Sembrerebbe che, se si può registrare il calo di qualche prezzo nella vita di tutti i giorni, si può prendere atto di un ribasso dei tassi d’interesse applicati dalle banche. Chi si trova ad esultare perché crede di poter accendere un mutuo più facilmente e con dei costi più contenuti, aspetti prima di farlo. E già, perché come hanno studiato e poi puntualmente denunciato molte associazioni dei consumatori, ben poco conta che scendano i tassi d’interesse, soprattutto i variabili, se a ciò fa seguito un aumento dello spread.

Ma andiamo con ordine. Se il mercato è in crisi, la logica vorrebbe che anche le banche cercassero di non caricare i contribuenti ma provassero a fare la loro parte per rimettere in moto l’economia. Invece, sembrerebbe che questo sia molto lontano da ciò che accade nella realtà. Nella vita reale, se i tassi d’interesse scendono, ad opera della Banca centrale europea, o comunque in quadro di riferimento comunitario, molti istituti di credito in Italia, aggirano l’ostacolo e fanno schizzare lo spread, la percentuale che comunque, sommata al tasso d’interesse, determina l’importo della rata da corrispondere.

Il tutto, sembrerebbe, in barba alla raccomandazioni e alle leggi anticrisi, mettendo come sempre al primo posto, esclusivamente il profitto aziendale. Dal punto di vista delle banche, tuttavia, lo spread è proprio dovuto all’aumento d’insolvenza da parte dei clienti: per i soggetti finanziatori si tratterebbe, dunque, né più né meno che di un’assicurazione sul capitale. Sarebbe opportuna, tuttavia, una maggiore chiarezza in un settore che tocca così da vicino la vita di un numero molto elevato di cittadini.

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