Quando si accende un mutuo è molto importante prendere in considerazione anche una variabile molto spesso dimenticata, lo spread.

Lo spread rappresenta il costo reale del finanziamento stipulato, quella percentuale che, aggiunta al costo del denaro, forma il cosiddetto tasso nominale. In pratica è il ricarico che una banca aggiunge al tasso con il quale presta soldi all’utente. Di conseguenza, più elevato è il tasso d’interesse, maggiore è lo spread, più alta è la percentuale d’interessi che si dovrà pagare.

La parola inglese “spread”, tradotta dall’inglese, significa margine, scarto, ma sarà molto raro trovarla in italiano. Comunque, l’importante è comprendere il concetto che ad essa è legato. Vediamo, in modo molto semplificato, cosa succede quando chiediamo un finanziamento ad un istituto di credito.

La banca compra del denaro (che può essere visto esattamente come un prodotto qualsiasi), e lo fa pagando un tasso d’interscambio bancario (il prezzo del bene acquistato, il denaro). A questo punto, rivende la somma al cliente che ne ha fatto richiesta, caricandola di un margine che rappresenta il suo guadagno, lo spread, appunto.

Il denaro, infatti, ha anch’esso un costo che viene attribuito dalla quotazione Euribor, o anche Euris oppure BCE, almeno in Europa. L’Euribor si rileva quotidianamente e rappresenta il prezzo al quale un istituto di credito può acquistare, oppure vendere, della valuta.

Con lo spread, la banca si garantisce la copertura delle spese di gestione della pratica, i rischi connessi all’operazione di finanziamento e il proprio ricavo. Di solito, per l’acquisto di una prima casa, lo spread applicato non sarà inferiore all’1.10%, sebbene si assista ad una crescita, a volte ingiustificata, di tale spesa, che si accompagna anche ad altre accessorie che dovrebbero già essere comprese in essa.

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