Cinque anni fa si verificò un evento che avrebbe cambiato il mondo per sempre. Con il crollo di Lehman Brothers negli Stati Uniti, cominciò la più grave crisi del capitalismo occidentale dal 1930. Ma forse la cosa più notevole circa la Grande Recessione che ha seguito è quanto poco sia cambiato da allora, il consenso politico, economico e finanziario rimangono in gran parte come prima.

Chi era al potere, quando la nave andò giù è praticamente stato estromesso, ma non vi è stata alcuna crescita per la sinistra politica dopo questo apparente fallimento del sistema di libero mercato. Al contrario, la destra sembra più di una volta essere in ascesa quasi ovunque, come suggerisce l’esito delle recenti elezioni in Australia e Norvegia.

Nessuno nega il disagio e la dislocazione dell’implosione che quel tipo di economia ha causato, ma le popolazioni sono rimaste sorprendentemente quiescenti, anche in paesi come la Spagna, dove la disoccupazione è salita, raggiungendo livelli che in altri tempi avrebbero sicuramente causato una rivoluzione.

In finanza, è sorprendente quanto poco sia davvero cambiato. La crisi bancaria ha portato ad un’intensa ricerca interiore, dibattiti, recriminazioni e montane di nuove regole e regolamenti, ma la proposizione di base è rimasta sostanzialmente intatta. In Confronto a ciò che è stato fatto per la riforma radicale che ha avuto luogo nel 1930 oggi tutto sembra piuttosto marginale.

La Gran Bretagna si ritrova sola al mondo nel tentativo di introdurre una annacquata Glass-Steagall Act. In tutti gli altri stati, il vecchio, modello universale è rimasto intatto e incontrastato. Per tutte le iniziative politiche, il “troppo grandi per fallire” è una questione che non è stata affrontata in modo adeguato; e anche quando ci sveglieremo con un Armageddon economico e finanziario, il risultato sarà ancora il stesso – il contribuente dovrà salvare le sorti delle grandi banche. Siamo ancora troppo distanti da un mondo in cui le banche possono essere autorizzate a fallire in modo sicuro.

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Da un lato, questa mancanza di cambiamento pare sia stata accolta con indifferenza. E’ difficile immaginare una crisi economica peggiore di quella che abbiamo appena avuto, ma il sistema non è crollato, e nessuna alternativa plausibile si è comunque presentata. Le democrazie occidentali sono state testate de questa tempesta economica e nel bene o nel male hanno sopravvissuto a tutto ciò.

Eppure, su un altro piano, questa mancanza di variazione è leggermente deprimente. Per citare Winston Churchill – riguardo l’occasione di cambiamento dinanzi ad una crisi – “è bene non lasciare mai che una buona crisi vada sprecata“.

Dopo aver visto i danni che il crollo di una relativamente piccola banca d’affari come Lehman Brothers fu capace di creare, i governi hanno reagito nell’unico modo possibile. Salvare le banche.

E’ difficile dire che questo sia stato un approccio sbagliato, perché senza di essa ci sarebbe stata senz’altro una depressione molto più grave. Eppure, questi interventi sono, alla fine, niente più che un antidolorifico, ma non affrontano in maniera diretta i problemi che hanno causato il crollo dell’economia e del sistema finanziario. Per di più, mitigando la crisi tolgono l’incentivo alle riforme, l’effetto è sempre quello di alleviare i sintomi della malattia, senza affrontarne le cause sottostanti.

Cinque anni dopo Lehman, le economie occidentali stanno finalmente cominciando a recuperare, ma la forma più equilibrata e sostenibile di crescita di cui avrebbe bisogno l’economia mondiale è più lontana che mai.

Le economie occidentali sono sopravvissute a questa crisi del capitalismo del 21° secolo, ma hanno perso l’opportunità di porre le basi per un futuro sostenibile. Nessuno può dire quando la prossima crisi ci toccherà di nuovo, ma è praticamente certo che non è stato fatto nulla per scongiurare un altro futuro, e probabile, disastro finanziario.

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