5%, PCE sotto il 3%, PMI in contrazione. La Fed segnala apertura a un taglio nel Q2 2026, il dollaro si indebolisce e il capitale torna sugli asset rischiosi. La stabilizzazione della rete (hashrate sopra 1 ZH/s, difficoltà riallineata) rimuove il rischio di vendite forzate dei miner. BTC potrebbe testare la resistenza a $70.000 e puntare verso $73.000 (EMA 20 giornaliera, come analizzato nel nostro articolo sul prezzo di questa settimana).
Scenario avverso (macro calda + margini in compressione): GDP sopra il 3%, PCE sopra il 3,2%, servizi in espansione. La Fed conferma la postura restrittiva, il dollaro si rafforza e i flussi ETF restano negativi (negli ultimi 10 giorni $641,9 milioni di deflussi). Con i margini dei miner già sotto pressione (costo medio di produzione stimato a $87.000 contro prezzo spot di $67.000), il rischio è una nuova ondata di vendite che potrebbe riportare BTC verso il supporto a $60.000 testato a inizio mese.
📉 Cosa guardano oggi i trader italiani
Supporto critico: $60.000. Testato a inizio febbraio durante il minimo dell’hashrate. Una rottura al ribasso aprirebbe spazio verso $55.000–56.000 (zona di accumulo del Q3 2025). Finché tiene, il mercato interpreta il livello come pavimento del ciclo post-halving.
Resistenza: $70.000–73.000. BTC scambia attorno a $67.000–68.000. La prima resistenza significativa è a $70.000 (numero tondo + livello psicologico), seguita dall’EMA 20 giornaliera a $73.300. Un recupero sopra $73.000 con volumi cambierebbe la struttura tecnica da ribassista a neutra.
Hashprice e rischio miner. L’hashprice a $23,9/PH/s è ai minimi pluriennali. Il costo medio stimato per produrre un Bitcoin è circa $87.000, contro un prezzo spot di $67.000: i miner operano in perdita. Se il prezzo resta sotto $70.000 a lungo, le aziende con bilanci più deboli saranno costrette a vendere BTC dalle riserve, aggiungendo pressione ribassista. Al contrario, diversi operatori stanno diversificando verso l’AI e l’HPC (CleanSpark, TeraWulf, Bitfarms), riducendo la dipendenza dal solo mining.
Dati macro alle 14:30 ora italiana. GDP, PCE e PMI escono simultaneamente. Il mercato crypto reagisce in tempo reale ai dati macro USA dal 2024: un’inflazione più bassa del previsto può generare un rally di sollievo nel giro di minuti. Tenere d’occhio il DXY (indice del dollaro) come indicatore lead.