Sentenze esemplari. Cinque anni al trader della SocGen che causò perdite per 4,9 miliardi. Con lo stipendio attuale dovrà lavorare 17mila anni per risarcire il danno.

Jérome Kerviel, ex trader di Société Générale, é stato condannato a cinque anni di prigione e una multa di 375mila euro per aver causato, nel 2008, una perdita di 4,9 miliardi di euro alla banca francese: la richiesta di risarcimento avanzata dalla banca, di fatto inclusa nella sentenza, è da ritenersi puramente simbolica visto che con il suo stipendio da consulente informatico di 2300 euro al mese, il buon Kerviel ci metterebbe non poco a ripagare il danno, esattamente 17mila anni. L’ex enfant prodige della finanza transalpina é stato riconosciuto colpevole di abuso di informazioni privilegiate, falsificazione, contraffazione e introduzione di dati fraudolenti in un sistema informatico. Un po’ come Jordan Belfort, il “lupo di Wall Street”, trader newyorchese diventato miliardario a 26 anni grazie alla strategia del “pump and dump” (gonfiare il valore delle azioni grazie a rumors e insiders per poi scaricarle a tempo debito) e finito in galera dieci anni dopo, il buon Jérome ha preso un po’ troppo alla lettera il concetto di silenzio-assenso da parte dei suoi superiori rispetto alle operazioni che stava ponendo in essere, animato da fame di carriera e denaro. Ma chi è davvero Jérome Kerviel, simbolo di questa crisi e Gordon Gekko del nuovo millennio? Nato nel 1977 in uno sconosciuto villaggio della Bretagna, figlio di un insegnante di un istituto tecnico e di una parrucchiera, Kerviel è il prototipo del “signor nessuno” che vuole a tutti i costi sfondare nel mondo dell’alta finanza: macinava miliardi ma aveva il profilo basso tipico delle decine e decine di traders che ogni mattina entravano nel palazzo di Societe Generale a Parigi sperando nel colpaccio, ovvero bonus milionari legati a profitti creati per l’azienda. Insomma, proprio come il protagonista di “Wall Street” di Oliver Stone, Jérome è caduto per il vizio dell’avidità? Difficile sostenerlo senza timore di smentita, visto che l’unica certezza è quella in base alla quale, stante la sentenza di ieri, Kerviel ha battuto il record negativo del trader inglese, Nick Leeson, che con il suo buco da 827 milioni di sterline mandò a gambe all’aria la banca Barings. Una cosa è certa, Jérome Kerviel non operava su sofisticati strumenti finanziari derivati ma su opzioni futures sugli indici azionari nella loro forma più semplice, i cosiddetti “plain vanilla”. Per molti osservatori appare quindi difficile credere che i suoi superiori non sapessero, soprattutto perché pare che il trader avesse aperto posizioni sui futures sugli indici durante tutto il 2007 e per l’ampiezza di quelle posizioni da mascherare. Quindi? Qualcuno azzarda che la banca abbia esagerato l’ampiezza della malversazione per nascondere altre operazioni di mercato andate male. Ovviamente, i vertici di Société Générale hanno continuato a negare e hanno chiesto come risarcimento, a titolo simbolico, quei 4,9 miliardi. Lui, Jérome, idolo di Facebook su cui sono sorti decine di gruppi di sostegno, ha sempre negato tutto, a parte l’essersi fatto prendere la mano e l’introduzione fraudolenta di dati nel sistema di SocGen, di fatto necessaria a coprire le esposizioni. Durante le tre settimane di udienze tenutesi a luglio, Kerviel è apparso, a detta dei giornalisti francesi, in parecchi frangenti una sorta di Forrest Gump della finanza mentre i dirigenti di SocGen hanno sudato sette camicie per cercare di dimostrate la propria totale ignoranza riguardo le operazioni del trader infedele: alla fine, la giuria ha deciso per la condanna al carcere e il risarcimento di 375mila, includendo nel dispositivo della sentenza la richiesta di risarcimento record richiesto dalla banca pur sapendo che questo non avverrà mai. Insomma, caso chiuso.

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fonte (ilriformista.it)

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